Zona archeologica AL COLOMBO di Mori: bene storico da valorizzare o ricchezza da nascondere agli occhi indiscreti dei turisti?

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Alcuni giorni fa mi sono recato con Andrea e Jacopo a visitare la “grotta del Colombo” un sito archeologico trentino collocato nei pressi della strada comunale che da Mori porta a Sano ai piedi del Doss Castion lungo il margine meridionale del rio Cameras.

Dopo aver parcheggiato l’auto nell’apposito spazio antistante le pendici del Doss Castion, abbiamo però trovato un’amara sorpresa: l’ingresso pedonale era sbarrato da un divieto di accesso e da un inestetico sacco nero delle immondizie.

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Considerato che dalla piazzola di sosta si poteva notare che la zona, nonostante la sua chiusura, era comunque ben curata e l’accesso era di fatto possibile senza grossi problemi (l’area era stata appena oggetto di una accurata manutenzione del verde e l’erba era alta pochi centimetri) siamo comunque entrati – con la dovuta attenzione – utilizzando il comodo sentiero d’accesso e abbiamo così potuto informarci sulle caratteristiche naturali e storiche del sito mediante la lettura di alcune interessanti bacheche informative presenti sull’area.

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La nostra visita si è però, con nostro dispiacere, interrotta a questo punto e non è stato possibile visitare la “grotta del Colombo” in quanto un nuovo cartello impediva l’accesso alla sommità del versante sul quale è situata.

Purtroppo anche in questo caso la valorizzazione del territorio moriano (che auspicavo già con un mio precedente intervento) è fatta solo a parole e per giunta a metà.

Questo è forse, infatti, il modo peggiore di gestire il proprio territorio: prima si investono risorse economiche ed umane nella manutenzione delle zone da valorizzare e poi se ne disincentiva il loro utilizzo con la trasformazione in “discarica” e la posa di un (inutile?) cartello di divieto.

Spero che in futuro si ponga maggiore attenzione alle nostre ricchezze storico-culturali facendo si che:

  •  diversi interventi di manutenzione siano coordinati tra loro e svolti all’interno di un piano generale che eviti uno spreco di risorse con lavori su zone che non potranno comunque essere frequentate dai cittadini;
  • si punti ad una piena valorizzazione delle nostre zone di interesse evitando per esempio che la nostra, forse, più importante fonte di richiamo turistico (la “Ferrata di Montalbano”) rimanga chiusa per mancanza di manutenzione per oltre due anni.

Turismo e Territorio: cosa vogliamo essere “domani”?

Riporto di seguito il provocatorio intervento di Filippo Donati pubblicato sul suo profilo facebook:

“… Parlare di turismo a Ravenna significa, per me, parlare di quello che vogliamo essere domani.

Quando parliamo di turismo infatti, parliamo di città, di territorio.

Quando parliamo di turismo non parliamo di un settore a parte che cresce e si sviluppa su se stesso. 

Nel turismo la relazione di interdipendenza tra pubblico e privato è più alta che in altri settori; si parla di identità, di capacità di saper accogliere, di essere ospitali, fruibili, si parla di concessioni, permessi, di vigilanza, di promozione, di arredo urbano e di trasporti. 

Quando si parla di turismo si parla di lavoro, di tanti posti di lavoro. 

L’ultimo ponte di Pasqua, maltempo incluso, ha dato la misura del periodo difficile che il settore attraversa e ha scandito un fatto molto chiaro, se nel turismo e quindi nella città, non si investe, i conti non tornano. Per essere chiari, è andata meglio con l’OMC che con la Pasqua per noi operatori della città….. e la cosa dovrebbe fare riflettere molto seriamente chi vorrebbe vivere di rendita riducendo Ravenna all’icona del 2019.

Non basta. 

La non strategia ha un costo molto alto e per questo, questa sera, dovremo guardarci negli occhi e dirci se vogliamo continuare a fare turismo in questa città, dando beneficio e lavoro alle persone ed alle aziende del nostro territorio. 

Serve ripensare ai collegamenti verso Bologna, serve ipotizzare un collegamento con Firenze, serve discussione, ascolto, confronto. Serve tornare ad essere una città con un progetto. 

