"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Muri

“Ci sono muri poveri, muri secchi e asciutti, costruiti adagio, senza calce, senza modificare le pietre della terra o del mare, muri poveri che stanno su per miracolo, per difendere quel poco che c’è da difendere nella melanconia della povertà e poi ci sono muri ricchi, muri scolpiti, muri organizzati, muri di granito e muri disegnati, muri pesanti, muri spessi, muri grossi, muri spaventosi, muri che proteggono l’oro, le armi, le prigioni, le antiche famiglie, i re antichi e i re di oggi.”

Ettore Sottsass in “Di chi sono le case vuote?”

Eppure…

“Le culture sono spesso un abisso invalicabile, eppure dappertutto le persone si assomigliano nella loro propensione a seguire la strada che più le porta a dilaniarsi fra loro – eppure dappertutto, quando ormai non te l’aspetti più, ecco la benevolenza di chi vede in noi, per un attimo, un fratello, un altro essere umano.”

Roman Tulier in “Il sogno del giro del mondo“

31° incontro 239-241 nei giorni 21 e 22/09/2025

Breve sintesi fotografica dell’incontro “31° anno” degli ex commilitoni dei corsi 239 e 241 che hanno svolto tutto o parte del proprio anno di “naja” a Tonezza del Cimone nel 1993/1994.

Linea curva

«La linea retta è la linea degli uomini, quella curva la linea di Dio»
Antoni Gaudi

Le piazze, le chiese, i palazzi civici italiani sono belli perché sono nati per essere di tutti

“Le piazze, le chiese, i palazzi civici italiani sono belli perché sono nati per essere di tutti: la loro funzione era permettere ai cittadini di incontrarsi su un piano di parità.
È per questo che la Repubblica – lo afferma l’articolo 9 della Costituzione – nel momento della sua nascita ha preso sotto la propria tutela il patrimonio storico e artistico della nazione: perché quel patrimonio è stato il luogo e lo strumento della formazione della comunità nazionale, visceralmente ancorata alle cento città d’Italia.”

Tomaso Montanari in “Le pietre e il popolo”

“Le pietre e il popolo” di Tomaso Montanari 

“… il vero capolavoro della nostra tradizione artistica è quella rete di relazioni tra oggetti, luoghi e persone che chiamiamo città. E, più precisamente, ciò che davvero conta è il nesso fra l’urbs (la città delle pietre) e la civitas (la città degli uomini).”

“… nulla si può capire dell’urbs, della città materiale, se non la si mette in connessione con le vicende morali e spirituali della civitas, la città degli uomini, cioè la società.”

“… è impossibile non capire che oggi l’urgenza culturale e civile è studiare, conservare e spiegare i contesti: non estrarre i singoli «capolavori» dai contesti per inserirli in mostre itineranti senza progetto scientifico.”

“Dobbiamo tornare a dire agli italiani di oggi che le loro città sono belle non per compiacere i turisti, ma per dar forma alla loro vita civile e politica. La forma della polis è forma della politica: per secoli la forma dello Stato, la forma dell’etica, la forma della civiltà stessa si è definita e si è riconosciuta nella forma dei luoghi pubblici. E per questo che la Repubblica – lo afferma l’articolo 9 della Costituzione – nel momento della sua nascita ha preso sotto la propria tutela il patrimonio storico e artistico della nazione: perché quel patrimonio è stato il luogo e lo strumento della formazione della comunità nazionale, visceralmente ancorata alle cento città d’Italia.”

Dall’introduzione di “Le pietre e il popolo” di Tomaso Montanari