"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

“Se demolire un piccolo fabbricato industriale in una zona un tempo mista consente di costruire qualsiasi edificio, senza ricucire il nuovo intervento al contesto, senza mix funzionale, senza regole su altezze o impatti ambientali, senza considerare il carico urbanistico, le ricadute sulla città possono essere pesanti. Non c’è consumo di suolo, ma c’è un grande consumo di aria, verde, servizi, spazi liberi, natura. Rigenerare davvero un’area dismessa – una vecchia caserma o un ospedale abbandonato – non significa solo sostituire edifici produttivi con nuove abitazioni, ma conservare un mix funzionale, garantire commercio e attività economiche, spazi aperti e natura.

Elena Granata in “La città è di tutti”

Una riflessione matura sulla casa

“Una riflessione matura sulla casa, oggi, dovrebbe ripartire da almeno tre condizioni: riconoscere la casa come un diritto e promuovere azioni concrete a sostegno del buon abitare.

(…)

Restituiamo alla casa la sua dimensione pubblica e civile. È necessario rafforzare il ruolo del soggetto pubblico come promotore edilizio, quando serve, e come arbitro e regolatore del mercato. Per farlo, occorre ricostruire dal basso un nuovo protagonismo pubblico, fondato su alleanze, sinergie, sperimentazioni.

Esistono già esperienze virtuose sul tema degli affitti brevi e della produzione di edilizia pubblica che indicano la strada, a Barcellona, come a Vienna o a Bruxelles.”

Elena Granata in “La casa è di tutti”

Obiezione di coscienza

“Gli architetti dovrebbero fare obiezione di coscienza di fronte a questi interventi che banalizzano e impoveriscono il patrimonio edilizio storico. Ribellarsi con un po’ di ironia alla «airbnbizzazione» delle nostre esistenze. Stiamo svendendo case e città, che hanno resistito per secoli, per un piatto di lenticchie.”

Elena Granata in “La città è di tutti”

Conosciuti-sconosciuti & biblioteche

“Quanti di noi conoscono benissimo le facce delle persone che incontrano in treno, se fanno vita da pendolari: persone che non salutiamo ma che rendono confortevole viaggiare. Nelle aree pubbliche, durante le passeggiate mattutine con il cane, in palestra, al bar che frequentiamo regolarmente ci fanno compagnia i conosciuti-sconosciuti.

In città grandi e anonime o con un alto ricambio di persone, questo fenomeno aiuta a mitigare l’isolamento percepito, sapere che ci sono volti che vedo spesso può rassicurare anche se non c’è dialogo.

La maggior parte delle persone è in grado di riconoscere alcuni conosciuti-sconosciuti nella propria routine urbana. Il fenomeno non è semplicemente un’anomalia ma parte integrante della vita urbana; funge da ponte tra la totale estraneità e l’amicizia, contribuendo a rendere un ambiente urbano meno alienante e piú sicuro psicologicamente.

Esistono luoghi di penombra dove gli sconosciuti-conosciuti poi diventano magari conoscenti e amici. Le biblioteche sono uno di questi luoghi.”

Elena Granata in “La città è di tutti”

Partecipazione vs contrazione degli spazi pubblici

“Concetti come collaborazione, cooperazione, partecipazione, fare rete, tanti cari al mondo cooperativo e all’economia civile, restano in vita solo a parole: nella realtà sono profondamente fuori moda. Le scienze che operano sulla dimensione collettiva (politica, urbanistica, sociologia) sembrano oggi meno popolari e piú in affanno. A svuotarsi di senso è la sfera pubblica e la politica stessa. In Italia, si osserva una crescente disaffezione verso la vita pubblica, che non può essere attribuita solo alla retorica dell’individualismo, ma nasce da un processo più profondo: il progressivo impoverimento delle comunità, la contrazione dello spazio comune, la privatizzazione degli spazi pubblici, sempre piú ridotti a luoghi di consumo.”

Elena Granata in “La città di tutti”

Casse “bla-bla”

“Nei Paesi Bassi, in particolare nel Brabante Settentrionale, a Vlijmen, nella catena di supermercati Jumbo sono nate le kletskassa, letteralmente «casse della chiacchiera», ribattezzate in Italia casse lente o casse bla-bla. Qui non si premia la rapidità del servizio, ma la possibilità di una conversazione tra commesso e cliente, offrendo un tempo di interazione prezioso, soprattutto per anziani e persone sole. Una piccola innovazione nel cuore della più anonima delle routine quotidiane – la spesa al supermercato magari in una calda giornata d’estate – diventa così un presidio comunitario contro la solitudine urbana.”

Elena Granata in “La città di tutti”