“E mentre a spagnoli e “mediterranei” è associata una certa enfasi, tradotta nell’evidente amplificazione onomastica (…); agli inglesi viceversa è attribuita un’elegante sobrietà.
Come si vede nell’episodio dell’incontro dei due corteggiatori di Violante, uno napoletano, l’altro inglese, entrambi oggetto dell’attenzione flirtante dell’amata di Cosimo.
Attirati nello stesso luogo e alla stessa ora, si presentano con modi signorili e imbarazzati; l’uno sciorinando con prodigalità nomi e casato: «- E una questione d’onore […] e ne faccia fede il mio casato: Salvatore di San Cataldo di Santa Maria Capua Vetere, della Marina delle Due Sicilie!»; l’altro chiudendo stenograficamente la cerimoniosa operazione mondana in pochissime sillabe: «Sir Osbert Castlefight, terzo del nome!».
L’artificio della «nominazione sesquipedale» (Porcelli, 2005, p. 97), contrapposto alla brevitas dell’anglosassone, esprime una differenza di mondi e di caratteri in pochi, efficaci gesti verbali, come può fare solo un grande scrittore.”
Sergio Bozzola in “Nomi di persona” uno dei saggi del libro “Le parole di Calvino”



