"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Fifth Avenue

”M’accorgo che non ho scritto un pezzo su Fifth Avenue, e ora è troppo tardi, sto per partire, non lo scriverò più.
Peccato: sarebbe venuto un bel pezzo, lungo, avrei descritto la strada pezzo per pezzo da come comincia nel décor fine Ottocento di Washington Square, e come vien su nella prosaicità commerciale di Midtown, e poi i classici grattacieli, il Rockefeller Center, i negozi eleganti, le residenze signorili lungo il Central Park…

Avrei rievocato le giornate caratteristiche: il Thanksgiving Day, in novembre, quando il grande emporio Macy’s organizza una sfilata di carri e aerostati per divertire i bambini; o il giorno di St Patrick, in marzo, con l’interminabile corteo degli irlandesi, vestiti in costume col gonnellino, che noi avremmo giurato fosse scozzese…

Niente: è troppo tardi; di queste cose gioiosamente banali, o se ne scrive alla prima scoperta o non se ne scrive più.

Dopo un poco viene perfino il pudore di dichiarare loro il proprio amore, come a certe donne che sono state di molti.

Invece i newyorkesi no: nulla dà loro più soddisfazione che descrivere e ridescrivere la loro città, come fosse la più gran scoperta, nulla dà loro più soddisfazione che leggere di cose che vedono tutti i giorni.”

Italo Calvino in “Un ottimista in America”

L’arrivo a New York

”La noia del viaggio è largamente ripagata dall’emozione dell’arrivo a New York, la più spettacolare visione che sia data di vedere su questa terra. I grattacieli affiorano grigi nel cielo appena chiaro e sembrano enormi rovine d’una mostruosa New York abbandonata di qui a tremila anni. Poi poco a poco si distinguono i colori diversi da qualunque idea che uno se ne faceva, e un complicatissimo disegno di forme. Tutto è silenzioso e deserto, poi si cominciano a veder scorrere le auto.”

Italo Calvino in “Un eremita a Parigi”

La “livella” (una delle molte)

”Perché la morfologia delle fogne è ricca di polisemia letteraria. (…) In qualche occasione, quando si incontrano e precipitano, le acque sporche formano cascate sepolte, come quella che unisce i liquami della Gran Vía a quelli della Zona Franca, fecce della piccola borghesia e del proletariato immigrato, grasso di filetto di manzo e di economiche salsicce non più identificabili.”

Manuel Vazquez Montalban in “Barcelonas”

Los Angeles

”Ma dopo pochi giorni di Los Angeles già mi accorgo che la vita qui è impossibile, più impossibile che in qualsiasi altro posto d’America e per il visitatore momentaneo (che invece di solito può godere una città meglio del residente) è addirittura disperante. Le enormi distanze fanno sì che una vita sociale è praticamente impossibile, tranne che per quelli di Beverly Hills tra loro, tra quelli di Santa Monica tra loro, tra quelli di Pasadena tra loro, e così via, cioè si ricade in una vita di provincia anche se dorata.

(…)

Alla mancanza di forma corrisponde una mancanza di anima della città, anche di quell’anima volgare tipo Chicago che speravo di riconoscervi; veramente non è una città, ma un conglomerato di gente che guadagna, ha mezzi eccellenti per lavorare bene ma nessun legame. Del resto già Piovene ha descritto molto bene Los Angeles e non mi dilungo; rimando al suo capitolo che è ottimo.”

Italo Calvino in “Un eremita a Parigi”

New York (2)

”Da quando ho lasciato New York non sento che parlar male di New York un po’ con lo stesso spirito con cui noi parliamo male di Roma (si capisce è tutto diverso) eppure tutto è giusto, però New York è forse l’unico posto in America dove ci si sente al centro e non in periferia, in provincia, perciò ancora preferisco il suo orrore a una bellezza di privilegio, le sue servitù alle libertà che restano locali e privilegiate e particolaristiche, che non costituiscono antitesi.”

Italo Calvino in “Un eremita a Parigi”

Il museo Guggenheim

”In queste settimane argomento d’obbligo di tutte le conversazioni newyorkesi è il nuovo museo disegnato da Frank Lloyd Wright per ospitare la collezione Salomon Guggenheim, da poco inaugurato. Tutti lo criticano; io ne sono un sostenitore fanatico ma mi trovo quasi sempre isolato. È una specie di torre a spirale, una rampa continua di scale senza gradini, con una cupola di vetro. Salendo e affacciandosi si ha sempre una vista diversa con proporzioni perfette, dato che c’è una sporgenza semicircolare che corregge la spirale, e in basso c’è una fettina d’aiola ellittica e una vetrata con uno spicchio di giardino, e questi elementi, mutando sempre a ogni altezza ci si sposti sono un esempio di architettura in movimento di esattezza e fantasia uniche.”
Italo Calvino in “Eternità a Parigi”