"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Ancora sui controlli della velocità

da L’Adige di sabato 19 settembre 2009

Basta guerra agli autovelox Servono per la sicurezza di Margherita Tomasi

Egregio direttore, mi chiamo Margherita e le scrivo perché sono stufa di trovare sui giornali le lettere di gente egoista, prepotente e incosciente. Ci sono persone che assurdamente lamentano mancanza di segnalazioni di autovelox, di vigili e poliziotti che si nascondono, ecc. ecc. E nessuno spezza una lancia a favore di queste persone che ogni giorno rischiano la vita per uno stipendio da fame, e per dare un po’ di sicurezza alla gente normale. Perché io non considero «normali» le persone che pretendono di correre a loro piacimento in galleria, su strade ad alto rischio di incidenti, di parcheggiare dove vogliono. E pretendono pure di essere avvisati con cartelli sulle strade dove e quando ci sono le postazioni di controllo! Riguardo agli autovelox, non vedo dove sta il problema: se si rispettano i limiti, che importanza ha che ci siano o no? Questa gente vorrebbe fare il comodo suo, senza rispettare niente e nessuno. Se poi qualcuno attraversa la strada sulle strisce pedonali e viene investito da qualcuno di questi «signori», ovviamente è colpa sua! Come se una persona che viene uccisa da un proiettile sparato da un fucile, avesse la colpa di essersi trovata sulla traiettoria del proiettile… Lo sparatore assassino, naturalmente è innocente! Un’ultima cosa: quando qualcuno di questi furbetti che tanto denigrano le forze dell’ordine provoca un incidente e ferisce o ammazza qualcuno, è sempre il primo a lamentarsi e a dire che «quando serve, non si trova mai un vigile…». Come se un vigile potesse arginare la sua follia.

Scuola, ben venga il calendario alla francese

Scrive Lorenza Pedrini di Lasino su L’Adige di domenica 13 settembre

In merito all’articolo apparso il 2 settembre sull’«Adige» riguardante la scuola, io proporrei per l’assessore provinciale all’istruzione Marta Dalmaso un processo di beatificazione! Non mi resta che complimentarmi con la sua proposta finalmente davvero innovativa e pratica, utile sia agli studenti, insegnanti e genitori. Mi auguro che tale sondaggio, sulla base del modello tedesco e francese, dia risultati positivi affinché, con un’adeguata e necessaria apertura mentale, possa essere modificato anche per l’Italia il calendario scolastico soprattutto sulla proposta delle vacanze estive più corte. Penso che, soprattutto gli studenti trarrebbero maggior beneficio nell’avere più pause durante l’anno scolastico che non la mega pausa estiva. I tre mesi estivi a mio parere non fanno altro che annoiarli e nonostante se ne dica dei compiti, a mio avviso non servono a nulla se non a stressare studenti e genitori. Molto positiva è stata la recente sperimentazione francese di un libretto a quiz dove pure anche sotto l’ombrellone diventa piacevole sia per i ragazzi e genitori mettere alla prova la propria conoscenza di cultura generale. Sarebbe da interessarsi per adottarlo anche in Italia con l’incentivazione della lettura di qualche buon libro. E ora passo alla mia nota polemica visto che alla fine noi «altri-lavoratori» l’estate, oltre al nostro abituale lavoro, dobbiamo trasformarci in assidui consulenti nell’esecuzione dei compiti. Sarei felice che qualcuno mi spiegasse il motivo di come mai esiste una categoria di lavoratori che per i 3 mesi estivi + 15 giorni a Natale +1 settimana a Pasqua + vari ponti + 3 giorni a disposizione, rimane assente, delegando come ormai è da rituale la ripetizione e il supporto dell’attività didattica, ai genitori. Noi «altri-lavoratori» ricordo che di ferie ne possiamo fruire circa 32 giorni, chi più chi meno e da distribuire su tutto l’anno (non quello scolastico). Chiedo ai sindacati «Ma che sono i giorni a disposizione? Possiamo fruirne anche noi?». Spesse volte un genitore medio utilizza le sue meritate «vacanze» solo dopo aver preso visione del calendario scolastico per non lasciar scoperti i ragazzi…e si fa di tutto pur di arrivare alla metà di settembre con il tormentone dei fatidici «compiti» che si presenta a inizio estate, si accentua in questi sgoccioli di tempo per poi ripresentarsi nei weekend.

