"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

La sua linea comincia a inspessirsi

“Mentre camminavo lungo le acque dell’Adige all’altezza di Rovereto, ho avvertito che quel punto geografico appariva anche come il punto di svolta del fiume: una sorta di confine naturale tra le terre alte e le pianure che portano al mare.

Se fino a quel tratto il fiume è rigido e stretto come un canale disegnato, da Rovereto in poi la sua linea comincia a inspessirsi e ammorbidirsi, facendo valere il proprio diritto a prendersi tutto lo spazio e il respiro che gli competono, prima di perdersi nel mare.”

Antonio Ronaldi in “Morgen: torno indietro un attimo”

Tina e quella piccola scatola

“Non vuole più stare soltanto davanti all’obiettivo: ha capito che quella piccola scatola che ha visto nelle mani dell’uomo di cui è innamorata ha il potere di cambiare l’aspetto del mondo.

Anzi, non di cambiarlo: di rivelarlo. Di svelarne la bellezza nascosta, le forme sotto gli occhi di tutti eppure invisibili.

Ha il potere di smascherare la menzogna dello sguardo e di provocarne la verità.

Il desiderio di bellezza e il desiderio di giustizia sembrano fondersi nel sogno di Tina.”

Elisabetta Rasy in “Le indiscrete”

Case ad un euro: come svendere memoria comunitaria e svalutare le case di chi è rimasto

“Nelle spopolate aree interne, nella speranza di attrarre residenti, è stata proposta piú volte la vendita «a un euro» delle case abbandonate dai proprietari. Si tratta dello slogan di una presunta azione di salvaguardia che, però, è rivolta alla vita degli immobili e non a quella delle persone (…).

Credo sia un’idea devastante perché restituisce l’idea che la casa venduta al prezzo di un euro valga esattamente un euro; che valga un euro la fatica di averla pensata e costruita, l’averla abitata, l’avervi fondato le vite nascenti, l’aver costruito una rete di vicinato, l’averla fatta diventare il posto di qualcuno nel mondo.

Sotto un profilo simbolico, è come svendere la memoria comunitaria; sotto un profilo economico è depotenziare i costrutti familiari e sociali incorporati in ogni singola casa, svalutare economicamente le case dei restanti, di quei residenti che hanno continuato a vivere nel paese, a curare e manutenere le loro abitazioni.”

Vito Teti in “La restanza”

La Boqueria e la frutta che scandisce il passare delle stagioni

“Se manchi dal mercato per qualche giorno, in febbraio o marzo, al tuo ritorno scopri che sono arrivate le fragole, e non solo le primizie a prezzi esorbitanti, ma le fragole a prezzo normale, ammucchiate a chili su tutte le bancarelle. È una sorpresa, così presto, il primo segnale dell’arrivo della primavera.

Due mesi dopo, le fragole non ci sono più, e il mercato è pieno di pesche, prugne, ciliege. Per i due mesi successivi, saranno questi frutti a determinare i colori del mercato. Farà caldo, ormai, il sole brillerà sulla Rambla e le notti saranno pervase dal piacere che il caldo porta con sé.

Il primo segnale di un cambiamento, dell’autunno che si avvicina, arriva già in piena estate: la prima uva nera a prezzi bassi, i primi mandarini, le pere, i fichi. L’estate che finisce: un’altra estate che non tornerà più.”

Colm Toibin in “Omaggio a Barcellona”

La Barceloneta (1988)

“La Barceloneta è un posto tranquillo, di notte; le vie deserte sono più sicure di quelle del centro. Le strade sono costruite secondo la stessa struttura a griglia dell’Eixample, ma la Barceloneta è più antica: fu costruita nel diciottesimo secolo quando centinaia di case furono abbattute per far posto alla cittadella, ora Parc de la Ciutadella.

Si può venire a fare il bagno di notte, le spiagge sono illuminate e alcuni dei bar che servono tapas, pesce e birre fredde stanno aperti fino a tardi. D’estate è un posto perfetto per scrollarsi di dosso il calore della giornata.”

Colm Toibin in “Omaggio a Barcellona”

Dare importanza alle piccole cose

“I suoi paesaggi erano accuratissimi nei dettagli, il colore infantile e irreale; lo stile era totalmente personale, ogni più piccola pianta o filo d’erba era disegnato con altrettanta cura di ogni nuvola o catena montuosa in lontananza. «Ad eccezione dei popoli primitivi e dei giapponesi,» scrisse nel 1918 «tutti hanno sempre dipinto soltanto le grandi masse degli alberi e delle montagne, senza prestare alcuna attenzione ai fiorellini e ai fili d’erba.»

«Ciò che mi interessa più di ogni altra cosa» scrisse ancora «è la calligrafia di un albero o delle tegole di un tetto, e intendo dire foglia per foglia, ramo per ramo, filo d’erba per filo d’erba

Colm Toibin in “Omaggio a Barcellona” parlando di Joan Miró