”Quando sono arrivato a New York quattro mesi fa, a novembre, mi bastava mettere il naso in strada e ogni cosa mi pareva nuova e memorabile, degna d’esser scritta e commentata, chiave d’un ragionamento, d’un’interpretazione generale. Ricordo la prima sera a New York, in giro per Filth Avenue, l’immagine gioiosa e improvvisa del pattinatori sulla pista di ghiaccio del Rockefeller Center, il rapporto tra le dimensioni dei grattacieli e lo spazio sgombro di Central Park come m’appariva dalle finestre d’un sedicesimo piano, e le librerie aperte di notte, la tromba di Dizzy Gillespie al Metropole Cafe, il fumo dell’impianto di riscaldamento cittadino che esce dai tombini per le strade… Ricordo i primi giorni, il divertimento andando in subway a guardare la gente e indovinare le origini, lo stato sociale…”
Italo Calvino in “Un ottimista in America”
