"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Confini

“Il Delta non ha confini visibili ma da qualsiasi parte arrivi, Veneto o Emilia Romagna, intuisci che da un punto in avanti paesaggi, parole, umori, atteggiamenti, sguardi non sono più gli stessi. Il Delta è fatto d’acqua e di terre sottratte all’acqua, vive d’acqua e teme l’acqua dei suoi stessi fiumi. Se una mappa geografica ha senso per qualsiasi luogo, qui rimane un’indicazione approssimativa perché il Delta oggi è già diverso rispetto a ieri e domani non sarà più lo stesso. Il fiume porta, il mare divora, il vento e le maree modellano e la linea della costa si trasforma in continuazione. Nebbia, foschia, zanzare, umidità, caligine, il Delta cerca di respingerti in tutti i modi ma il suo linguaggio è incomprensibile e ha effetto contrario.

Nei centri urbani e nelle campagne abita la solitudine, quella di sempre e quella di oggi, fatta di villette dai colori vivaci e antenne paraboliche, dove furgoncini di surgelati e campanili servono davvero. Parole poche e pensieri infiniti.”

K.Schinezos in “Foce. Taccuini dal Delta del Po”

L’arrivo a Viterbo raccontato da Guido Piovene

“Ricordo un giorno di maggio che giunsi a Viterbo per il Cimino ed il lago di Vico.

Case isolate nelle prospettive spaziose, simili a fortilizi, con un alto muro di cinta intorno al giardino adiacente; torri-vedetta che spuntavano tra i castagni; le rocce pittoresche traforate di specchi, tondeggianti e poco profondi; borghi scuri di tufo, ville di principi, fontane monumentali, greggi di pecore, pastori; e intorno il rosso paonazzo dell’erba medica, il rosso vivo dei papaveri, il turchino dei fiordalisi, il violetto dei cardi sugli steli argentati, il giallo risplendente delle ginestre. Il giallo oro, il purpureo, il paonazzo, il violetto; anche la natura vestita dei colori più ricchi, i colori cardinalizi, di vetrata o di paramento.”

Guido Piovene in “Viaggio in Italia”

Valà valà valà

“Enrico, detto Rico, è il fratello maggiore del mio babbo. A differenza di lui, non è alto di statura, è tarchiato, ha le spalle larghe e ben piazzate e la sua testa ha una forma squadrata che sembra voler spaccare il mondo. (…) Ha sopracciglia nere come la pece, folte come foreste e il vocione.

Parla sempre di un poeta, tale Dino Campana, che è nato a Marradi e di cui lui e il mio babbo sono molto appassionati. Parlano di Dino come se fosse uno di casa, ma a un certo punto io capisco che è vissuto molti anni prima, che lo chiamavano E’ mat (il matto), che è morto dopo aver scritto cose molto belle, in versi, e che non è stato molto felice nella sua vita.

Lo zio Rico è uno dei miei zii preferiti, quando viene a trovarci e parla sembra sempre sul punto di arrabbiarsi, diventa rosso, e invece all’improvviso scoppia a ridere e dice valà valà valà. Sempre tre volte, mai una di più, mai una di meno.”

Ilaria Tagliaferri in “Quando arriva la musica”

Stringe le labbra e mugola

“Gli uomini della mia famiglia paterna sono pelati, le donne, invece, sono capellone.

Mi accorgo, via via che cresco, che mio babbo guarda attento la gente passare per strada, si sofferma sui dettagli con gli occhi a fessura, fa piccole imitazioni estemporanee, se qualcuno o qualcosa lo colpisce.

Se vede un uomo capellone, stringe le labbra e mugola, un po’ come fa con il gelato, con gli occhi socchiusi. Credo voglia dire: come lo invidio, come li vorrei anche io, i capelli. Che belli.”

Ilaria Tagliaferri in “Quando arriva la musica”

Salutarsi con la meraviglia

“Quella meraviglia li, che lui [mio padre] provava …, credo sia la cosa più grande che mi ha lasciato, una cosa che in lui è sempre esistita, e che ho avuto anche io, fin da piccola, perché la rivedevo nei suoi gesti, la sentivo nei suoi racconti: una meraviglia delle cose, un vederle come se fossero sempre nuove e, allo stesso tempo, vecchissime e familiari; una cosa che ancora oggi salta fuori e mi arriva addosso anche in momenti in cui non me l’aspetto.”

Ilaria Tagliaferri in “Quando arriva la musica”

Ricordi

Riordinando nei cassetti dei ricordi ecco emergere le certificazioni dei miei primi corsi “base” effettuati da neofita.

Li chiamo “Base” perché per me sono stati fondamentali nel mio percorso fotografico e senza di loro difficilmente sarei potuto crescere fotograficamente.

Dai primi rudimenti tecnici mi hanno infatti portato ad ottenere molte belle soddisfazioni con alcuni dei miei progetti (alcuni già ultimati e presentati – tra gli altri Gardumo 77.78|17.18 e www.ss47.it realizzato proprio con il mio insegnate Luca Chistè – altri ancora da confezionare in via definitiva – è il caso di Me.and~scape – altri in via di definizione – è il caso di un prossimo lavoro che effettueremo in “grande formato” con il banco ottico -).

Grazie a tutti coloro che mi hanno aiutato in questo percorso e in particolare al mio primo insegnante Luca Chistè e ai soci del mio circolo fotografico “Il Fotogramma Associazione Fotografica” che con i loro consigli e i loro stimoli hanno via via reso sempre più completa la mia fotografia.

Spero di avere, nel corso di questi 10 anni, restituito qualcosa di tutto quello che ho imparato sia a loro sia a chi ha avuto l’occasione di vedere i miei lavori.

L’augurio che mi faccio per il 2026 è di non fermarmi qui.