"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Caro Wim Wenders

“Penso ci siano molte analogie fra di noi nel modo di pensare e costruire la fotografia. Tu scrivi che fare ritratti o fotografare persone da un gesto innocente può fatalmente trasformarsi in un gesto violento. All’inizio mi piaceva il reportage e ammiravo in particolare il lavoro di William Klein, autore di libri dedicati a New York, Tokyo, Mosca, Roma. Salvo poi accorgermi che il suo avvicinarsi alle persone fino a quasi toccarle fisicamente per me diventava un approccio troppo aggressivo. Fotografare lo spazio, la città, l’architettura, ci mette al riparo da questi rischi, ma suggerisce altri interrogativi che, quasi immutati, mi hanno accompagnato per tutta la mia vita professionale e che vorrei quasi rivolgere a te: nelle tue immagini l’assenza di persone è una vera assenza? È sintomo di qualcosa non risolto? La mia risposta – analoga a quanto tu hai scritto – è quasi sempre che nel tempo mi sono abituato a vedere gli edifici come esseri umani: credo che la città abbia un’anima e un corpo che vive e respira e con la giusta attenzione possiamo stabilire con lei una relazione e cercare di coglierne il senso.”

Gabriele Basilico

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