”Tra il privato-privato della casa e il pubblico-pubblico della città, ci sono gli spazi terzi (o terzi luoghi), come li definisce Ray Oldenburg, nel suo libro ormai classico, The Great Good Place’: ambienti informali di incontro e socialità che si collocano tra la casa, intesa come primo luogo, e il lavoro o la scuola, considerato il secondo. (…)
In questi luoghi le gerarchie sociali tendono a sfumare: conta la persona piú che il ruolo professionale o il titolo, l’età o il genere. La conversazione, attività principe dei terzi luoghi, diventa un’occasione per tessere relazioni, creare capitale sociale e generare un contesto in cui l’associazione pubblica viene incoraggiata. In questo senso, gli spazi terzi agiscono come un collante sociale, essenziale non solo per la salute psicologica individuale ma anche per la coesione delle comunità.
Per decenni terzi spazi sono stati i circoli Arci, le sedi Acli, le sezioni di partito, ma anche gli infiniti Leoncavallo d’Italia, «irripetibili laboratori di linguaggi, politiche e immaginari radicali», secondo la definizione di Valerio Mattioli”. Luoghi in cui si discuteva di tutto, si imparava a parlare e ad ascoltare, ci si divertiva insieme, si elaboravano linguaggi artistici e culturali, in cui l’appartenenza prendeva forma nello stare insieme. La politica non era solo un’idea astratta, ma una pratica quotidiana che passava attraverso spazi dedicati.
Oggi quel mondo non c’è piú. (…)È avvenuto un passaggio epocale, dalla politica radicata nei territori alla politica smaterializzata del digitale. Il dibattito si è spostato online, nei social network, dove la velocità sostituisce la profondità e la visibilità la relazione. Si raggiungono piú persone, ma si perde la densità del legame, la lentezza necessaria a formare coscienza critica, la possibilità di costruire fiducia.
Ma la democrazia senza luogo è piú fragile.
Non si tratta solo della crisi dei partiti tradizionali, spariscono laboratori di socialità politica diffusa, luoghi di educazione civica, contesti in cui le differenze si incontravano attorno a un tavolo, a una partita a carte, a un comizio improvvisato.”Elena Granata in “La città è di tutti”