Ci sono degli assets da mettere in campo ma lo si deve fare insieme perché oggi, la parola chiave nel nostro settore è integrazione. …

 

BATMAN

Collegamento Rovereto-Alto Garda: riprendiamo il discorso

Ora che le elezioni (almeno per il primo turno) sono alle spalle, è ora di riprendere a parlare seriamente di collegamento Rovereto-Alto Garda con la seguente domanda rivolta a tutti gli iscritti e a tutti gli interessati:
“Considerato che le risorse economiche per la realizzazione dell’intera opera sono veramente straordinarie (e al momento non coperte da adeguati finanziamenti) e che il prolungamento proposto per risolvere anche i problemi di Loppio incrementerà i costi previsti rispetto alla proposta Loppio Ovest-Alto Garda, non vi sembra il caso di definire e proporre alla provincia una soluzione seria e realizzabile nel breve periodo per rispondere “rapidamente” (e non nel 2025) alle esigenze del paese di Loppio?”
Tale proposta, è ovvio, dovrà inserirsi organicamente nella soluzione finale, di cui dovrà essere solo un primissimo stralcio, ma avrebbe la forte peculiarità di essere realizzabile nel breve periodo, con costi compatibili anche da un punto di vista morale con la attuale situazione di crisi internazionale.

Ancora su “Realizziamo il collegamento ecologico Rovereto-Alto Garda”

Dopo le rassicurazioni che il Presidente Dellai aveva fornito al senatore Molinari, sindaco di Riva del Garda, il 18 luglio u.s., adesso anche l’assessore Pacher conferma che entro l’anno il progetto del collegamento “Rovereto-Riva” sarà sottoposto alla Valutazione di impatto ambientale e che verrà avviato un confronto con le amministrazioni dell’Alto Garda (compresa quella di Nago Torbole che sarà rinnovata a novembre) per una valutazione preventiva delle ipotesi proposte.

Anche questa volta, purtroppo, sembra che le amministrazioni considerate come interlocutrici per una valutazione del progetto, siano solo quelle dell’Alto Garda escludendo di fatto quella di Mori, paese che non trae evidenti benefici da questo progetto ma che è collocato sull’asse Rovereto-Riva e sul cui territorio transita tutto il traffico leggero e pesante diretto in quella zona.

Come ho avuto già occasione di scrivere, il collegamento Rovereto-Alto Garda – opera richiesta ormai da anni ma sempre procrastinata per i più svariati motivi – rappresenta un intervento infrastrutturale di grande impatto economico che, oltre al principale scopo di migliorare il collegamento viabilistico con il Basso Sarca, potrebbe anche fornire l’occasione per:

  1. migliorare la sicurezza stradale nell’intero tratto da Mori Ovest all’Alto Garda e la vivibilità delle zone abitate attraversate (la SS240 è infatti una delle prime 5 strade del Trentino per volume di traffico, con un passaggio medio di circa 18.000 veicoli al giorno e punte di 22.000 nei fine settimana estivi);
  2. valorizzare, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista turistico, risorse ambientali (p.e. il biotopo del Lago di Loppio) che in questo momento sono soffocate dal traffico diretto verso l’importante zona turistica ed economica del Lago di Garda.

Con riferimento diretto al territorio del Comune di Mori, invece, la Provincia autonoma di Trento, in risposta ad alcune interrogazioni, aveva già dichiarato che “Lo studio predisposto non prevede soluzioni diverse per l’imbocco del tunnel di monte previsto all’inizio del lago di Loppio. Potranno eventualmente essere studiate ed integrate soluzioni diverse per by-passare anche l’abitato di Loppio nel corso della procedura di valutazione di impatto ambientale ove se ne ravvisi l’opportunità in relazione al rapporto costi-benefici”.

In sintesi l’attuale progetto preliminare che sarà presentato alla procedura di VIA, rappresentato in modo sinottico anche sui giornali locali del 22 ottobre 2009, prevede la realizzazione di un tunnel a doppia canna con imbocco nei pressi di “Castel Verde” (in corrispondenza del curvone alla fine della retta di Loppio) e un’unica uscita localizzata nella piana a monte di Torbole.

