Quando leggo un libro è mia abitudine sottolineare a matita i passi che mi hanno colpito in quel particolare momento; ciò succede spesso anche durante una eventuale ri-lettura. Ecco raccolti in questa sezione tutte le mie principali sottolineature.
”In queste settimane argomento d’obbligo di tutte le conversazioni newyorkesi è il nuovo museo disegnato da Frank Lloyd Wright per ospitare la collezione Salomon Guggenheim, da poco inaugurato. Tutti lo criticano; io ne sono un sostenitore fanatico ma mi trovo quasi sempre isolato. È una specie di torre a spirale, una rampa continua di scale senza gradini, con una cupola di vetro. Salendo e affacciandosi si ha sempre una vista diversa con proporzioni perfette, dato che c’è una sporgenza semicircolare che corregge la spirale, e in basso c’è una fettina d’aiola ellittica e una vetrata con uno spicchio di giardino, e questi elementi, mutando sempre a ogni altezza ci si sposti sono un esempio di architettura in movimento di esattezza e fantasia uniche.” Italo Calvino in “Eternità a Parigi”
”Quando sono arrivato a New York quattro mesi fa, a novembre, mi bastava mettere il naso in strada e ogni cosa mi pareva nuova e memorabile, degna d’esser scritta e commentata, chiave d’un ragionamento, d’un’interpretazione generale. Ricordo la prima sera a New York, in giro per Filth Avenue, l’immagine gioiosa e improvvisa del pattinatori sulla pista di ghiaccio del Rockefeller Center, il rapporto tra le dimensioni dei grattacieli e lo spazio sgombro di Central Park come m’appariva dalle finestre d’un sedicesimo piano, e le librerie aperte di notte, la tromba di Dizzy Gillespie al Metropole Cafe, il fumo dell’impianto di riscaldamento cittadino che esce dai tombini per le strade… Ricordo i primi giorni, il divertimento andando in subway a guardare la gente e indovinare le origini, lo stato sociale…”
“… gli aspetti della moderna America industriale e consumatrice sovrastano e unificano tutto il paese, il piccolo centro abitato sull’autostrada è uguale ovunque, con gli stessi cartelli e chioschi e bar e cafeterias e rivendite d’auto usate.
Uno di questi elementi unificatori, il più bello come fatto visivo e formale, tutto esattezza e slancio, è il nodo di autostrade cui sempre si giunge nelle vicinanze delle città: striscia d’asfalto sospese su alti pilastri a diversi livelli che si raccordano e si scavalcano in un incontro di ponti tutti curve salite e discese. Questo astratto paesaggio che, da Chicago a New Orleans, ritrovi un po’ dappertutto può essere il vero simbolo dell’America d’oggi.”
“Questo è un piacere che avevo dimenticato: il piacere di sentire una città, una città che sia l’espressione d’un nodo di civiltà, d’una continuità storica, dico una città come ce n’è tante in Italia, una città diciamo come Piacenza.
Piacenza è una città in cui non ho passato mai più di poche ore di seguito, fra un treno e l’altro, ma l’unica nostalgia che mi assale di quando in quando nel mio viaggio è il pensiero che qui [in America] da sessuna parte si può scendere da un treno e trovare una città come Piacenza.
Ed ecco che quando meno me l’aspetto trovo una sensazione completamente diversa ma in qualche modo dello stesso valore girando una mattina per Savannah.
“L’usanza che le ragazze conversino coi clienti mi permette di tener fede al mio principale criterio di metodo: quello di impostare tutta la mia conoscenza dell’America sulle relazioni umane.”