"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

La gratitudine

“La gratitudine è fortemente connessa con l’idea del «qui e ora». È difficilissimo restare agganciati all’istante presente che stiamo vivendo, sembra essere la nostra stessa mente a spingerci indietro nel passato o a proiettarci verso il futuro, instancabilmente.

Ancora una volta, questo può essere legato alla nostra natura vulnerabile e all’ambiente ostile che dovevamo affrontare, quando eravamo solo sapiens, quotidianamente minacciati da altri animali. Il passato era una fonte preziosa di informazioni, esperienze

(…)

Ancora oggi ci sono tantissimi validi motivi che portano la nostra mente a proiettarsi nel futuro e nel passato. L’utilità di questa nostra tendenza resta indiscussa, ma talvolta ci distrae davvero da ciò che stiamo vivendo. Davanti alla meraviglia di un tramonto che possiamo ammirare seduti sulla sabbia, potremmo davvero concederci il piacere di vivere quell’istante, senza distrarci con il lavoro della mente. Potremmo regalarci una parentesi in cui sentire dentro di noi la gratitudine, e nulla di più. Scopriremo che non è legata al momento o alla situazione di per sé, per il loro oggettivo valore, quanto alla nostra capacità di attribuirgli un’importanza.”

Irene Sanguineti in “Parliamoci sempre. Come le emozioni influenzano le nostre relazioni”

Grazie, una parola semplice molto volte dimenticata.

“La gratitudine ha un impatto sul nostro stato d’animo, ma come detto influisce anche sulle nostre relazioni. Notare il gesto gentile di qualcuno e dimostrare che lo abbiamo apprezzato lancia un messaggio molto chiaro all’altro. Un ambiente in cui si notano i reciproci gesti e si dedica un istante a pronunciare un «grazie», magari accompagnato da un sorriso, sarà certamente più sereno per tutti.

«Grazie» è veramente una parola semplice da dire, eppure tante volte la riteniamo superflua. Rischiamo di darla per scontata soprattutto in famiglia o nelle relazioni sentimentali, in cui siamo certi che le persone ci sosterranno sempre, e viceversa. Eppure, riconoscere e vedere ciò che gli altri fanno per noi resta importante: ogni ringraziamento ci ricorda che c’è qualcuno disposto a fare qualcosa per noi, oltre che esprimere all’altro la nostra gratitudine.”

Irene Sanguineti in “Parliamoci sempre. Come le emozioni influenzano le nostre relazioni”

Camminare per scoprire il territorio e ri-scoprire le proprie radici

“A partire dal 1870 si sviluppò un grande interesse per i paesaggi catalani e nacque il movimento dell’Excursioni-sme. I catalani andavano a gruppi a camminare per i Pirenei o le montagne della provincia di Tarragona, alla riscoperta delle proprie radici; era un movimento dai forti connotati nazionalistici.”

Colm Toibin in “Omaggio a Barcellona”

Non c’è altro da vedere… O no?

“Quando il viaggiatore si è seduto sulla sabbia della spiaggia e ha detto: ‘Non c’è altro da vedere’, sapeva che non era vero.

Bisogna vedere quel che non si è visto, vedere di nuovo quel che si è già visto, vedere in primavera quel che si è visto in estate, vedere di giorno quel che si è visto di notte, con il sole dove la prima volta pioveva, vedere le messi verdi, il frutto maturo, la pietra che ha cambiato posto, l’ombra che non c’era.

Bisogna ritornare sui passi gia dati, per ripeterli, e per tracciarvi a fianco nuovi cammini.

Bisogna ricominciare il viaggio.

Sempre.

Il viaggiatore ritorna subito.”

Josè Saramago in “Viaggio in Portogallo” (tratto dall’introduzione di Francesco Zanot di “Istantanee permanenti”)

Una mano

“… in ogni angolo, c’è uno scuro confessionale, pronto soccorso per i bisognosi della coscienza, nel quale ci si può liberare dei propri peccati.

In uno di questi confessionali sedeva un giovane monaco dall’espressione grave; il viso della signora che si stava confessando mi era in parte nascosto dal suo velo bianco, in parte dallo sportello del confessionale stesso.

Potevo vedere solo una mano che mi tenne letteralmente stretto a sé.

Non potevo smettere di osservarla; le venature blu e lo splendore elegante delle dita bianche mi erano cosí mirabilmente familiari, che tutte le capacità fantastiche della mia anima si posero in movimento per immaginate un viso che andasse d’accordo con quella mano.

Era una mano bella, non come quelle delle ragazze giovani, che sono metà agnello e metà rosa, senza idee, mani vegeto-animali, ma una mano molto piú spirituale, con quel qualcosa di storicamente attraente che hanno le mani delle persone belle che hanno molto sofferto o molto studiato.

Quella mano aveva anche una certa commovente innocenza, e sembrava che non avesse bisogno di confessarsi insieme con la sua padrona, né voglia di ascoltarne la confessione, e quasi che stesse ad aspettare fuori che tutto fosse finito.”

Heinrich Heine in “Impressioni di viaggio – ITALIA”

… non come denti di una ruota nella macchina capitalistica

“… v’era qualcosa dell’atroce atmosfera della guerra.

La città aveva un aspetto disordinato e squallido, strade e palazzi avevano bisogno di riparazioni, le vie, nottetempo, erano oscurate per il pericolo d’incursioni aeree, i negozi in gran parte miseri e sprovveduti.

La carne scarseggiava e il latte era praticamente introvabile, difettavano carbone, zucchero e benzina, e c’era una grave penuria di pane. Anche all’epoca del mio arrivo, le file per il pane si allungavano spesso per parecchie centinaia di metri.

Tuttavia, da quello che si poteva giudicare, il popolo era soddisfatto e pieno di speranze. Non c’era disoccupazione e il costo della vita era ancora estremamente basso; si vedevano pochissime persone palesemente ridotte alla vera miseria e non c’erano neppure accattoni a eccezione degli zingari.

Soprattutto, si sentiva diffusa nell’aria una gran fiducia nella rivoluzione e nel futuro, l’impressione d’essere improvvisamente emersi in un’era di uguaglianza e di libertà. Gli esseri umani cercavano di condursi come esseri umani e non come denti di una ruota nella macchina capitalistica.”

George Orwell in “ Omaggio alla Catalogna”