"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Tina e quella piccola scatola

“Non vuole più stare soltanto davanti all’obiettivo: ha capito che quella piccola scatola che ha visto nelle mani dell’uomo di cui è innamorata ha il potere di cambiare l’aspetto del mondo.

Anzi, non di cambiarlo: di rivelarlo. Di svelarne la bellezza nascosta, le forme sotto gli occhi di tutti eppure invisibili.

Ha il potere di smascherare la menzogna dello sguardo e di provocarne la verità.

Il desiderio di bellezza e il desiderio di giustizia sembrano fondersi nel sogno di Tina.”

Elisabetta Rasy in “Le indiscrete”

Case ad un euro: come svendere memoria comunitaria e svalutare le case di chi è rimasto

“Nelle spopolate aree interne, nella speranza di attrarre residenti, è stata proposta piú volte la vendita «a un euro» delle case abbandonate dai proprietari. Si tratta dello slogan di una presunta azione di salvaguardia che, però, è rivolta alla vita degli immobili e non a quella delle persone (…).

Credo sia un’idea devastante perché restituisce l’idea che la casa venduta al prezzo di un euro valga esattamente un euro; che valga un euro la fatica di averla pensata e costruita, l’averla abitata, l’avervi fondato le vite nascenti, l’aver costruito una rete di vicinato, l’averla fatta diventare il posto di qualcuno nel mondo.

Sotto un profilo simbolico, è come svendere la memoria comunitaria; sotto un profilo economico è depotenziare i costrutti familiari e sociali incorporati in ogni singola casa, svalutare economicamente le case dei restanti, di quei residenti che hanno continuato a vivere nel paese, a curare e manutenere le loro abitazioni.”

Vito Teti in “La restanza”

La Boqueria e la frutta che scandisce il passare delle stagioni

“Se manchi dal mercato per qualche giorno, in febbraio o marzo, al tuo ritorno scopri che sono arrivate le fragole, e non solo le primizie a prezzi esorbitanti, ma le fragole a prezzo normale, ammucchiate a chili su tutte le bancarelle. È una sorpresa, così presto, il primo segnale dell’arrivo della primavera.

Due mesi dopo, le fragole non ci sono più, e il mercato è pieno di pesche, prugne, ciliege. Per i due mesi successivi, saranno questi frutti a determinare i colori del mercato. Farà caldo, ormai, il sole brillerà sulla Rambla e le notti saranno pervase dal piacere che il caldo porta con sé.

Il primo segnale di un cambiamento, dell’autunno che si avvicina, arriva già in piena estate: la prima uva nera a prezzi bassi, i primi mandarini, le pere, i fichi. L’estate che finisce: un’altra estate che non tornerà più.”

Colm Toibin in “Omaggio a Barcellona”

La Barceloneta (1988)

“La Barceloneta è un posto tranquillo, di notte; le vie deserte sono più sicure di quelle del centro. Le strade sono costruite secondo la stessa struttura a griglia dell’Eixample, ma la Barceloneta è più antica: fu costruita nel diciottesimo secolo quando centinaia di case furono abbattute per far posto alla cittadella, ora Parc de la Ciutadella.

Si può venire a fare il bagno di notte, le spiagge sono illuminate e alcuni dei bar che servono tapas, pesce e birre fredde stanno aperti fino a tardi. D’estate è un posto perfetto per scrollarsi di dosso il calore della giornata.”

Colm Toibin in “Omaggio a Barcellona”

Dare importanza alle piccole cose

“I suoi paesaggi erano accuratissimi nei dettagli, il colore infantile e irreale; lo stile era totalmente personale, ogni più piccola pianta o filo d’erba era disegnato con altrettanta cura di ogni nuvola o catena montuosa in lontananza. «Ad eccezione dei popoli primitivi e dei giapponesi,» scrisse nel 1918 «tutti hanno sempre dipinto soltanto le grandi masse degli alberi e delle montagne, senza prestare alcuna attenzione ai fiorellini e ai fili d’erba.»

«Ciò che mi interessa più di ogni altra cosa» scrisse ancora «è la calligrafia di un albero o delle tegole di un tetto, e intendo dire foglia per foglia, ramo per ramo, filo d’erba per filo d’erba

Colm Toibin in “Omaggio a Barcellona” parlando di Joan Miró

La gratitudine

“La gratitudine è fortemente connessa con l’idea del «qui e ora». È difficilissimo restare agganciati all’istante presente che stiamo vivendo, sembra essere la nostra stessa mente a spingerci indietro nel passato o a proiettarci verso il futuro, instancabilmente.

Ancora una volta, questo può essere legato alla nostra natura vulnerabile e all’ambiente ostile che dovevamo affrontare, quando eravamo solo sapiens, quotidianamente minacciati da altri animali. Il passato era una fonte preziosa di informazioni, esperienze

(…)

Ancora oggi ci sono tantissimi validi motivi che portano la nostra mente a proiettarsi nel futuro e nel passato. L’utilità di questa nostra tendenza resta indiscussa, ma talvolta ci distrae davvero da ciò che stiamo vivendo. Davanti alla meraviglia di un tramonto che possiamo ammirare seduti sulla sabbia, potremmo davvero concederci il piacere di vivere quell’istante, senza distrarci con il lavoro della mente. Potremmo regalarci una parentesi in cui sentire dentro di noi la gratitudine, e nulla di più. Scopriremo che non è legata al momento o alla situazione di per sé, per il loro oggettivo valore, quanto alla nostra capacità di attribuirgli un’importanza.”

Irene Sanguineti in “Parliamoci sempre. Come le emozioni influenzano le nostre relazioni”