"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

È così che imparo a leggere il paesaggio delle Langhe, incontrando la gente, conoscendo la gente.

”Le colline che si staccano dal Tanaro sono un mosaico di vigneti, di campi verdi e gialli, di terre nude, dure, arse, grige e bianche, pronte per gli scassi. Poi il confine tra la bassa e l’alta Langa, il giardino dei vigneti che si dirada, le colline che si spogliano, che diventano montagna. Chi non conosce le Langhe rischia di perdersi in questo oceano di mari calmi e di mari in burrasca, sempre diversi e sempre uguali, riconoscibili dalle pareti di tufo, dai ritani pro-fondi, dalle torri, dai castelli, dai bricchi. È un paesaggio, quello delle Langhe, che sempre mi incanta. La bassa Langa geometrica ma morbida; l’alta Langa a tratti aspra, come tagliata con l’accetta, ma mai cupa come la montagna.

Tra Pollenzo e Verduno ho raccolto la testimonianza di Pasquale Roggero. Tutte le volte che supero il Tanaro di Pollenzo, come vedo la casa di Roggero, rivivo il suo racconto. È così che imparo a leggere il paesaggio delle Langhe, incontrando la gente, conoscendo la gente. Senza la gente le Langhe diventano un palcoscenico meraviglioso ma spento.”

Nuto Revelli in “Il mondo dei vinti”

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“Adesso le fanno le strade, ma non sono per noi, sono per il turismo.”

«Qui abbiamo creduto nella motorizzazione: qui tutti hanno comprato il trattore e poi non l’hanno utilizzato. Le macchine sono fatte per i giovani, non per gli anziani e i vecchi. Oggi in non pochi trattori, in non pochi motori, ci sono i tordi che vanno a farci il nido.
Se il governo avesse costruito tante strade subito dopo la guerra, l’esodo dalla nostra campagna non sarebbe stato totale: invece la valanga è partita, e non la fermano piú. Hanno aiutato soltanto i grossi, e cosí la grande massa dei piccoli ha dovuto arrendersi. Adesso è tardi per parlare delle cooperative.

Adesso le fanno le strade, ma non sono per noi, sono per il turismo. Era nel passato che avevamo bisogno di aiuto: avrebbero dovuto capire che quando non c’è il soldo non c’è il coraggio».

Giuseppe Dalmasso intervistato (attorno al 1970) da Nuto Revelli in “Il mondo dei vinti”

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Il mondo dei vinti

”I miei interlocutori piú validi sono i vecchi, perché sanno.
I vecchi sono narratori e attori straordinari. Accettano sempre il dialogo, hanno fame di parlare.

Quando li incontro per caso mi parlano del vento e della pioggia, della campagna che va a perdere, della miseria antica che era uguaglianza. Con la nostalgia dei vent’anni mi dicono:

«Nella miseria la gente era allegra, cantava. Una fetta di polenta, una manciata di castagne, e venivamo su come querce, il lavoro non spaventava».

(…)

Non interrompo mai l’interlocutore, e dimostro interesse anche quando esce dal seminato, quando salta di palo in frasca, quando mi ripete cose già dette. Non pretendo né sintesi, né risposte nette.

Ascolto per imparare, ascolto tutto, anche le cose che non rientrano nei confini della mia ricerca.”

Nuto Revelli in “Il mondo dei vinti”

La nebbia ha il colore della fantasia

”Ma la nebbia è qualcosa di più di un effetto atmosferico, per le genti padane è uno stato d’animo, una realtà indefinita e vaga. La nebbia ha il colore della fantasia perché fa immaginare le cose prima di vederle, la nebbia esercita i sensi e ammorbidisce i contrasti.

Inoltre la nebbia del Po, quella che impedisce di vedere una sponda dall’altra, ha un olfatto, un odore acre, che solo chi è abituato a conviverci riesce a cogliere.”

Parole & sguardi

”Insieme lasciavamo il mondo delle parole per dirigerci verso quello ben più affettuoso degli sguardi che si spiavano
e sfuggivano per poi ritrovarsi senza preavviso, come guidati da un magnete invisibile.”

Wilfried N’Sondé in “Un oceano, due mari, tre continenti”