"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

… non come denti di una ruota nella macchina capitalistica

“… v’era qualcosa dell’atroce atmosfera della guerra.

La città aveva un aspetto disordinato e squallido, strade e palazzi avevano bisogno di riparazioni, le vie, nottetempo, erano oscurate per il pericolo d’incursioni aeree, i negozi in gran parte miseri e sprovveduti.

La carne scarseggiava e il latte era praticamente introvabile, difettavano carbone, zucchero e benzina, e c’era una grave penuria di pane. Anche all’epoca del mio arrivo, le file per il pane si allungavano spesso per parecchie centinaia di metri.

Tuttavia, da quello che si poteva giudicare, il popolo era soddisfatto e pieno di speranze. Non c’era disoccupazione e il costo della vita era ancora estremamente basso; si vedevano pochissime persone palesemente ridotte alla vera miseria e non c’erano neppure accattoni a eccezione degli zingari.

Soprattutto, si sentiva diffusa nell’aria una gran fiducia nella rivoluzione e nel futuro, l’impressione d’essere improvvisamente emersi in un’era di uguaglianza e di libertà. Gli esseri umani cercavano di condursi come esseri umani e non come denti di una ruota nella macchina capitalistica.”

George Orwell in “ Omaggio alla Catalogna”

Costruire e ideare campagne fotografiche

“Costruire, ideare campagne fotografiche significa anche questo: leggere e comprendere per rendere fruibili e accessibili i territori, per far sì che donne e uomini possano ritrovarsi in un luogo e nei suoi caratteri, gli stessi a cui possono concorrere attori diversi, responsabili di aver preso parte a un progetto come quello promosso da Cavallino-Treporti, che ha reso possibile lo sviluppo di nuove conoscenze, e un modo altro per raccontare il tempo e la storia, anche quella di chi vive e risiede in luoghi resi ora visibili e al mondo fruibili.”

Enrico Gusella in “Su acque, fiumi e paesaggi”

Immagine

“…rappresentazione ‘visiva’ in presenza o assenza di un modello da ‘copiare’, da ‘figurare’, l’immagine è un dato che interessa tanto l’espressione quanto la comunicazione, l’imita-zione quanto l’immaginazione, la creatività quanto la finzione, la percezione quanto la visione.”

Voce ‘Immagine’, in Enciclopedia Einaudi, 1979, p. 115

Imparare ascoltando storie

“… non sempre lavoriamo per salvare vite umane o confortare i moribondi, ma la maggior parte di noi crede nel valore di ciò che facciamo.

Uscite dalle vostre quattro mura e andate a incontrare persone reali.

Ascoltate la loro storie. Non chiedete loro di raccontarvi soltanto i punti salienti: lasciate che la storia si sviluppi naturalmente. Come l’acqua che scorre, troverà la sua strada, al suo passo. E se avete pazienza, imparerete più di quanto pensate.”

Tom Kelley in “I dieci volti dell’innovazione”

Sergio Larrain, lettera al nipote Sebastián Donoso

“La cosa più importante è avere una macchina fotografica che ti piaccia, quella che tra tutte ti piace di più. Devi sentirla bene, e devi essere soddisfatto di tenerla in mano. Lo strumento è fondamentale per chiunque eserciti un mestiere. E dovrebbe essere semplice, esattamente quello di cui hai bisogno, niente di più e niente di meno; una buona macchina é la Pentax con il macro 1:1; Panchito ne ha una, mi pare, vai a darle un’occhio.

Poi hai bisogno di un ingranditore per il 35 mm che ti piaccia, uno che sia il più efficiente e semplice possibile; il modello più piccolo della Leitz é il migliore e ti durerà una vita. La Leitz ha una filiale a Santiago, li possono importare.

Poi devi uscire e cercare l’avventura, come una nave che salpa con le vele spiegate; vai a Valparaiso o nell’arcipelago di Chiloé, o cammina per le strade tutto il giorno; vagando, vagando continuamente in luoghi che non ti sono familiari, e quando sei stanco, siediti sotto un albero, comprati una banana o del pane … Nient’altro, prendi un treno, vai in qualche posto che ti incuriosisce e dagli un’occhio, lascia perdere i posti che conosci, esplora i luoghi e le cose che non hai mai visto prima, permetti ai tuoi desideri di guidarti, viaggia fra un luogo all’altro, vai ovunque tu voglia … E poco a poco, scoprirai delle cose. E le immagini inizieranno ad arrivare, come apparizioni; prendile.

