"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

VALLE DEI MOCHENI | Ricerche e percorsi “visivi” sulla valle incantata 

immagini di Guido BENEDETTI | Luca CHISTÈ | Francesco FRANZOI | Michele VETTORAZZI
a cura di Alessandro Franceschini

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GUIDO BENEDETTI | Conservazione e trasformazione di un territorio storico antropizzato

Il lavoro parte dalla ricerca storica effettuata sulle prime mappe catastale disponibili (ultimate per il territorio del Tirolo nel 1861) che ha consentito di evidenziare i siti e gli edifici già esistenti a quella data e le loro caratteristiche costruttive di massima (in legno o in mattoni).
La sovrapposizione degli areali così individuati con le ortofoto più recenti ha poi permesso di identificare gli edifici storici presenti a tutt’oggi ed individuare eventualmente le zone aperte corrispondenti a vecchi edifici non più esistenti.
A partire dalla ricerca storica effettuata, che ha permesso di evidenziare molto chiaramente l’evoluzione del tessuto costruito con una visione zenitale del terreno, la ricerca fotografica condotta ha voluto affiancare a questa visione perfettamente zenitale (che ha sicuramente molti pregi tra i quali quello di rappresentare oggettivamente quello che oggi viene chiamato “consumo di suolo” e quindi di cogliere perfettamente un dato di tipo quantitativo) una visione orizzontale che, a parere dell’autore, è in grado di cogliere più chiaramente il mutamento qualitativo delle costruzioni.
In questo modo si consente a chi osserva le immagini di entrare quasi fisicamente all’interno dei piccoli centri abitati oggetto della ricerca in modo da apprezzare in questo modo sia gli edifici storici giunti fino a noi nella loro condizione primitiva che gli edifici oggetto di risanamento e di riammodernamento cogliendo il permanere dello schema distributivo riportato sulle mappe storiche risalenti al 1861 e le tracce lasciate sugli stabili sia da interventi di manutenzione straordinaria che da interventi di miglioria generali o puntuali in cui si assiste all’uso di nuovi materiali affiancati a quelli tradizionali e all’integrazione di nuove funzioni all’interno degli edifici.

ME.AND.SCAPE

ME.AND.SCAPE

Anche l’intimità che portiamo con noi fa parte del paesaggio

Gianni Celati dal suo libro “Verso la foce

…Nell’ecologia fluviale il meandro è una ricchezza inestimabile: allunga la superficie di contatto fra acqua e terra, amplia quel mondo umido e anfibio che è patria e ricettacolo della più sconvolgente biodiversità.
Un fiume che corre dritto in mare dà molto meno, al mondo.

www.unaparolaalgiorno.it


Nota introduttiva

Ogni avventura ha sempre un suo inizio e un suo perché.

Se l’ispirazione per l’avvio del mio lavoro dedicato alla storica strada di attraversamento della borgata di Mori (la cosiddetta via Imperiale) è giunta nella primavera del 2020, in pieno lock down, dopo aver seguito una presentazione del lavoro fotografico dedicato alla città di Padova da parte del fotografo (e architetto) Marco Introini e aver contemporaneamente ripensato alla metodologia di lavoro che un altro grande fotografo (e architetto) Gabriele Basilico aveva più volte raccontato nelle sue interviste, la fonte ispiratrice del mio nuovo lavoro che ho denominato, significativamente, ME.AND~SCAPE è stata la lettura (e le successive riletture) di un libro molto particolare.

Mi riferisco al libro dal titolo “Verso la foce” formato da quattro racconti che l’autore Gianni Celati, conosciuto da tanti ma sconosciuto a molti, definisce “racconti d’osservazione”.

Al libro, come mi era già successo con gli scritti di Alessandro Cucagna (che saranno stati poi alla base del mio lavoro fotografico culminato con la stampa del libro “Gardumo 77.78 17.18”), che mi aveva fin da subito colpito e che inizialmente aveva stimolato in me l’idea di tornare su quei luoghi per capire, dopo 40 anni, cosa era successo all’ambiente fisico e umano raccontato dall’autore a cavallo tra il 1983 e il 1986, ho dedicato più letture e ho lasciato che i pensieri e le osservazioni contenute potessero decantare lentamente in me stesso.

L’idea di tornare su quei luoghi è sicuramente rimasta forte in me, ma al contempo ho rielaborato quanto letto e sono andato alla ricerca della “mia foce” e di territori ancora relativamente vergini da osservare, prima, e raccontare, poi, per mezzo della mia macchina fotografica.

