Goccia dopo goccia

di E. Di Stefano – G. Fasano
Cantata da Marco Barbera, Alex Rossi e Natascia Tarturo

Cos’è una goccia d’acqua, se pensi al mare
Un seme piccolino di un melograno
Un filo d’erba verde in un grande prato…
Una goccia di rugiada, che cos’è?
Il passo di un bambino, una nota sola,
Un segno sopra un rigo, una parola?
Qualcuno dice « un niente», ma non è vero
Perché, lo sai perché, lo sai perché?

Goccia dopo goccia nasce un fiume,
Un passo dopo l’altro si va lontano,
Una parola appena e nasce una canzone,
Da un «ciao» detto per caso, un’amicizia nuova;
E se una voce sola si sente poco,
Insieme a tante altre diventa un coro
E ognuno può cantare, anche se è stonato;
Dal niente nasce niente, questo sì.

Non è importante se non siamo grandi
Come le montagne, come le montagne;
Quello che conta è stare tutti insieme
Per aiutare chi non ce la fa,
Per aiutare chi non ce la fa.
Goccia dopo goccia..

Goccia dopo goccia nasce nasce un fiume
E mille fili d’erba fanno un prato
Una parola solo ed ecco una canzone
Da un “Ciao” detto per caso un’amicizia ancora;
Un passo dopo l’altro si va lontano
Arriva fino a dieci poi sai contare
Un grattacielo immenso comincia da un mattone
Dal niente nasce niente, questo sì.

Non è importante se non siamo grandi
Come le montagne, come le montagne
Quello che conta è stare tutti insieme;
Per aiutare chi non ce la fa.
Non è importante se non siamo grandi
Come le montagne, come le montagne
Quello che conta è stare tutti insieme;
Dal niente nasce niente, questo sì.
Dal niente nasce niente, tutto qui!
Stiamo tutti insieme, questo sì.
Dal niente nasce niente, tutto qui!

I nemici della memoria

di Elie Wiesel

tratto da “La Repubblica” del 19 dicembre 2009

Chi è stato a rubare l´insegna di Auschwitz, recando offesa alla memoria degli ebrei e a chi è impegnato a tutelarla? Da dove vengono? Che intenzioni hanno, qual è il loro progetto? Questo incidente criminale riverbera la sua immagine in tutto il mondo e suscita stupore, shock e rabbia.

Ma quale idea perversa può aver motivato un simile abominio? Quell´iscrizione era ed è ancora la massima espressione di cinismo e brutalità. Deve restare immutabile e intatto per generazioni e generazioni.

Cosa avevano in mente i ladri quando hanno rimosso l´iscrizione che centinaia di migliaia di vittime arrivate nel campo vedevano ogni giorno, ogni sera? Cosa immaginavano di poter fare? Di venderla in televisione per enormi somme di denaro? Di tenerla incorniciata a casa loro? Quale idea perversa può aver motivato un simile abominio?

In questa nostra era di confusione e sfiducia, la Verità è sempre in prima linea, al fronte, e i suoi nemici sono i nemici della Memoria. Dunque, quel Luogo è d´importanza e significato speciale, perché si basa su entrambi quei valori costitutivi, Verità e Memoria.

Chiunque voglia cancellare il passato ha naturalmente interesse a rimuovere quella scritta, che è parte così visibile del Passato della Memoria.

In un certo senso, si può esprimere sorpresa per il fatto che non si sia mai tentato prima di compiere quanto è accaduto oggi. È così facile distruggere, è così facile rubare, eppure, grazie al cielo, persino quelli che sono i nostro nemici non avevano osato, fino ad oggi, di intraprendere un simile furto.

In virtù di ciò che è avvenuto all´interno di quell´incommensurabile cimitero di cenere, Auschwitz deve restare un monumento intoccabile al dolore, allo strazio e alla morte di più di un milione di ebrei e altre minoranze.

Benché protetto a livello internazionale dalla rabbia e dalla pietà che suscita in centinaia di migliaia di visitatori provenienti da tutto il mondo, il campo necessita ovviamente di maggior sicurezza. Devono provvedervi le autorità polacche ai massimi livelli. Tutto ciò che si trova entro le recinzioni di filo spinato deve restare immutabile e intatto per generazioni e generazioni.

Quanto ai ladri, verranno senza dubbio interrogati a lungo da personale specializzato, psichiatri inclusi. Siamo tutti ansiosi di conoscere ogni aspetto della loro personalità, del loro carattere, del loro passato. E di conoscerne l´appartenenza ideologica. Hanno agito da soli? Appartengono a gruppi neonazisti? Volevano dimostrare qualcosa entrando in possesso dell´insegna, e se sì, che cosa?

