Quando leggo un libro è mia abitudine sottolineare a matita i passi che mi hanno colpito in quel particolare momento; ciò succede spesso anche durante una eventuale ri-lettura. Ecco raccolti in questa sezione tutte le mie principali sottolineature.
“A partire dal 1870 si sviluppò un grande interesse per i paesaggi catalani e nacque il movimento dell’Excursioni-sme. I catalani andavano a gruppi a camminare per i Pirenei o le montagne della provincia di Tarragona, alla riscoperta delle proprie radici; era un movimento dai forti connotati nazionalistici.”
“Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: ‘Non c’è altro da vedere’, sapeva che non era vero.
Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.
Bisogna ritornare sui passi gia dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.
Bisogna ricominciare il viaggio.
Sempre.
Il viaggiatore ritorna subito.”
Josè Saramago in “Viaggio in Portogallo” (tratto dall’introduzione di Francesco Zanot di “Istantanee permanenti”)
“… in ogni angolo, c’è uno scuro confessionale, pronto soccorso per i bisognosi della coscienza, nel quale ci si può liberare dei propri peccati.
In uno di questi confessionali sedeva un giovane monaco dall’espressione grave; il viso della signora che si stava confessando mi era in parte nascosto dal suo velo bianco, in parte dallo sportello del confessionale stesso.
Potevo vedere solo una mano che mi tenne letteralmente stretto a sé.
Non potevo smettere di osservarla; le venature blu e lo splendore elegante delle dita bianche mi erano cosí mirabilmente familiari, che tutte le capacità fantastiche della mia anima si posero in movimento per immaginate un viso che andasse d’accordo con quella mano.
Era una mano bella, non come quelle delle ragazze giovani, che sono metà agnello e metà rosa, senza idee, mani vegeto-animali, ma una mano molto piú spirituale, con quel qualcosa di storicamente attraente che hanno le mani delle persone belle che hanno molto sofferto o molto studiato.
Quella mano aveva anche una certa commovente innocenza, e sembrava che non avesse bisogno di confessarsi insieme con la sua padrona, né voglia di ascoltarne la confessione, e quasi che stesse ad aspettare fuori che tutto fosse finito.”
Heinrich Heine in “Impressioni di viaggio – ITALIA”
“… v’era qualcosa dell’atroce atmosfera della guerra.
La città aveva un aspetto disordinato e squallido, strade e palazzi avevano bisogno di riparazioni, le vie, nottetempo, erano oscurate per il pericolo d’incursioni aeree, i negozi in gran parte miseri e sprovveduti.
La carne scarseggiava e il latte era praticamente introvabile, difettavano carbone, zucchero e benzina, e c’era una grave penuria di pane. Anche all’epoca del mio arrivo, le file per il pane si allungavano spesso per parecchie centinaia di metri.
Tuttavia, da quello che si poteva giudicare, il popolo era soddisfatto e pieno di speranze. Non c’era disoccupazione e il costo della vita era ancora estremamente basso; si vedevano pochissime persone palesemente ridotte alla vera miseria e non c’erano neppure accattoni a eccezione degli zingari.
Soprattutto, si sentiva diffusa nell’aria una gran fiducia nella rivoluzione e nel futuro, l’impressione d’essere improvvisamente emersi in un’era di uguaglianza e di libertà. Gli esseri umani cercavano di condursi come esseri umani e non come denti di una ruota nella macchina capitalistica.”
“Costruire, ideare campagne fotografiche significa anche questo: leggere e comprendere per rendere fruibili e accessibili i territori, per far sì che donne e uomini possano ritrovarsi in un luogo e nei suoi caratteri, gli stessi a cui possono concorrere attori diversi, responsabili di aver preso parte a un progetto come quello promosso da Cavallino-Treporti, che ha reso possibile lo sviluppo di nuove conoscenze, e un modo altro per raccontare il tempo e la storia, anche quella di chi vive e risiede in luoghi resi ora visibili e al mondo fruibili.”
“…rappresentazione ‘visiva’ in presenza o assenza di un modello da ‘copiare’, da ‘figurare’, l’immagine è un dato che interessa tanto l’espressione quanto la comunicazione, l’imita-zione quanto l’immaginazione, la creatività quanto la finzione, la percezione quanto la visione.”
Voce ‘Immagine’, in Enciclopedia Einaudi, 1979, p. 115