"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Così erano arrivati i lupi

Così erano arrivati i lupi. Si erano moltiplicati grazie all’errore di sottovalutarli, crederli bestie feroci ma primitive, confonderli con i pastori tedeschi, animali domabili, sfruttabili a propria convenienza. Non si sarebbero avvicinati alle case se il paese non fosse stato così affamato. Adesso non erano più soltanto i piccoli borghesi, gli invalidi, i lumpen e il sottobosco criminale a farsi irretire dalle camicie brune. A ogni fabbrica, magazzino, cantiere, altoforno che chiudeva o riduceva produzione e organico, la massa del proletariato si sfaldava. La fame era una cattiva consigliera, e la disperazione anche peggiore. La fame e la disperazione lavoravano per i fascisti e i loro sostenitori neanche più tanto occulti. Le signore dell’alta società già gareggiavano su chi riusciva a rimpinzare Hitler, alla faccia degli operai mandati sul lastrico dai loro consorti.”

Helena Janeczek in “La ragazza con la Leica”

Un mondo sempre più ipocritamente religioso

“… un mondo sempre più ipocritamente religioso nel quale si invocano ogni giorno gli dei per giustificare guerre sante ed egemonie economico-militari.”

Manuel Vasquez Montalban parlando di “Millennio” in un’intervista a El País

Imparare le “Basi” per poi costruire le altezze

”per il signor Palomar impararsi un po’ di nomenclatura resta sempre la prima misura da prendere se vuole fermare un momento le cose che scorrono davanti ai suoi occhi.”

Italo Calvino in “Palomar”

Intervista raccolta il 30 giugno 1970

“Siamo in una società in cui c’è chi non riesce a mangiare e c’è chi ha troppi soldi e non sa come spenderli.
Ai giovani che non si interessano di politica io dico: «Durante il fascismo noi non potevamo dire solamente “povera Italia”. Volete provare il fascismo? E provatelo. Vi piace la guerra? E provatela».”

Giacomo Martinengo in “Il mondo dei vinti” di Nuto Revelli (intervista raccolta il 30 giugno 1970)

Una volta era tutto un discorso

“Francesco guida il trattore, io gli vado dietro sulla macchina operatrice, lui ha il suo orologio e io il mio, regoliamo con l’orologio il lavoro, senza parlarci, intanto lui non mi sentirebbe a parlare tanto è rumoroso il motore.
Non parliamo piú tra noi, a volte passiamo una settimana senza parlarci.

Una volta andando sui campi con le bestie e il carro si andava in compagnia, una volta era tutto un discorso. Adesso la macchina ci isola, ci ha fatto diventare piú chiusi di prima, siamo schiavi della macchina. La macchina ci tira, ci fa marciare. Corro a casa a guardare le bestie, poi devo fare il pranzo di corsa, poi di corsa devo portare il mangiare sui campi.

Diventiamo sempre più frusti, più nervosi.”

Annetta Balsamo in “Il mondo dei vinti”

Adeguare il passo a quello dei propri interlocutori

”Non avevo né schemi fissi né tesi obbligate da difendere. Non sono lo storico che si avvicina al passato con freddezza, con distacco. Dentro di me si affollavano i ricordi, vivi e brucianti come se la guerra partigiana si fosse momentaneamente interrotta ieri.

Non avevo fretta: non ho mai creduto nelle ricerche del tipo «a domanda risponde», non lavoro a cottimo. Il contadino procede con il passo lento, il contadino non ostenta mai le corsette rapide del bersagliere: le risposte valide del contadino occorre sempre cercarle negli episodi che racconta, nei lunghi giri di parole. Adeguare il mio passo al passo dei miei interlocutori era la prima regola che mi ero imposto.”

Nuto Revelli in “Il mondo dei vinti”