Poi, quando sarai tornato a casa e le avrai sviluppate, fai delle stampe e inizia a guardare il tuo bottino, tutti i pesci che hai pescato … Attaccale al muro con del nastro adesivo, stampale in formato cartolina e guardale … Inizia a giocare con la L, cerca dei tagli, immagini da inquadrare, e imparerai la composizione e la geometria, puoi trovare l’inquadratura perfetta con una L (due pezzi di cartoncino messi a forma di L). Fai degli ingrandimenti delle composizioni che hai fatto e attaccale sul muro. Per viverci insieme, per vederle quando passi.

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Se sei sicuro che una foto non é buona, buttala. Prendi le migliori e attaccale un po’ più in alto sul muro, alla fine tieni solo quelle buone e nessun’altra. Tenere quelle mediocri ti condannerà alla mediocrità. Tieni solo il meglio, butta il resto, perché tutto quello che tieni verrá trattenuto nel tuo inconscio.

Poi fai un po’ di esercizio fisico, occupati di altre cose e non ti preoccupare. Inizia a guardare il lavoro di altri fotografi, cercando la qualitá in tutto quello che ti capita di vedere, libri, riviste, etc. Scegli il meglio e, se puoi, ritaglia quelle buone e attaccale al muro insieme a quelle che hai fatto tu. E se non le puoi ritagliare, apri il libro o la rivista alla pagina che ti piace e lasciala aperta, in mostra. Lasciale lì per settimane o mesi, in modo che vengano assorbite – imparerai molto, guardando. Poco a poco ti riveleranno i loro segreti, imparerai cosa é buono e vedrai la profondità di ciascuna.

Continua a vivere tranquillamente, disegna. Passeggia e non forzarti mai a fare foto perché se lo fai la poesia andrà perduta e la vita che contengono ne resterà paralizzata. È come forzare l’amore o l’amicizia, semplicemente è impossibile.

Quando sei pronto a ricominciare, puoi partire per altri viaggi e vagabondaggi, vai fino a Porto Aguirre, puoi andare a cavallo fin giù ai ghiacciai, da Aisén … Valparaiso é sempre meravigliosa, perdersi nella magia, passare qualche giorno esplorando le colline e le strade e passando la notte in un sacco a pelo da qualche parte … Trovando la realtà, come nuotando sul fondo del mare, senza niente che ti distragga, dove niente é come te lo aspetti, cerchi di muovere un passo nelle tue espadrillas, lentamente, come se fossi stato purificato, desiderando vedere … cantando piano.

Fotograferai ciò che trovi, con grande attenzione; avrai imparato ad inquadrare e a comporre; ora fallo con la macchina … E poco a poco, la borsa si riempie di pesci e torni a casa. Impara a regolare l’apertura, cambia il primo piano, saturazione, velocità, etc. Impara a giocare con tutte le possibilità che la tua macchina ti offre.

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Ti avvicinerai alla poesia, la tua, quella di altre persone, lasciati ispirare da quello che altri hanno fatto bene; il MoMA a New York ha pubblicato vari libri, mio padre ne ha alcuni nella sua biblioteca; fai una raccolta di fotografie eccellenti, un piccolo museo, in un raccoglitore. Fai quello che vuoi fare e niente altro, fidati solo del tuo gusto. Tu sei vita e vita é ciò che scegli, lascia perdere quello che non ti piace, non usarlo. La tua scelta é quello che conta, ma usa il lavoro degli altri come ispirazione.

Farai progressi.

Quando avrai varie foto davvero buone, fanne degli ingrandimenti e esponile in una piccola mostra, o fai un piccolo libro. Rilegale insieme, guarda cosa ho fatto io durante il mio apprendistato, lo trovi nella biblioteca di mio padre. È così che stabilirai uno standard di base. Mostrando il tuo lavoro, diventerai più bravo a distinguere il buono dal cattivo confrontandolo con il lavoro degli altri, avvertirai la differenza.

Organizzare una mostra vuol dire offrire qualcosa, come offrire da mangiare, è una bella cosa per gli altri mostrar loro del lavoro fatto con gusto, non é fare sfoggio, è una buona cosa, una cosa sana per tutti. Ed è un bene anche per te perché ti permette di capire a che punto stai.