La scelta del territorio, visto anche la mia passione “idraulica” di gioventù e la conoscenza tecnica della materia, è stata di conseguenza naturale: avrei seguito il fiume Adige là dove la mano dell’uomo era stata meno invasiva e dove non era intervenuta troppo pesantemente con i molti lavori di rettifica che l’amministrazione austriaca aveva realizzato in concomitanza dei lavori di realizzazione della ferrovia del Brennero poco prima della famosa alluvione del 1882.

Ho così individuato la zona della Terradeiforti, poco a sud del confine tra la provincia di Trento e la provincia di Verona, nella quale il fiume Adige mantiene ancora oggi il suo andamento meandriforme del secolo XIX. Il territorio individuato fa parte del Comune di Brentino Belluno, situato sulla sponda destra dell’Adige, e il Comune di Dolcè, situato sulla sponda sinistra del fiume, i cui confini corrispondono con l’asse, in quel tratto tutt’altro che rettilineo, del fiume Adige.

Come immaginavo in queste mie prime uscite (da gennaio ad oggi) ho potuto raccontare un territorio agricolo dove la mano dell’uomo ha prodotto, e continua tutt’oggi a produrre, un paesaggio curato e armonioso che rimane a contatto con il fiume, la sua acqua e i materiali da esso trasportati durante le piene.

Alcune definizioni di MEANDRO

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Fonte: https://pilloledigeologia.wordpress.com/

I Meandri sono anse (le curve di un fiume) che si susseguono per lo più regolarmente lungo un tratto di un corso d’acqua. La lunghezza media dei meandri è in genere proporzionale alla larghezza media del letto del fiume, così come il raggio di curvatura del meandro. L’evoluzione di questa manifestazione morfologica, avviene per mezzo dell’erosione laterale a spese della sponda esterna di ogni curva. Questo fa si che in corrispondenza del meandro l’acqua “scontrandosi” contro la sponda esterna causa un’erosione.

Nel momento in cui l’acqua compie l’opera di erosione della sponda esterna, va a creare un deposito di sedimenti sulla sponda interna, questo perché la velocità dell’acqua nella sponda esterna è maggiore determinando un’erosione con arretramento della riva, al contrario la velocità dell’acqua nella sponda interna sarà minore e quindi avremo deposizione di materiale, ne risulta quindi che le singole anse, possano subire dei cambiamenti.

Un fenomeno molto comune è il taglio di meandro, dove quando abbiamo due anse omologhe, la forma di esse di accentua fino a ridurre lo spazio tra di esse, fino a toccarsi, così facendo abbiamo un’accorciamento del percorso fluviale, mentre in corrispondenza del meandro “abbandonato” l’acqua ristagna, fino ad interrarsi con il tempo, per poi trasformarsi in una palude.

I meandri si presentano solitamente in corsi d’acqua in equilibrio (cioè stessa quantità di erosione e di sedimentazione) o moderatamente tendenti all’erosione o alla sedimentazione. A parità di spazio occupato dal fiume, un fiume rettilineo ha una lunghezza minore di un fiume a meandri con una misura che va da 1,5 a 4 volte.

Il termine “Meandri”, deriva da un fiume dell’Asia minore, il Meandro, che presenta un andamento particolarmente serpeggiante.

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Fonte: www.treccani.it

Ognuna delle serpentine, o curve a forma di S, soggette a spostamenti (e perciò dette anche meandri divaganti), che certi fiumi formano scorrendo nel loro corso inferiore in piane alluvionali a leggera pendenza; meandri incassati: incisi dalla corrente nella roccia sottostante la coltre alluvionale e, quindi, non soggetti a spostamenti; meandri morti: quelli che, in seguito a un naturale processo di raddrizzamento del corso del fiume, risultano strozzati alla base, con l’isolamento di un’ansa destinata a prosciugarsi. etimologia: dal nome del fiume Meandro (gr. Μαίανδρος, lat. Maeandrus e Maeander), fiume dell’Asia Minore, che già in greco e in latino aveva assunto questo significato figurato per i caratteristici serpeggiamenti del suo corso.#meandro, #ansa, #fiume

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fonte: www.unaparolaalgiorno.it

“I meandri … sono … le curve che il fiume naturalmente tende a compiere in piano: abbiamo tutti in mente l’ampio fiume tropicale che serpeggia attraverso la foresta, compiendo larghi seni. …Nell’ecologia fluviale il meandro è una ricchezza inestimabile: allunga la superficie di contatto fra acqua e terra, amplia quel mondo umido e anfibio che è patria e ricettacolo della più sconvolgente biodiversità. Un fiume che corre dritto in mare dà molto meno, al mondo.”

