"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Le rughe di una città

“A Tirana le strade si chiamano Rruga, e a me piace pensare che siano come le rughe sul volto della città: i segni tangibili della storia, le tracce dei suoi mutamenti, i sintomi della saggezza prodotti dall’esperienza. Come le rughe di una persona, anche quelle di Tirana sono prodotte, alcune, dal tempo piacevole e, altre, dal corrucciarsi delle tragedie, alcune sono segnali di acquisita felicità e altre ancora sono sintomi di malesseri che hanno colpito la città. Lungo le strade di Tirana leggiamo i suoi passati ottomani e socialisti, ma anche il suo presente di libertà e speranza. Percorro rughe policrome perché l’arte le attraversa non come innesto cosmetico ma come antidoto estetico alla tossicità della dit-tatura. Alcune strade sembrano ripiegare i tessuti come le rughe di un volto anziano flagellato dal duro lavoro, altre si accartocciano per concludersi in spazi domesti-ci, altre ancora mi svelano la verità di una transizione non del tutto compiuta. Mi piace indagare con lo sguardo le rughe della città perché mi spiegano il suo passato e mi rivelano il suo futuro, come le linee di una mano per un chiromante.”

Maurizio Carta in “Romanzo urbanistico”

“Se demolire un piccolo fabbricato industriale in una zona un tempo mista consente di costruire qualsiasi edificio, senza ricucire il nuovo intervento al contesto, senza mix funzionale, senza regole su altezze o impatti ambientali, senza considerare il carico urbanistico, le ricadute sulla città possono essere pesanti. Non c’è consumo di suolo, ma c’è un grande consumo di aria, verde, servizi, spazi liberi, natura. Rigenerare davvero un’area dismessa – una vecchia caserma o un ospedale abbandonato – non significa solo sostituire edifici produttivi con nuove abitazioni, ma conservare un mix funzionale, garantire commercio e attività economiche, spazi aperti e natura.

Elena Granata in “La città è di tutti”

Una riflessione matura sulla casa

“Una riflessione matura sulla casa, oggi, dovrebbe ripartire da almeno tre condizioni: riconoscere la casa come un diritto e promuovere azioni concrete a sostegno del buon abitare.

(…)

Restituiamo alla casa la sua dimensione pubblica e civile. È necessario rafforzare il ruolo del soggetto pubblico come promotore edilizio, quando serve, e come arbitro e regolatore del mercato. Per farlo, occorre ricostruire dal basso un nuovo protagonismo pubblico, fondato su alleanze, sinergie, sperimentazioni.

Esistono già esperienze virtuose sul tema degli affitti brevi e della produzione di edilizia pubblica che indicano la strada, a Barcellona, come a Vienna o a Bruxelles.”

Elena Granata in “La casa è di tutti”

Obiezione di coscienza

“Gli architetti dovrebbero fare obiezione di coscienza di fronte a questi interventi che banalizzano e impoveriscono il patrimonio edilizio storico. Ribellarsi con un po’ di ironia alla «airbnbizzazione» delle nostre esistenze. Stiamo svendendo case e città, che hanno resistito per secoli, per un piatto di lenticchie.”

Elena Granata in “La città è di tutti”

Conosciuti-sconosciuti & biblioteche

“Quanti di noi conoscono benissimo le facce delle persone che incontrano in treno, se fanno vita da pendolari: persone che non salutiamo ma che rendono confortevole viaggiare. Nelle aree pubbliche, durante le passeggiate mattutine con il cane, in palestra, al bar che frequentiamo regolarmente ci fanno compagnia i conosciuti-sconosciuti.

In città grandi e anonime o con un alto ricambio di persone, questo fenomeno aiuta a mitigare l’isolamento percepito, sapere che ci sono volti che vedo spesso può rassicurare anche se non c’è dialogo.

La maggior parte delle persone è in grado di riconoscere alcuni conosciuti-sconosciuti nella propria routine urbana. Il fenomeno non è semplicemente un’anomalia ma parte integrante della vita urbana; funge da ponte tra la totale estraneità e l’amicizia, contribuendo a rendere un ambiente urbano meno alienante e piú sicuro psicologicamente.

Esistono luoghi di penombra dove gli sconosciuti-conosciuti poi diventano magari conoscenti e amici. Le biblioteche sono uno di questi luoghi.”

Elena Granata in “La città è di tutti”

Partecipazione vs contrazione degli spazi pubblici

“Concetti come collaborazione, cooperazione, partecipazione, fare rete, tanti cari al mondo cooperativo e all’economia civile, restano in vita solo a parole: nella realtà sono profondamente fuori moda. Le scienze che operano sulla dimensione collettiva (politica, urbanistica, sociologia) sembrano oggi meno popolari e piú in affanno. A svuotarsi di senso è la sfera pubblica e la politica stessa. In Italia, si osserva una crescente disaffezione verso la vita pubblica, che non può essere attribuita solo alla retorica dell’individualismo, ma nasce da un processo più profondo: il progressivo impoverimento delle comunità, la contrazione dello spazio comune, la privatizzazione degli spazi pubblici, sempre piú ridotti a luoghi di consumo.”

Elena Granata in “La città di tutti”