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Dunque ora hai quello che ti serve per iniziare. Hai solo bisogno di cominciare ad andare in giro molto, di sederti sotto un albero da qualche parte … una passeggiata solitaria nell’universo, che improvvisamente vedi per la prima volta. Il mondo convenzionale é un paravento, devi passare oltre, quando fai fotografie.

Ciao.

Ti scriverò ancora più avanti.
Trovare la tua verità è la chiave di tutto”.

Sergio Larrain, 1982

Pubblicata in Sergio Larrain, Vagabond Photographer, a cura di Agnés Sire, Thames and Hudson, 2013.

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La lettera di Larrain al nipote

“La prima cosa è possedere una macchina che corrisponda al nostro gusto, quella che più ti piace, perché si tratta di provare una soddisfazione fisica con ciò che si ha tra le mani, lo strumento è la base per chi si dedica ad una professione e che sia essenziale, l’indispensabile e nulla più. […]

Il gioco inizia quando si parte all’avventura, come un veliero dispiega le vele; andare a Valparaiso o a Chiloè, vagare tutto il giorno per le strade, per posti sconosciuti, sedersi quando ci si affatica sotto un albero, comprare una banana o del pane e prendere il primo treno, guardare, disegnare anche, e tornare a guardare, uscir fuori dal conosciuto, entrare nel mai visto, lasciarsi guidare dal piacere; di lì a poco troverai cose che ti susciteranno immagini, prendile come apparizioni.

Quando sarai di ritorno a casa, sviluppa, stampa e inizia a guardare ciò che hai pescato, tutti i pesci. Li stampi in forma di cartoline e li attacchi al muro, poi inizia a giocare con la “L”, a cercare tagli e inquadrature, tutto questo guardare ti guiderà all’osservare. Quando sei sicuro che una foto non sia buona, buttala! Prendi le migliori e ponile in una posizione più alta sul muro; bisogna ritrovarsi solo con le buone, salvare il mediocre fa sprofondare nella mediocrità, la psiche si fa carico di tutto ciò che non si elimina.

Fatto ciò dedicati a della ginnastica, intrattieniti con altre cose, senza più preoccuparti; inizia a guardare i lavori degli altri fotografi e a cercare qualcosa di buono in tutto ciò che ti ritrovi tra le mani: libri, riviste, prendi il meglio, se puoi ritaglia, prendi ciò che ti interessa e attaccalo al muro, affianco alla tua produzione; se non ti è possibile ritagliare, ciò che hai di buono lascialo in esposizione, lascialo lì per settimane, mesi; si tarda molto ad apprendere ad osservare, però pian piano scoprirai il segreto. Continua la tua vita tranquillamente, disegna un po’, esci a passeggiare. Non sforzarti mai a fotografare, così facendo perderai la poesia, perderai il sentimento. E’ come forzare l’amore o l’amicizia, non si può. […]

Non farti prendere da ciò che è convenzionale, lasciati portare solo per il gusto di osservare, le apparizioni si faranno più chiare e le fotograferai con più attenzione, riempi il tuo carretto di pesci e torna a casa. Imparerai a mettere a fuoco, a usare il diaframma, ad inquadrare. Apprenderai a giocare con la macchina e le sue possibilità ed aggiungerai poesia. Raccogli tutto ciò che trovi di buono, creati una collezione di cose ottime, un piccolo museo in una cartella. Segui il tuo gusto e nulla più, non credere a ciò che non ti appartiene, la vita sei tu e la vita è quel che si sceglie; ciò che non sia di tuo gusto, scartalo, non ti serve, tu sei il tuo unico criterio, guarda comunque agli altri, apprenderai.

Quando avrai una foto realmente buona, la ingrandisci, ne fai una stampa e la fai incorniciare, mettere in esposizione è dare qualcosa, come dar da mangiare, è giusto mostrare agli altri ciò che si è fatto con fatica, ma con passione, non è peccare di superbia, fa bene, è sano per gli altri e per te, perché ti da credito.

Con questo hai sufficienti dritte per iniziare, si tratta di vagabondare, star seduti sotto un albero, si tratta di perdersi nell’universo, si inizia a guardare diversamente. Il mondo convenzionale ti mette i paraocchi, dobbiamo abbandonarlo quando ci dedichiamo alla fotografia

Tuo, Sergio

sergio_larrain_parigi- cane bianco e nero

La forza documentativa della fotografia

“L’importante è che la foto possieda una forza documentativa, e che la documentatività della Fotografia verta non già sull’oggetto, ma sul tempo.”

Roland Barthes in “La camera chiara: Nota sulla fotografia”