Quando leggo un libro è mia abitudine sottolineare a matita i passi che mi hanno colpito in quel particolare momento; ciò succede spesso anche durante una eventuale ri-lettura. Ecco raccolti in questa sezione tutte le mie principali sottolineature.
“I fiumi non sono fatti solo di acqua. Trascinano a valle sedimenti via via sempre più fini. Demoliscono le rocce d’alta quota e la terra che attraversano, per costruire pianure e spiagge. Ma sono anche la vegetazione delle rive, con cui acqua e sedimenti interagiscono. Con la loro forza, sradicano alberi, trasportano a valle piante e semi. Sono casa per pesci, anfibi, uccelli, insetti, organismi sempre più piccoli, fino alle diatomee, alghe unicellulari, visibili solo al microscopio. Se le trovano, i biologi sanno che la qualità del corso d’acqua è buona.”
“A bordo fa caldo, comincio a spogliarmi ma basta un attimo per realizzare che su questo treno posso fare un gesto desueto, ormai dimenticato, di quelli che appartengono ai viaggi di gioventù, cioè aprire il finestrino. E basta davvero poco per essere felici. Viaggiare lentamente in treno affacciati al finestrino con il vento in faccia è un’esperienza che vale di per sé il prezzo del biglietto. Il finestrino è il sipario che si apre sullo spettacolo del mondo che scorre davanti e io mi sento come in prima fila a teatro.”
Maurizio Silvestri in “Viaggetti in Emilia” con Paolo Merlini
“Alle volte mi sembra che un’epidemia pestilenziale abbia colpito l’umanità nella facoltà che più la caratterizza, cioè l’uso della parola, una peste del linguaggio che si manifesta come perdita di forza conoscitiva e di immediatezza, come automatismo che tende a livellare l’espressione sulle formule più generiche, anonime, astratte, a diluire i significati, a smussare le punte espressive, a spegnere ogni scintilla che sprizzi dallo scontro delle parole con nuove circostanze.
(…)
Vorrei aggiungere che non è soltanto il linguaggio che mi sembra colpito da questa peste. Anche le immagini, per esempio. Viviamo sotto una pioggia ininterrotta d’immagini; i più potenti media non fanno che trasformare il mondo in immagini e moltiplicarlo attraverso una fantasmagoria di giochi di specchi: immagini che in gran parte sono prive della necessità interna che dovrebbe caratterizzare ogni immagine, come forma e come significato, come forza d’imporsi all’attenzione, come ricchezza di significati possibili. Gran parte di questa nuvola d’immagini si dissolve immediatamente come i sogni che non lasciano traccia nella memoria; ma non si dissolve una sensazione d’estraneità e di disagio. Ma forse l’inconsistenza non è nelle immagini o nel linguaggio soltanto: è nel mondo. La peste colpisce anche la vita delle persone e la storia delle nazioni, rende tutte le storie informi, casuali, confuse, senza principio né fine.
Il mio disagio è per la perdita di forma che constato nella vita, e a cui cerco d’opporre l’unica difesa che riesco a concepire: un’idea della letteratura.”
Italo Calvino parla dell’ “esattezza” in “Le lezioni americane”
“La stanza adiacente era adibita a sala lettura: il divano prendeva luce da una grande finestra con a lato una libreria piena zeppa di libri che avrei volentieri spulciato.”
Paolo Merlini in “Viaggetti in Emilia” con Maurizio Silvestri
“… mentre mi concentro sulla carta e intorno a Piacenza tutto mi appare più chiaro, come per miracolo: i quattro fiumi principali, da ovest a est, Tidone, Trebbia, Nure e Arda che a pettine dall’appennino scendono verso il corso sinusoidale del Po, intervallati da un numero imprecisato di torrenti e corsi d’acqua paralleli, rendono il territorio piacentino una specie di medina di valli e vallette secondarie.”
Paolo Merlini Maurizio Silvestri in “Viaggetti in Emilia”
“… gli studi sul disegno infantile hanno evidenziato come i bambini tendano a iniziare i loro scarabocchi nel mezzo del foglio, di rado disegnano sul margine e, anzi, quando questo accade potrebbe essere indizio di un disagio psicologico: come se scegliere la periferia del campo fosse la figura simbolica di un’emarginazione interiore.”