Alla luce del precedente punto 1. è evidente che le soluzioni viabilistiche che saranno presentate alla VIA non affrontano in modo organico il problema del collegamento “Rovereto-Riva” nel suo complesso in quanto considerano solo in modo marginale il tratto Mori Ovest – Loppio Ovest che sarà oggetto prossimamente di un intervento molto limitato (una rotatoria in corrispondenza con l’innesto della Strada Provinciale della Valle di Gresta e il costruendo Parco dei Sapori) e non risolutivo degli annosi problemi di sicurezza e inquinamento acustico nella frazione di Loppio.

Con riferimento invece al punto 2. è altrettanto evidente che la mancata realizzazione di un’uscita del tunnel nei pressi di Nago renderà assai improbabile che, chi deve recarsi a Rovereto, voglia scendere fino all’imbocco della galleria e, di conseguenza, è molto probabile che il tracciato storico della SS240 debba essere mantenuto aperto. Tale conseguenza porrà un forte limite alla valorizzazione ambientale e turistica del biotopo del Lago di Loppio le cui rive, al contrario, potrebbero essere completamente interdette al traffico veicolare consentendo, in questo modo, il suo recupero ambientale completo, con la creazione di un corridoio ecologico tra le pendici del gruppo del Baldo e quelle del monte Stivo, e una sua fruizione turistica a bassa pressione antropica.

L’amministrazione comunale di Mori che, in passato, aveva timidamente avanzato l’idea di anticipare l’ingresso del nuovo tunnel a doppia canna nella zona di Sant’Antonio (circa 1 km dopo l’uscita delle gallerie di Mori), ma che non ha mai insistito con la necessaria determinazione su questa ipotesi (forse per non rallentare l’iter autorizzativo del progetto e il successivo inizio dei lavori tanto richiesto dalle amministrazioni della “Busa”), è recentemente intervenuta nel dibattito, per voce del proprio sindaco, sollecitando l’amministrazione provinciale affinché, contestualmente alla proposta di collegamento con “La Busa”, risolva anche la problematica del paese di Loppio.

Nel condividere questa – spero non tardiva – presa di posizione, colgo l’occasione per ribadire la necessità di richiedere alla Provincia un ripensamento sulla soluzione progettuale, in modo da poter convogliare le risorse su quella maggiormente in grado di coniugare la necessità di velocizzare al massimo l’iter di approvazione del progetto finale con l’esigenza di dare risposta alle problematiche presenti sul territorio del comune di Mori (in particolare alla zona del paese di Loppio) e di recuperare in modo completo, dal punto di vista ambientale, il biotopo del Lago di Loppio.

Al fine di dare maggior forza a questa richiesta invito tutti coloro i quali condividono l’idea di risolvere, assieme ai problemi delle amministrazioni dell’Alto Garda, anche le problematiche relative al territorio di Mori nonché quella di recuperare in modo completo, dal punto di vista ambientale, il biotopo del Lago di Loppio ad iscriversi al gruppo facebook REALIZZIAMO IL COLLEGAMENTO ECOLOGICO ROVERETO-ALTOGARDA.

Realizziamo il collegamento ecologico Rovereto-Alto Garda

Secondo le rassicurazioni che il Presidente Dellai aveva fornito al senatore Molinari, sindaco di Riva del Garda, il 18 luglio u.s., entro la fine del mese di settembre il progetto per il collegamento Rovereto – Alto Garda sarebbe stato presentato alla Valutazione di impatto ambientale.

Oggi sembra che la presentazione del progetto preliminare alla VIA verrà posticipata a dopo l’avvenuta presentazione dei progetti alle amministrazioni coinvolte (Mori, Nago-Torbole, Arco e Riva del Garda).

Poiché tale presentazione non potrà essere terminata prima delle prossime elezioni del consiglio del comune di Nago-Torbole c’è quindi un ulteriore periodo di circa due mesi in cui far sentire le esigenze dei territori.