Calendario scolastico, sto con la Dalmaso

Scrive Stefano Mariani su L’Adige del 4 settembre 2009

Sono un padre di tre figli residente e Trento.

Ho letto l’articolo sull’Adige riguardante l’assessore Marta Dalmaso e la questione delle vacanze scolastiche e porgo le mie più sincere congratulazione all’assessore per la questione sollevata. Temo però che sarà dura combattere le lobby che si opporranno duramente alla proposta assolutamente attuale, funzionale e costruttiva.

Tre mesi (dal 10 giugno al 10 settembre) oggi giorno (nella maggior parte dei casi entrambi i genitori lavorano) infatti sono a mio avviso un’assurdità. Inoltre alla ripresa dell’anno scolastico prima che lo studente sia nuovamente a regime trascorre un altro mese, quindi comincia a produrre verso ottobre. Il calendario scolastico italiano così com’è strutturato non garantisce la continuità nello studio e i ragazzi nei tre mesi estivi per forza di cose ne risentono perdendo molte delle conoscenze acquisite.

I genitori/lavoratori (dipendenti) possono disporre di 20/25 giorni di ferie all’anno, nei casi migliori, e personalmente non comprendo quindi perché i nostri figli studenti invece beneficiano di un periodo così lungo di vacanza che è diseducativo e difficile da impegnare totalmente, solo con l’aiuto dei genitori.

A mio avviso l’Italia è arretrata a livello Europeo in tante questioni, soprattutto in quelle sociali che possano riguardare l’intera collettività e non solo gli interessi del singolo. I cambiamenti quelli significativi e lungimiranti sono, nel nostro Paese, difficili da attuare perché a mio avviso è soprattutto radicato il tradizionalismo e le novità sono sempre viste con diffidenza e ignoranza (nel senso etimologico della parola, quindi senza offesa per nessuno).

Manca il coraggio di osare, contrariamente all’ipocrisia e alla retorica che invece dilagano.

Pertanto io sostengo moralmente la Sua proposta.

Si ai grandi magazzini in centro

da L’Adige del 4 settembre 2009

La provincia favorisce i Comuni con centri commerciali in città

L’assessore provinciale al commercio, Alessandro Olivi, immagina per le città trentine un modello Rinascente di Milano: ovvero un grande magazzino di vasta superficie e varietà di offerta commerciale, collocato in pieno centro storico – a Milano è accanto al Duomo – invece che in periferia. Su questo modello ieri la giunta provinciale ha approvato una delibera su proposta dell’assessore Olivi che favorisce – assegnando ulteriori aree commerciali integrate – i Comuni che prevedono di inserire nei centri storici grandi superfici di vendita, ovvero quelle superiori agli 800 metri quadrati che per legge sono assegnate con i contingenti, ovvero in numero limitato. «È un provvedimento – ha spiegato ieri l’assessore Olivi nel corso della conferenza stampa seguita alla seduta di giunta, – coerente con l’obiettivo della valorizzazione anche commerciale dei centri storici. Da una parte, infatti, oltre alla necessaria presenza della diffusa rete delle piccole aziende e dei piccoli spazi, viene incentivata la collocazione nei centri storici e nelle zone adiacenti, di contingenti commerciali di più grande superficie, in modo da armonizzare l’offerta e rendere più attrattiva la dimensione urbana. Il che, dall’altra, è anche la risposta a chi indica nella presenza di grandi spazi commerciali esterni ai centri storici una delle ragioni della minore attrattiva dei centri storici stessi». La delibera approvata ieri dalla giunta provinciale integra una precedente delibera del 2001 e riguarda in particolare le cosiddette grandi superfici, quelle oltre gli 800 metri quadrati. «Si intende favorire – si legge nella delibera – il potenziamento del ruolo attrattivo del centro storico e delle zone adiacenti costituenti il centro urbano, rendendo possibile da parte dei Comuni la previsione, in questi ambiti, dell’insediamento delle grandi superfici di vendita, attualmente assegnati con i contingenti. Unicamente per i Comuni infatti che con il rispettivo piano regolatore generale intendono collocare queste superfici nei centri storici, la Provincia rende adesso possibile prevedere ulteriori aree commerciali integrate, esterne all’ambito urbano, dove sarà possibile peraltro il solo trasferimento delle licenze già esistenti e con l’esclusione di quelle insediate all’interno dei centri storici». In questo modo, oltre a cercare così di rianimare i centri storici affiancando alla presenza dei negozietti quella, più di richiamo, di un grande centro commerciale, la Provincia vuole offrire la possibilità di sviluppo anche di alcune aree posizionate all’esterno del centro urbano che possono così assumere una importante vocazione commerciale, integrata con una serie di altre attività complementari (artigianali di servizio, pubblici esercizi, studi professionali). «Per fare un esempio concreto, questa delibera – precisa Olivi – potrà avere subito concreta applicazione ad esempio a Cles, dove sono state individuate dal comune due aree commerciali con grandi superfici, una in centro storico e l’altra in periferia. Prima di questa delibera non avrebbero potuto averne due».

