"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

La sua linea comincia a inspessirsi

“Mentre camminavo lungo le acque dell’Adige all’altezza di Rovereto, ho avvertito che quel punto geografico appariva anche come il punto di svolta del fiume: una sorta di confine naturale tra le terre alte e le pianure che portano al mare.

Se fino a quel tratto il fiume è rigido e stretto come un canale disegnato, da Rovereto in poi la sua linea comincia a inspessirsi e ammorbidirsi, facendo valere il proprio diritto a prendersi tutto lo spazio e il respiro che gli competono, prima di perdersi nel mare.”

Antonio Ronaldi in “Morgen: torno indietro un attimo”

La città di Verona e il “suo” fiume Adige

“La città è un tappeto di tetti gialli. È irta di campanili di cotto rosso e di torri di pietra bianca. Il fitto quadrangolo del nucleo romano è simile a un cofanetto riposto nel grembo del fiume. La traccia “orizzontale” del muro civico è tesa a racchiudere la base del meandro tra Castel Vecchio e il ponte Aleardi.

Più oltre, verso la ferrovia che scavalca l’Adige con il dignitoso ponte ottocentesco, si scorge la cerchia scaligera che i veneziani rimodernarono su progetto del Sanmicheli e che gli austriaci munirono di bastioni.

(…)

Undici ponti uniscono le due sponde. Una volta erano tre. Lo annota Montaigne confermando le cronache locali. Sono i ponti gli attori primari della genesi e dello sviluppo della città: dalla rocca scaligera alle fiere, alle stagioni d’arte dell’arena e del teatro romano.

In tal senso Verona è una delle realistiche conseguenze di un sito geografico. Il suo seme sembra essere collegato al castelliere e al guado del fiume. La simbiosi Verona-Adige è una vibrazione di fatti fisici, biologici, spirituali.”

Aldo Gorfer in “L’Adige: una storia d’acqua “

Po vs Danubio

“I tedesco-parlanti lo vivono ancora, il grande fiume centroeuropeo, [il Danubio] lo navigano, ci pedalano di fianco, hanno tanti bei paesini che vi si affacciano, lo attraversano in canoa, prendono i battelli che permettono di passare da una riva all’altra con tanto di bici al seguito.

Noi il nostro grande fiume lo evitiamo e le attività lavorative che vi si svolgevano un tempo hanno ormai cambiato faccia: una volta c’erano frotte di contadini che andavano lungo il Po a coltivare i campi resi fertili dalle sue acque, terrazzieri che scavavano la terra, boscaioli che tagliavano gli alberi nelle golene e, nel tempo libero, gente che cercava di procurarsi da mangiare per la famiglia gettando la lenza in acqua oppure lasciava la bicicletta appoggiata agli alberi vicino alla riva per andare a farsi un tuffo, mentre gli innamorati si nascondevano dietro ai cespugli per starsene da soli.”

Francesca Cosi  in “FLUMEN: viaggio sul Po” con fotografie di Alessandra Repossi

Argini e panorami

“La natura di confine incarnata dall’argine rimane per così dire implicita nelle fotografie; nel senso che di frequente la struttura arginale fisicamente non appare, ma le immagini che ne derivano sono possibili soltanto grazie alla sua presenza.

La panoramicità dell’immagine (pochi metri di sopraelevazione in pianura fanno guadagnare visibilità inedite) non sarebbe attingibile senza la postazione rialzata.

La necessità idraulica di difendersi dalla forza delle acque attraverso la costruzione di possenti barriere arginali si fa dunque opportunità estetica di contemplazione del paesaggio circostante, in un’affascinante commistione fra il concreto utilitarismo di una civiltà profondamente contadina, terragna, e la parentesi di contemplazione in un momento di gratuità percettiva.”

Davide Papotti nella sua introduzione al libro “FLUMEN: viaggio sul Po” con fotografie di Alessandra Repossi

Senti, il torrente scorre ancora

“È finita in tribunale, terzo grado di giudizio, la battaglia per salvare il torrente Talagona dalla costruzione di una centrale idroelettrica che avrebbe prodotto poca energia e generato un grande impatto ambientale, nel cuore delle Dolomiti bellunesi. Hanno vinto Giovanna e tutti quelli che si opponevano allo sfruttamento fino all’ultima goccia di uno degli ultimi fiumi ancora liberi sulle nostre montagne. Non è solo questione di poesia e paesaggio, ma di leggi e regole da rispettare, per la difesa dell’ambiente.
«Senti, il torrente scorre ancora. Valeva la pena lottare!»”

Elisa Cozzarini in “Gli intrecci del fiume”