“La fotografia professionale di architettura tende, direi quasi per vocazione, alla valorizzazione estetica dell’opera, a sottolinearne la bellezza così come a nasconderne i difetti. L’interpretazione che ne dà il fotografo si risolve in una ricomposizione dello spazio e della forma che, con la complicità della luce, può anche restituirne un’immagine diversa.
A fronte di questa naturale inclinazione, vorrei specificare il ruolo diverso, per certi versi complementare, che esprime la fotografia di paesaggio urbano, il cui percorso ho intrapreso da diversi anni e che è diventato per me familiare. L’attenzione dedicata più al contesto, allo spazio, che alla forma dell’opera architettonica, mi hanno abituato a una distanza critica, a uno sguardo che mira a una lettura più equilibrata e ‘veritiera’, cioè equidistante, dove l’opera architettonica di qualità riconosciuta e l’edilizia corrente possono convivere e avere sul piano visivo la stessa dignità.
Si tratta di cogliere il paesaggio urbano, e quindi l’architettura che ne fa parte, in modo più naturale, lontano dall’enfasi e dalla seduzione di un’interpretazione troppo formale, lasciando alle esigenze narrative dei dettagli il compito di un linguaggio più specifico, e liberando l’immagine dell’architettura da una costruzione estetica forzata, verso una convivenza libera con il contesto.
In questa rappresentazione delle forme, non ‘gerarchica’, in cui è valido il principio della sospensione di giudizio, credo vada inquadrato il mio lavoro di fotografo più in generale.
Gabriele Basilico in “Cassi Ramelli. L’eclettismo della ragione” – catalogo della mostra [2005]
