"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

S.S.47 | ATTRAVERSAmenti  | ©2025

progetto fotografico di Guido BENEDETTI e Luca CHISTÈ
a cura di G.Pino Scaglione

La Valsugana si presenta come una sintesi complessa e dinamica di elementi naturali, insediamenti umani, infrastrutture, economie locali e memorie collettive. In questo paesaggio denso, il progetto fotografico ha cercato di attivare uno sguardo consapevole, capace di rallentare il passo e osservare.

Attraverso un lavoro durato circa un anno e sviluppato lungo il ciclo completo delle stagioni, sono state realizzate 74 fotografie, suddivise nei formati 50×70, 70×100 e panoramico 120×60.

Il lavoro, pur nella sua intenzione documentaria, non intende proporre una visione esaustiva, ma una traccia di lettura del paesaggio e del territorio: un invito a esplorare, a cogliere i dettagli, a riconoscere i segni della trasformazione e le forme della resistenza nel paesaggio.

L’indagine si pone anche come esercizio di prossimità, portando lo spettatore a confrontarsi con i propri paesaggi familiari — spesso dati per scontati — e a ripensarli come luoghi capaci di offrire nuovi significati a chi percorre l’arteria stradale.

A seguire, una lettura per ciascuna sezione fotografica, con lo scopo di accompagnare il pubblico lungo il percorso espositivo.

1 | La Strada
Questa sezione rappresenta l’incipit ideale del progetto: la strada come vettore, ma anche come soggetto. È il dispositivo che attraversa, connette, separa. È il luogo del passaggio e, allo stesso tempo, quello dell’attesa.
Le immagini presentate alternano prospettive ravvicinate a visioni più ampie, restituendo una dimensione “morfologica” del tragitto. In alcune fotografie, l’asfalto si fa segno grafico che divide il fotogramma, mentre in altre è lo sfondo che accompagna elementi architettonici o naturali.
La coesistenza tra infrastruttura e paesaggio emerge con significativa chiarezza: viadotti che sfiorano i campi coltivati, curve stradali che si insinuano tra i pendii, rotatorie che si aprono come crocevia tra tempo e territorio. La strada non è solo superficie percorribile, ma soggetto con una propria grammatica visiva.
Le scelte compositive e la gestione della luce — spesso in condizioni atmosferiche differenti — contribuiscono a restituire un senso di transitorietà che è, al contempo, struttura permanente. Le 16 immagini della sezione propongono uno sguardo che cerca di non essere mai didascalico, capace di sollevare interrogativi sulla forma della mobilità, sul consumo di suolo, sulla poetica del viaggio in territori non esotici.
Questa sezione, firmata da entrambi gli autori, si pone come dichiarazione di intenti: leggere il territorio attraverso le sue arterie, ma anche nei suoi vuoti e nei suoi margini.
2 | I Paesaggi (naturalistici e antropici)
Sezione di maggiore ampiezza all’interno del progetto, I Paesaggi rappresenta il cuore del racconto visivo. Qui, la Valsugana emerge nella sua complessità “geopoetica”: terra di transito e di sosta, di stratificazioni geologiche e culturali, di presenza e di abbandono.
Le immagini alternano scorci di natura intatta a situazioni in cui l’intervento umano modifica, ridisegna o contrasta l’ambiente originario. Ma l’intento non è giudicante: si osservano tanto le armonie quanto le frizioni e, in alcuni casi, le contraddizioni.
Le fotografie raccolgono zone agricole, corsi d’acqua, margini urbani, zone industriali dismesse, orti, filari, prati incolti. Emergono geometrie, texture, relazioni fra pieni e vuoti, ma anche tracce di usura, fragilità, resilienza. Il paesaggio si rivela come documento vivente: una mappa in divenire.
Dal punto di vista visivo, si è cercato di offrire una pluralità di soluzioni: alcuni scatti privilegiano l’angolo di campo ampio e il respiro dell’inquadratura, altri si sono concentrati su elementi minimi, apparentemente secondari.
In questa sezione si è cercato di far vivere una convergenza di sguardi, ma anche le singole specificità di approccio. Le fotografie non vorrebbero solo illustrare o documentare, ma anche interrogare: chiedono allo spettatore di farsi protagonista attivo di questa lettura.
In questa sezione, la Valsugana non è solo paesaggio da attraversare, ma da abitare con lo sguardo. Forse, è uno spazio costituito più da domande, che da risposte.
3 | Volti e personaggi del territorio
Questa sezione, interamente sviluppata da Luca Chistè, sposta lo sguardo dalla dimensione spaziale a quella umana. Qui il paesaggio si riflette dai volti che, in qualche modo, lo rappresentano.
Sono persone incontrate nei diversi viaggi fotografici, diventati personaggi che hanno condiviso il progetto e, nel caso del meccanico di biciclette, anche promotori di una squisita ospitalità.
Gli otto ritratti che compongono la sezione non seguono una tipologia precisa. La loro varietà è intenzionale, perché ciò che interessa non è la rappresentazione o l’uso di una specifica metodologia di ripresa, ma lo sguardo derivante dalla relazione e dall’interazione con i protagonisti.
Ogni soggetto ritratto diventa così il simbolo di una funzione, di un sapere, di un vissuto. Figure che abitano e definiscono i luoghi del vivere quotidiano più di qualunque altra presenza.
Nel contesto di una mostra dedicata al paesaggio, questi volti ricordano che il paesaggio non è mai vuoto: è fatto di biografie, di gesti quotidiani, di presenze silenziose che lo mantengono vivo.
4 | Contesti produttivi e servizi
In questa sezione, il paesaggio della Valsugana rivela la sua dimensione operativa: spazi di lavoro, di trasformazione, di produzione. La fotografia si confronta qui con l’elemento funzionale, con luoghi spesso considerati marginali dal punto di vista estetico, ma fondamentali nella definizione di un’identità territoriale.
I contesti rappresentati sono diversi: piccole realtà artigianali, strutture industriali, centrali elettriche, serre agricole, depositi, servizi di logistica. Accanto a questi, compaiono infrastrutture di supporto e ambiti più anonimi, come parcheggi o aree di sosta.
Le inquadrature privilegiano l’essenzialità e, in alcuni casi, fotografie di dettagli che raccontano storie di operosità e presenza umana. La sezione documenta una realtà spesso invisibile allo sguardo distratto del viaggiatore. Qui il paesaggio non è cartolina, ma corpo vivo in continuo adattamento.
5 | Panoramiche
Le quattro immagini panoramiche, poste all’ingresso del percorso espositivo, esprimono la funzione di introduzione visiva e concettuale del progetto. Realizzate in formato 120×60, queste opere ampliano lo sguardo e invitano a una lettura del paesaggio con un allargato angolo di campo.
La scelta del formato panoramico enfatizza l’orizzontalità della ripresa. Le immagini non descrivono un singolo luogo, ma condensano più traiettorie di significati, ponendosi come orizzonti aperti, soglie di senso che introducono al percorso espositivo più strutturato in termini tematici.

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