"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

A proposito di “prospettiva aerea”

“Leonardo, tra le sue prerogative, ha quella di essere un grande pittore. Tanto che le sue opere erano contese e anche attese, perché lui non le concludeva e non le consegnava. 

La sua capacità è stata di innovare all’interno di una grande tradizione: … formato nella bottega di Andrea Verrocchio, padrone … di un disegno estremamente versatile e sicuro, …. 

E però innovatore nella misura in cui ha percepito, e questo l’ha percepito se non da scienziato almeno da grande indagatore della natura, che l’aria ha uno spessore e un colore. L’aria non è un vuoto, dunque nei suoi dipinti entra questa che chiamiamo prospettiva aerea, questa forma rappresentativa che dà conto dello spessore dell’aria, che sfuma i contorni, che li ammorbidisce, che dà dei colori non stesure secchema vesti della forma estremamente sensibili, colori stesi con infinite velature, in modo da raggiungere anche quegli effetti di indistinto che Leonardo collegava con gli spessori aerei

Se guardiamo le sue lontananze, i suoi paesaggi, sono dei paesaggi azzurrini che impercettibilmente si diluiscono nellorizzonte. Solo Leonardo ha creato questo criterio rappresentativo. Solo Leonardo ha fatto percepire le nuvole, il vento, le falde di nebbia, con questa attenzione alla natura che tecnicamente non è quella dello scienziato, ma certo almeno quella del grande naturalista, capace di osservare fenomeni che gli altri nemmeno immaginano: le bolle dell’acqua, le conchiglie sepolte negli strati geologici alluvionali. Questo vede Leonardo. E in questo è diverso da tutti gli altri artisti.”

Alessandro Agostinelli in “Da Vinci su tre ruote”

L’odore della primavera dopo il freddo inverno oramai alle spalle

“Il profumo di quella strada di montagna resterà impresso a lungo nella mia memoria: l’odore della primavera dopo il freddo inverno oramai alle spalle. A metà strada, accanto a una fontana, avevo gustato avidamente il succo di frutta brindando alla mia buona sorte e alla barista che me lo aveva omaggiato; poi raggiunto il valico mi fermai. Era il posto ideale per recitare una preghiera.

(…)

L’orologio indicava le 9 di mattina. Pontremoli mi aspettava più di venti chilometri a valle ma non avevo alcuna fretta di raggiungerla, così mi concessi una visita alla Chiesetta della Madonna dell’Orsaro, prima di entrare in Lunigiana.”

Paolo Merlini in “Viaggetti in Emilia” con Maurizio Silvestri

I fiumi non sono fatti solo di acqua

“I fiumi non sono fatti solo di acqua. Trascinano a valle sedimenti via via sempre più fini. Demoliscono le rocce d’alta quota e la terra che attraversano, per costruire pianure e spiagge. Ma sono anche la vegetazione delle rive, con cui acqua e sedimenti interagiscono. Con la loro forza, sradicano alberi, trasportano a valle piante e semi.
Sono casa per pesci, anfibi, uccelli, insetti, organismi sempre più piccoli, fino alle diatomee, alghe unicellulari, visibili solo al microscopio.
Se le trovano, i biologi sanno che la qualità del corso d’acqua è buona.”

ELISA COZZARINI IN “GLI INTRECCI DEL FIUME”

Gli intrecci del fiume

Il finestrino della littorina come sipario sul mondo

“A bordo fa caldo, comincio a spogliarmi ma basta un attimo per realizzare che su questo treno posso fare un gesto desueto, ormai dimenticato, di quelli che appartengono ai viaggi di gioventù, cioè aprire il finestrino. E basta davvero poco per essere felici. Viaggiare lentamente in treno affacciati al finestrino con il vento in faccia è un’esperienza che vale di per sé il prezzo del biglietto. Il finestrino è il sipario che si apre sullo spettacolo del mondo che scorre davanti e io mi sento come in prima fila a teatro.”

Maurizio Silvestri in “Viaggetti in Emilia” con Paolo Merlini

Esattezza

“Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.

(…)

Vorrei aggiungere che non è soltanto il linguaggio che mi sembra colpito da questa peste. Anche le immagini, per esempio. Viviamo sotto una pioggia ininterrotta d’immagini; i più potenti media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di specchi: immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d’imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola d’immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d’estraneità e di disagio.
Ma forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali, confuse, senza principio né fine.

Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita, e a cui cerco d’opporre l’unica difesa che riesco a concepire: un’idea della letteratura.”

Italo Calvino parla dell’ “esattezza” in “Le lezioni americane”

La sala lettura

“La stanza adiacente era adibita a sala lettura: il divano prendeva luce da una grande finestra con a lato una libreria piena zeppa di libri che avrei volentieri spulciato.”

Paolo Merlini in “Viaggetti in Emilia” con Maurizio Silvestri