“Arbeit macht frei” era, ed è ancora, massima espressione di cinismo, inganno e brutalità. Dietro quel cancello il lavoro non portava libertà. Agli ebrei e agli altri portava fatica, umiliazione, fame e morte. Dentro tutto equivaleva alla morte. È questo che il ladro voleva cancellare?

Un simpatico “Buon Natale”

Questa mattina transitando per le vie di Mori sono stato “colpito” da questo messaggio scritto, complice la nevicata di questa notte, da – mi piace pensare – un bambino sul vetro posteriore di una macchina in sosta.

E’ bastata questa scritta per farmi sorridere e pensare che, a volte, è sufficente poco (una leggera nevicata notturna in prossimità del Natale) per trasformare quella che poteva essere una parolaccia in un augurio sincero.

Giusto multare chi supera i limiti di velocità

Riportiamo di seguito una bella presa di posizione contro i “lamenti” di chi trasgredisce le regole e vorrebbe sempre farla franca.

Dobbiamo tutti prendere atto che il problema degli incidenti stradali è reale e non virtuale, e non solo per le famiglie che vedono propri cari coinvolti negli incidenti (investitori, investiti, illesi o feriti), e che la stragrande maggioranza degli incidenti è causata da comportamenti errati degli automobilisti coinvolti.

E’ quindi giusto che le forze dell’ordine vigilino e, se necessario, puniscano i comportamenti di chi non rispetta le norme e non mostra rispetto per la propria e altrui vita.

Ricordiamoci quindi, in particolare, di non procedere a velocità eccessiva nei centri abitati (i pedoni non hanno air-bag che li difendono in caso di investimento) e di distrarci alla guida per telefonare, videotelefonare, messaggiare ecc.

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di RUGGERO VAIA da pag. 54 de L’Adige del 25 luglio 2009

Caro Direttore, mi pare davvero un po’ esagerato che il suo giornale ospiti in prima pagina (22 luglio) una perorazione contro le multe stradali che molti automobilisti si procurano salendo in Valle di Fiemme. Le sanzioni non sono un indifferenziato dazio, come un pedaggio autostradale, come l’intervento citato sostiene, bensì vengono comminate a coloro che violano le norme del codice stradale. Conosco molta gente che è immune da tale sindrome, gente tranquilla e rispettosa. Il fatto è che nella nostra bella Italia è diventato normale non rispettare le regole stradali: viaggiare sopra al limite di velocità, spesso a pochi metri dal veicolo che precede, non dare la precedenza ai pedoni sugli attraversamenti, non usare gli indicatori di direzione, usare i lampeggianti d’emergenza come un lasciapassare per la sosta sul marciapiedi o in seconda fila. E quindi è diventato senso comune vivere come un’ingiustizia l’applicazione delle norme: se tutti fanno come gli pare, perché non posso anch’io? La parte più penosa dell’intervento pubblicato è comunque dove si sostiene che sanzionare le violazioni è deleterio per l’economia, per il turismo. I poveri turisti «Schumacher», irritati per non poter correre a loro piacimento, si adonteranno e non frequenteranno più Fiemme e Fassa! E, di grazia, dove andranno? Frequenteranno forse le valli austriache o svizzere? Si calmino, invece! Vivranno meglio anche loro, se rispetteranno il prossimo ed eviteranno di creare situazioni di pericolo. Nel mio piccolo vorrei invece suggerire alle forze dell’ordine altre odiosissime violazioni, anche queste connesse (più sensatamente, mi pare) con il turismo come risorsa. Per esempio, quali gitanti si possono godere la montagna del Sella e del Pordoi, se tutti i giorni le strade sembrano un autodromo percorso da motocilette rumorosissime, le cui rombanti accelerazioni ad ogni tornante echeggiano tra Sass Pordoi e Piz de Ciavàzes, nessuna che rispetti limiti di velocità, di rumorosità, di decenza? Quali escursionisti si divertono se, camminando su una strada forestale chiusa al traffico motorizzato, vengono regolarmente spalmati di polvere dal Suv di un impunito furbetto? Tuttavia non ci si può aspettare che con le sole sanzioni di legge si possa ripristinare un clima di rispetto reciproco, che in fin dei conti è il primo requisito per una vita sociale decente. Bisogna che ciascuno di noi si impegni in prima persona, incoraggiando i comportamenti corretti e criticando quelli oltraggiosi; per esempio, che al solito automobilista parcheggiato sul marciapiede un bambino spieghi che il passeggino del fratellino non ci passa.