"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Partecipazione vs contrazione degli spazi pubblici

“Concetti come collaborazione, cooperazione, partecipazione, fare rete, tanti cari al mondo cooperativo e all’economia civile, restano in vita solo a parole: nella realtà sono profondamente fuori moda. Le scienze che operano sulla dimensione collettiva (politica, urbanistica, sociologia) sembrano oggi meno popolari e piú in affanno. A svuotarsi di senso è la sfera pubblica e la politica stessa. In Italia, si osserva una crescente disaffezione verso la vita pubblica, che non può essere attribuita solo alla retorica dell’individualismo, ma nasce da un processo più profondo: il progressivo impoverimento delle comunità, la contrazione dello spazio comune, la privatizzazione degli spazi pubblici, sempre piú ridotti a luoghi di consumo.”

Elena Granata in “La città di tutti”

Casse “bla-bla”

“Nei Paesi Bassi, in particolare nel Brabante Settentrionale, a Vlijmen, nella catena di supermercati Jumbo sono nate le kletskassa, letteralmente «casse della chiacchiera», ribattezzate in Italia casse lente o casse bla-bla. Qui non si premia la rapidità del servizio, ma la possibilità di una conversazione tra commesso e cliente, offrendo un tempo di interazione prezioso, soprattutto per anziani e persone sole. Una piccola innovazione nel cuore della più anonima delle routine quotidiane – la spesa al supermercato magari in una calda giornata d’estate – diventa così un presidio comunitario contro la solitudine urbana.”

Elena Granata in “La città di tutti”

Essere frontiere o essere autostrada?

“Attraversando sei Paesi – Svizzera, Liechtenstein, Austria, Germania, Francia e Paesi Bassi -, il Reno era destinato a essere sia una frontiera sia un’autostrada, capace di dividere e di collegare l’Europa nel corso dei secoli. Attirò eserciti da ogni angolo del continente, e le città su entrambe le rive passarono di mano molte volte. Ma soprattutto, questo corso d’acqua diventò la contesa linea di demarcazione tra sogni francesi e tedeschi.”

Robert Winder in “Tre fiumi: le vie d’acqua che hanno fatto l’Europa”

Centrali idroelettriche e riscaldamento globale

“L’aumento delle temperature responsabile dello scioglimento dei ghiacciai mondiali minaccia anche le dighe, perché riduce il deflusso dell’acqua proveniente dallo scioglimento dei ghiacci da cui esse dipendono. Le implicazioni di questo fenomeno sono chiare. Sì, l’incremento delle precipitazioni manterrà in vita i fiumi ma, senza il modulatore naturale che immagazzina la pioggia sotto forma di ghiaccio, le dighe e i ghiacciai che le alimentano saranno meno affidabili. E le centrali elettriche collegate alle dighe, che un tempo offrivano la possibilità di liberarsi dall’inquinante geopolitica dei combustibili fossili, si ritrovano ora a essere minacciate dal riscaldamento globale che erano state costruite per contrastare.

Se i serbatoi si prosciugassero, infatti, le turbine potrebbero fermarsi.”

Robert Winder in “Tre fiumi: le vie d’acqua che hanno fatto l’Europa”

La doppia natura dei fiumi

“Da lontano i fiumi sembrano stabili, mentre da vicino traboccano di velocità. Spianano il terreno, creando spazio per città, strade e ferrovie, ma lo rivendicano anche: sono escavatori naturali. Sono placidi, e al contempo lunatici; compiaciuti e argentei (…)

Come serpeggianti sentieri d’acqua che si fanno strada attraverso paesaggi modellati, uniscono le persone in gruppi fraterni. Però le dividono anche, come barriere. E mentre nel modo più ovvio sostengono la vita, possono anche toglierla.“

Robert Winder in “Tre fiumi: le vie d’acqua che hanno fatto l’Europa”

Il Reno è un cavallo da tiro

“Il Reno è un fiume capace di ispirare con la sua forza, ma è anche legato ad atroci ricordi. Dopo Bonn e Colonia l’atmosfera cambia ancora. Il Basso Reno è un cavallo da tiro e le sue città odorano di carbone, gasolio e prodotti petrolchimici. Leverkusen, Duisburg, Ludwigshafen: questi sono i muscoli indolenziti dell’industria manifatturiera tedesca, e il Reno è il loro sistema linfatico. Le chiatte dalle prue smussate vanno su e giù insieme alle navi da carico e alle petroliere, svolgendo il loro mestiere su quella carreggiata sfer-ragliante. Alcune hanno nomi come Matterborn o Rothorn, nostalgici ricordi delle vette da cui ha origine il fiume. Nella sua corrente oleosa, tuttavia, non c’è nulla che suggerisca una sorgente alpina. Quello che era iniziato come un torrente è diventato un’autostrada.

Robert Winder in “Tre fiumi: le vie d’acqua che hanno fatto l’Europa”