Calendario scolastico alla tedesca? Si, grazie.

L’Adige del 2 settembre 2009 riporta la proposta dell’Assessore Dalmaso di adottare, in Trentino e in via sperimentale , un calendario scolastico simile a quello tedesco.

Finalmente una proposta sensata che va incontro alle famiglie e alle loro esigenze; i genitori e i loro bambini potranno, in questo modo,  trascorrere assieme più tempo ed evitare il continuo ricorso a figure sostitutive (nonni, baby-sitter, animatori di colonie ecc.).

Il calendario alla tedesca, unito alla settimana “corta” (con lezioni da lunedì a venerdì), consentirebbe infatti l’allineamento dell’orario degli studenti con quello della maggioranza dei genitori consentendo quindi agli stessi di avere a disposizione l’intero sabato, oltre alla domenica, da trascorrere con i propri figli.

I periodi di pausa scolastica, in cui organizzare attività con i propri figli, sarebbero inoltre sensibilmente più corti, anche se in maggior numero, e quindi più facili da gestire (non a tutti è possibile assentarsi dal posto di lavoro per tutta l’estate,  mentre è più facile per tutti accordarsi con il proprio datore di lavoro per un periodo di ferie limitato).

Le ferie potrebbero, inoltre, essere usufruite in più periodi di pausa scolastica favorendo le necessarie rotazioni di personale sul posto di lavoro e, particolare da non sottovalutare, lo svolgimento delle stesse in periodi di bassa o media stagione.

Mori-Tierno: collegamento viario pericoloso. È indispensabile un collegamento ciclabile fra Tierno e Mori

Durante una normale ricerca in internet di materiale sulle piste ciclabili mi sono imbattuto in questa condivisibile segnalazione di Sabrina Comincioli sulla pericolosità del tratto di strada comunale tra Mori e la frazione di Tierno.

La segnalazione è riportata sulla bacheca on-line del Comune di Mori.

(vedi http://www.comune.mori.tn.it/context.jsp?ID_LINK=196&area=3)

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Per i ciclisti bisogna trovare una soluzione alternativa a via Battisti

Rimane attuale, anzi è sempre più grave il problema di un collegamento ciclabile fra la zona di Tierno e i due centri scolastici della borgata. Lo sviluppo urbanistico di Mori ha portato nella zona di Tierno centinaia di nuovi nuclei famigliari con l’aumento del traffico locale.

A farne le spese, in termini di sicurezza, sono tutti quei ragazzi che ogni giorno si recano a scuola con la bicicletta e che si trovano e percorrere via Battisti nelle ore di punta. Via Battisti purtroppo è diventata una via di comunicazione strategica per collegare la frazione di Tierno alla scuola di Mori, ai servizi comunali e alle strutture sportive.

Il transito contemporaneo, nei due sensi di marcia, di autoveicoli non lascia scampo ad una bicicletta e purtroppo in prossimità delle due semicurve vi è un costante pericolo, aggravato dall’eccessiva velocità con cui transitano la maggior parte dei veicoli a motore.

Della pericolosità di quella strada se ne sono accorti anche i ragazzi che molte volte preferiscono transitare con la bicicletta sul marciapiede; creando però un’ulteriore situazione di pericolo. Di questo problema, penso, se ne siano accorti anche i nostri amministratori e speriamo che lo risolvano prima che qualche ragazzo si faccia seriamente male.