Via Imperiale | Kaiser Strasse

Via Imperiale | Kaiser Strasse

© Guido Benedetti 2016- 2017

Il progetto “Via Imperiale | Kaiser Strasse” nasce in piena pandemia COVID-19 quando ad aprile 2020 l’Italia si fermò e quasi tutti noi dovemmo rimanere chiusi in casa con l’unica possibilità di uscire solo per brevi passeggiate e facendo attenzione a non allontanarsi troppo dalla propria abitazione.

Poco prima di quel periodo, accompagnato ancora dagli appunti e dagli studi del geografo Alessandro Cucagna, ero impegnato in una nuova puntata dedicata al nostro territorio: in particolare stavo realizzando un lavoro di rilievo fotografico dedicato alla valle di Terragnolo, una porzione delle più ampie valli del Leno, territorio situato in sinistra orografica del fiume Adige in prossimità della città di Rovereto. Il lavoro di ricerca subì inevitabilmente uno stop dopo l’ultima uscita del 7 marzo 2020 svolta già in “odore” di pandemia.

Nei giorni successivi la sensazione forte era di essere sospesi nel tempo liberi, dopo l’attività lavorativa svolta in smart-working, dalle altre mille incombenze giornaliere.

Dopo aver seguito la presentazione su youtube di un lavoro fotografico di Marco Introini dedicato all’attraversamento fotografico della città di Padova e aver ricordato il metodo di lavoro di Gabriele Basilico (che molte volte aveva dichiarato che nella maggior parte dei casi i suoi lavori seguivano un ben definito percorso geografico di lettura della città), avviai una ricerca dedicata alla storica via di attraversamento della borgata di Mori: l’elegante “via Imperiale”.

Fu così che, dopo aver preso in prestito da Gianmario Baldi –  già catalizzatore, assieme a Luca Chistè, della nascita del mio progetto “GARDUMO 77.78 | 17.18” dedicato alla valle di Gresta –  una copia del progetto di massima del Piano Regolatore di Mori Borgata predisposto per la ricostruzione della città di Mori dopo la grande guerra, iniziai – anche se solo a tavolino –  lo studio relativo allo sviluppo della città, e quindi delle modifiche registrate nel suo tessuto urbanistico, dopo la grande guerra.

Le ricerche sono poi state integrate con le informazioni desumibili dalle mappe storiche riguardanti la cittadina di Mori e dall’analisi della situazione registrata nelle mappe catastali risalenti all’impianto dello stesso (circa 1850). Predisposi così un primo piano di lavoro che riguardava le strade e gli edifici esistenti (o non più esistenti) lungo la storica via di attraversamento che univa la frazione di Ravazzone con quella di Mori Vecchio.

Fu così che iniziai (zaino fotografico in spalla e, molte volte, a cavallo della mia bicicletta) a percorre l’asse storico ricordato in alcuni testi come “via Imperiale”.

Il contesto registrato nelle immagini raccolte, che documentano e al contempo interpretano lo spazio urbano fotografato, si è rilevato molto interessante; a differenza delle aree edificate più recentemente, lungo la vecchia ed elegante via Imperiale gli edifici si rivelano in stretto rapporto con la viabilità di attraversamento e con gli spazi pubblici esistenti (piazze o slarghi esistenti).

Stagioni 2014 – 28 immagini x 4 stagioni

Stagioni 2014 – 28 immagini x 4 stagioni

© Guido Benedetti 2014

Con l’estate 2013 ho rispolverato una mia vecchia passione: la fotografia.

Ho superato l’avversione per il mondo digitale e ho acquistato una nuova fotocamera Nikon – in sostituzione della mia vecchia analogica F301 (che conservo gelosamente) – scoprendo di conseguenza un “nuovo mondo” molto diverso e, in un certo senso, molto più vasto rispetto a quello legato alla fotografia tradizionale su negativo o alla pellicola invertibile.

Se nel 2013 ho raccontato, in modo molto istintivo, con la fotografia alcune occasioni di festa familiare e colto “al volo” altre immagini particolari, nel 2014 ho “esplorato” consapevolmente il mondo della fotografia mediante – innanzitutto – alcuni fondamentali momenti di formazione e – poi – andando alla ricerca di situazioni e immagini meritevoli di essere fissate sulla “pellicola digitale” e per le quali tentare di applicare quanto imparato.

