“il viaggiatore è un archeologo che scende nel paesaggio pietroso delle città, attraversa i loro strati come Schliemann quelli di Troia.”
Claudio Magris nella sua prefazione a “Immagini della città” di Walter Benjamin

“il viaggiatore è un archeologo che scende nel paesaggio pietroso delle città, attraversa i loro strati come Schliemann quelli di Troia.”
Claudio Magris nella sua prefazione a “Immagini della città” di Walter Benjamin

“… la descrizione della città – e in particolare della propria città – è un viaggio nel tempo piuttosto che nello spazio. La città diviene cosí doppiamente straniera: straniera e sconosciuta come lo era per il bambino che vi muoveva i primi passi senza conoscerla ancora e straniera perché non è piú quella di una volta, quando il bambino la scopriva muovendovi quei primi suoi passi. Ma lo sguardo si fa veggente solo se vede l’estraneità delle cose, la loro alienazione e lontananza.”
Claudio Magris nella sua prefazione a “Immagini della città” di Walter Benjamin

“Nel fiume Piave, un tempo, c’erano i carioti, raccoglitori di sassi, uomini che vivevano del prelievo delle pietre, a mano, per portarle alle fornaci e produrre calce. Non sapevano nulla di geologia, ma a ogni pietra avevano dato un nome e ne valutavano la qualità. Un giorno di gennaio del 2001, l’antropologa Nadia Breda è andata sul greto con uno degli ultimi carioti per farsi raccontare quel mestiere antico, il significato di ogni gesto, la distinzione dei sassi del Piave in base a colori, forme, dimensioni, composizione, somiglianze, suoni. Ognuno “canta” a suo modo e quelli turchini hanno la voce più bella. Grazie al lavoro di Nadia, la storia di questi uomini non è andata perduta. Dice l’antropologa: «Quello che per me è caos di elementi, è un mondo chiaro e comprensibile per il carioto; ciò che per me è tutto identico, è per il carioto diversità conosciuta e sfruttata».
È lo sguardo che fa la differenza”
Elisa Cozzarini in “Gli intrecci del fiume”

“Andare per fiumi richiede lentezza, dedizione, impone il lusso di perdere tempo, in conflitto con la cronica esigenza di correre per incastrare appuntamenti e impegni, uno dopo l’altro, con la massima efficienza e organizzazione. È un incedere non lineare, pieno di imprevisti, scoperte, enigmi da decifrare, non si può pianificare. Lungo i fiumi ho imparato a cercare bellezza, rifugio, conforto, pure nei contrasti, oltre l’invisibile barriera tra lo spazio antropico e il mondo mutevole di terra e acqua.”
Elisa Cozzarini in “Gli intrecci del fiume”

“È finita in tribunale, terzo grado di giudizio, la battaglia per salvare il torrente Talagona dalla costruzione di una centrale idroelettrica che avrebbe prodotto poca energia e generato un grande impatto ambientale, nel cuore delle Dolomiti bellunesi. Hanno vinto Giovanna e tutti quelli che si opponevano allo sfruttamento fino all’ultima goccia di uno degli ultimi fiumi ancora liberi sulle nostre montagne. Non è solo questione di poesia e paesaggio, ma di leggi e regole da rispettare, per la difesa dell’ambiente.
Elisa Cozzarini in “Gli intrecci del fiume”
«Senti, il torrente scorre ancora. Valeva la pena lottare!»”
