“Il fotografo deve stare sempre attento a non contraddire ciò che l’occhio vede, non deve essere troppo condizionato da sentimenti, da ideologie, né da ricordi o da altro, non deve prevaricare né forzare, ma essere contemplativo, utilizzando uno sguardo lento, capace di mettere a fuoco e cogliere tutti i particolari, e di rendere protagonista lo spazio.
L’occhio può integrarsi diventando tutt’uno con il medium fotografico, cercando una descrizione normale, che non ha bisogno delle dilatazioni del grandangolo o delle compressioni del teleobiettivo, né dei colori alterati dai filtri.
Quello che mi interessa dagli anni novanta è la fenomenologia della trasformazione dei processi urbani, e per fare questo ho dunque ampliato davvero molto il rapporto con lo spazio, mi sono liberato in modo definitivo delle tecniche che portano a costruire una fotografia ricercata.
Ho quindi preferito usare un metodo narrativo e sequenziale delle immagini nella costruzione dei miei progetti di fotografia.
Gabriele Basilico. Manoscritto riportato in “Scritti e conversazioni” a cura di Roberta Valtorta