Nasce così, tra gli altri, il progetto STAGIONI 2014 in cui accanto ad immagini colte durante normali passeggiate o uscite fotografiche, in cui comunque la composizione inizia ad assumere una parte importante, vi sono altri “scatti” pensati e pre-visualizzati nella mia mente per i quali sia il momento del click che il contenuto dell’immagine sono frutto di una pianificazione preventiva.

Si parte, infatti, da alcune immagini dei primi mesi invernali del 2014 (che rimarranno nella memoria per le grandi nevicate in quota) per poi passare ad alcune immagini primaverili nelle quali appare in modo chiaro la ricerca dell’oggetto (è il caso ad esempio di “Tramonto a Montalbano” o “Colline Trentine” immagine scattata per il concorso “Lost in Trentino” piuttosto che l’ “Aurora a Tagliata di Cervia”).

In estate è poi proseguita la ricerca di altri momenti particolari (p.e. l’Alba del 21 giugno con il sole che fa capolino dietro le antenne del monte Finonchio o il Bagno marino in notturna) unitamente all’utilizzo di un nuovo grandangolo che ha permesso un cambio di prospettiva rispetto alle foto precedenti.

L’anno si è poi concluso con l’Autunno che mi ha visto partecipare ad un ottimo corso di fotografia durante il quale ho sviluppato i primi progetti a tema (“Autunno” e “Venezia”) che hanno contribuito in modo consistente alla selezione di immagini presenti in questa esposizione.

VAL DI RABBI | Identità, luoghi e natura

immagini di Guido BENEDETTI | Luca CHISTÈ | Mattia DORI
a cura di Alessandro Franceschini

Proseguendo nella propria tradizione iconografica, volta a creare una collana di immagini su alcuni dei più intriganti territori turistici del Trentino, la Borsa Internazionale del Turismo Montano, avvalendosi del contributo dei tre fotografi trentini già impegnati lo scorso anno nel lavoro d’investigazione fotografica sul Monte Bondone e, negli anni precedenti, con le ricerche condotte sulla Valle del Vanoi e Marilleva con Luca Chistè, volge ora il proprio sguardo ad una valle le cui peculiarità ambientali, naturalistiche e paesaggistiche, sono uniche.

La Val di Rabbi, laterale alla Valle di Sole, con disposizione Nord-Sud e interamente percorsa dal torrente Rabbies, presenta una classica conformazione a V, con ripidi fianchi boscosi e rocciosi, prateria sul fondovalle, interessata nel tempo da varie conoidi alluvionali e canaloni di valanga, testimonianze dell’impatto che la natura esercita sul territorio.

Scelta dalla BITM quale luogo ideale per intercettare quel bisogno di sostenibilità, quiete e intimistico isolamento (qui inteso in un’accezione positiva del termine) derivante dall’epoca post Covid19, la Val di Rabbi, con la sua particolare configurazione morfologica, rappresenta un importante punto di riferimento per ripensare ad una nuova progettualità turistica, pienamente coerente con le emergenti istanze storico/sociali.

È su questi fondanti tratti identitari della Val di Rabbi, che ai tre fotografi è stato chiesto di indagare il territorio, attraverso una lettura che sia il più stratificata possibile e coerente con le loro specifiche identità contenutistiche e calligrafiche.

Per questo nuovo e sfidante lavoro monografico di BITM, le aree tematiche previste sono le seguenti:

  • quella legate alla tradizione e all’impiego di specifici materiali nelle diverse identità abitative, in grado di restituire le competenze progettuali e costruttive delle genti della Val di Rabbi, sono l’oggetto del lavoro di Guido Benedetti;
  • la lettura del paesaggio, la dimensione antropica e architettonica, comprendente anche alcune incursioni visive legate al turismo, sono l’area di investigazione tematica di Luca Chistè;
  • la dimensione più propriamente naturalistico/faunistica, soprattutto nel paesaggio in quarta e all’interno del Parco dello Stelvio, invece, è la chiave di lettura offerta dal fotografo naturalista Mattia Dori.

Le 45 immagini che compongo il tessuto della rassegna, interamente in catalogo, arricchito con ulteriori immagini di approfondimento, sono state stampate in grande formato e con tecnica fineart.