Il collegamento Rovereto-Alto Garda, opera richiesta ormai da anni ma sempre procrastinata per i più svariati motivi, rappresenta un intervento infrastrutturale di grande impatto economico che, oltre al principale scopo di migliorare il collegamento viabilistico con il Basso Sarca, può fornire l’occasione per:

  1. migliorare la sicurezza stradale nell’intero tratto da Mori Ovest all’Alto Garda e la vivibilità delle zone abitate attraversate (la SS240 è infatti una delle prime 5 strade del trentino per volumi di traffico con un passaggio di circa 18.000 veicoli medi al giorno e punte di 22.000 nei fine settimana estivi);
  2. valorizzare, sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista turistico, risorse ambientali che in questo momento sono soffocate dal traffico diretto verso l’importante zona turistica ed economica del Lago di Garda (la principale è il biotopo del Lago di Loppio);

Con riferimento diretto al territorio del Comune di Mori la Provincia autonoma di Trento, in risposta ad alcune interrogazioni, ha però dichiarato che “Lo studio predisposto non prevede soluzioni diverse per l’imbocco del tunnel di monte previsto all’inizio del lago di Loppio. Potranno eventualmente essere studiate ed integrate soluzioni diverse per by-passare anche l’abitato di Loppio nel corso della procedura di valutazione di impatto ambientale ove se ne ravvisi l’opportunità in relazione al rapporto costi-benefici”.

In sintesi l’attuale progetto preliminare prevede la realizzazione di un tunnel a doppia canna con imbocco nei pressi di “Castel Verde” (in corrispondenza del curvone alla fine della retta di Loppio) e un’unica uscita localizzata nella piana a monte di Torbole.

Alla luce del precedente punto 1. è evidente che il progetto preliminare che sarà presentato alla VIA non ha le caratteristiche giuste in quanto considera solo in modo marginale il tratto Mori Ovest – Loppio Ovest che dovrebbe essere oggetto di interventi molto limitati (una rotatoria e, forse, un piccolo tratto di copertura) e non risolutivi degli annosi problemi di sicurezza e inquinamento acustico.

Con riferimento invece al punto 2. è altrettanto evidente che la mancata realizzazione di un’uscita del tunnel nei pressi di Nago renderà assai probabile che chi deve recarsi a Rovereto non voglia scendere fino all’imbocco della galleria; di conseguenza è molto probabile che il tracciato storico della SS240 debba essere mantenuto aperto. Con un conseguente limite alla valorizzazione ambientale e turistica del biotopo del Lago di Loppio le cui rive, al contrario, potrebbero essere completamente interdette al traffico veicolare consentendo, oltre ad un suo recupero ambientale completo e alla vera creazione di un corridoio ecologico tra le pendici del Monte Altissimo e quelle a nord, una sua fruizione turistica del tipo a bassa pressione antropica.

L’amministrazione comunale di Mori ha già, in passato, avanzato timidamente l’idea di anticipare l’ingresso del nuovo tunnel a doppia canna nella zona di Sant Antonio (circa 1 km dopo l’uscita delle gallerie di Mori) ma non ha mai insistito sulla richiesta forse per non rallentare l’iter autorizzativo del progetto e il successivo inizio dei lavori tanto richiesto dalle amministrazioni della “Busa”.

Oltre a questa prima richiesta è inoltre fondamentale che con il progetto si prenda in considerazione, per le motivazioni suricordate, anche un’uscita delle gallerie nei pressi di Nago.

Stando così le cose è necessario prepararsi, mediante la raccolta del più alto numero di adesioni, a richiedere alla Provincia, in fase di valutazione di impatto ambientale del progetto, l’accoglimento di queste due richieste oltre, ovviamente, a quella presentata dalle altre amministrazione comunali coinvolte, di garantire la massima velocità dell’iter di approvazione e della successiva realizzazione dei lavori.

Al fine di dare maggior forza a questa richiesta invito tutti coloro i quali condividono l’idea di risolvere, assieme ai problemi delle amministrazioni dell’Alto Garda, anche le problematiche relative al territorio di Mori nonché quella di recuperare in modo completo, dal punto di vista ambientale, il biotopo del Lago di Loppio ad iscriversi al gruppo facebook REALIZZIAMO IL COLLEGAMENTO ECOLOGICO ROVERETO-ALTOGARDA.

Le librerie muoiono in totale silenzio: addio cultura trentina

di PINO LOPERFIDO (da L’Adige di sabato 19 settembre 2009)

« Guardi, sono veramente demoralizzata. Mi arrendo. Chiudo». Questo il commento di una storica libraia di Riva del Garda che dopo anni di onorato servizio è costretta a chiudere i battenti dalla pressione della concorrenza. Stesso destino per la libreria per ragazzi «Il pesciolino d’oro» di Via Roggia Grande a Trento, a soli 24 mesi dall’apertura.

Anche il Trentino, insomma, paga lo scotto della crisi dei consumi, del caro affitti, ma soprattutto dell’avvento dei grandi magazzini del libro, megastore, supermercati e quant’altro. Un vero e proprio valzer degli addii che sta attraversando la nostra Penisola. Le piccole librerie indipendenti stanno chiudendo e, se non chiudono, vengono acquisite dalle grandi catene e riconvertite in megastore, appunto.

Il mercato è diventato estremamente aggressivo. Questi «grandi magazzini del libro» possono permettersi sconti incredibili, e i piccoli in questo sistema malato non possono competere.

Tuttavia non vogliamo cedere alla tentazione di un luogo comune abbastanza diffuso, secondo il quale le piccole librerie sono posti magici e romantici e i megastore sono volgari, orribili. Luoghi vitali; limitati, ma portati avanti con sapienza artigianale e passione i primi, impersonali e accoglienti come un duty free dell’aeroporto di Singapore i secondi.

La verità si colloca certamente nel mezzo. Quasi nel mezzo. Difficile e pericoloso, dunque, generalizzare. Ognuno è comunque libero di preferire la completezza dell’offerta alla competenza e all’esperienza del libraio, i vantaggi di una allettante tessera-punti alla condivisione di una passione, l’aria condizionata alla fascinosa polvere, Faletti e Larsson a Buzzati e Pavese.

Il problema, per quanto riguarda la realtà trentina e per tutte le altre isole culturali regionali, è un altro. La scomparsa delle nostre librerie storiche ha una conseguenza devastante: il rischio di portare all’estinzione della cultura locale. O meglio, di privarla del veicolo essenziale affinché essa venga trasmessa alla gente: le librerie.

I grandi megastore ospitano malvolentieri i libri locali. I distributori devono sovente fare il diavolo a quattro per convincerli a tenere in vetrina un Gorfer, un Rogger o un Faganello. Stendiamo un velo pietoso sulla competenza di certi commessi, che spesso rispondono alle richieste dei clienti con l’aria di chi non ha ancora capito esattamente cosa diavolo si vende lì dentro. Convincerli a cercar di convincere i responsabili a tenere un libro trentino tra i grattacieli di Camilleri e Brown è un’attività avvilente. Pare insomma di domandare la luna. Facciamo i nostri migliori auguri a tutti i librai che combattono ogni giorno, con tenacia la loro battaglia (compresi certi piccoli franchising che si prendono a cuore i prodotti locali), ma non è difficile prevedere che presto non vi sarà più spazio per una diffusione della cultura trentina. Il libro è il veicolo culturale per eccellenza. È attraverso le pagine di un romanzo o di un saggio storico che si trasmette ai posteri l’identità di un popolo.

A fronte di quanto detto, suscita una certa curiosità il silenzio della Provincia autonoma di Trento. Impegnata su fronti molteplici dell’economia a sostenere, foraggiare e incoraggiare le attività più diverse, pare davvero strano che ancora nulla di concreto si sia pensato di fare per arginare la scomparsa delle piccole librerie. Pare fin troppo ovvio quanto bisogno ci sia di una legge che regolamenti il mercato, un po’ come avviene in Francia. E la nostra natura di provincia autonoma ci permetterebbe anche di non dover attendere la burocrazia romana prima di fare qualcosa di concreto. Quindi… Sovvenzioni particolari a chi decide di aprire una libreria (soprattutto) di libri trentini, sgravi fiscali, contributi a fondo perduto per il pagamento degli affitti, obbligo per i megastore di destinare un minimo di esposizione ai libri locali, curare la distribuzione regionale ed extra regionale dell’editoria trentina.

Le strade per aiutare le piccole librerie indipendenti sono tante e tutte percorribili. Per intanto ci auguriamo che possa sorgere un dibattito e che la Provincia, ovvero l’assessorato alla Cultura possa fornirci delle rassicurazioni. I libri che parlano di noi e della nostra storia siamo noi stessi che aspiriamo all’eternità.