"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Oggi godiamo di possibilità…

Oggi godiamo di possibilità che renderebbero la vita nei borghi molto più felice e armoniosa di un tempo: nuove tecnologie, comunità ener-getiche, gruppi di acquisto solidale, svariati modi di comunicare e di creare connessioni. Fornire a quelle che definisco comunità resilienti i giusti strumenti, vuole anche dire porre le basi per risanare il rapporto con la natura e con gli ecosistemi. Un nuovo equilibrio che arricchirebbe per davvero la vita di tutti gli esseri viventi che abitano un territorio.

Proprio per questo sono convinto che tornare a dare dignità ai luoghi marginali e ai borghi della nostra bella Italia è pratica innovativa, sostenibile e lungimirante per eccellenza.

Carlo Petrini da “Un contributo sul dibattito dei paesi perduti” in “Paesi perduti: appunti per un viaggio nell’Italia dimenticata”

… c’è un senso in questi luoghi.

Vige, a proposito dei paesi abbandonati, uno strano sentimento, superficiale e compassionevole. Questi luoghi, si pensa in genere, non hanno senso: non hanno più senso, se mai ne hanno avuto uno. E invece, c’è un senso in questi luoghi. Un senso per sentirli. Un senso per capirli. Un senso per percorrerli, che è quello doppio del partire e del tornare.

Vittorio Sgarbi dall’introduzione del catalogo della mostra “Paesi perduti”

La miseria forza vitale del Paese

La miseria è ancora l’unica forza vitale del Paese e quel poco o molto che ancora regge è soltanto frutto della povertà. Bellezze dei luoghi, patrimoni artistici, antiche parlate, cucina paesana, virtù civiche e specialità artigiane sono custodite soltanto dalla miseria. Dove essa è sopraffatta dal sopraggiungere del capitalismo, ecco che si assiste alla completa rovina di ogni patrimonio artistico e morale. Perché il povero è di antica tradizione e vive in una miseria che ha antiche radici in secolari luoghi, mentre il ricco è di fresca data, improvvisato, nemico di tutto ciò che lo ha preceduto e che l’umilia. La sua ricchezza è stata facile, di solito nata dall’imbroglio, da facili traffici, sempre o quasi, imitando qualcosa che è nato fuori di qui. Perciò quando l’Italia sarà sopraffatta dalla finta ricchezza che già dilaga, noi ci troveremo a vivere in un paese di cui non conosceremo più né il volto né l’anima.

Leo Longanesi, “La sua signora”, 1957.

GARDUMO 77.78 | 17.18 – presentazione su FPtalk magazine

Sabato 20 marzo alle ore 15:00 sarò ospite, accompagnato da Luca Chistè , di FPtalk su FPmag di Sandro Iovine.
Parleremo del mio libro fotografico Gardumo 77.78 | 17.18 e del lavoro di ricerca che lo ha preceduto.
Sono veramente emozionato perché sarà l’occasione per ricordare come è nato questo lavoro sulla valle di Gresta e quindi per ripercorrere, assieme ai miei due compagni di trasmissione, i due anni che mi hanno visto attraversare avanti e indietro (o, meglio, su e giù) la valle avendo come unico filo d’arianna i resoconti che il geografo Alessandro Cucagna aveva riportato 40 anni prima sul proprio taccuino di campagna.
Con il lavoro di ricerca fotografica, non sono solo ritornato fisicamente sulle strade calcate tra il 1977 e il 1978 da Alessandro Cucagna, ma mi sono fatto accompagnare dalle emozioni che i suoi scritti avevano suscitato in me, interpretando – a mio modo – sia le situazioni narrate dal geografo che ho ritrovato tali e quali sia quelle che invece ho rilevato non esserci più.
Si è trattato di un lavoro complesso, che mi ha permesso di crescere sia come fotografo che come persona, che spero di potervi raccontare – almeno in sintesi – dalla sua ideazione fino alla stampa del libro.
Qui il link per rivedere la puntata.

GARDUMO 77.78 | 17.18 – Il libro

Un racconto in 40 immagini a 40 anni dagli scritti di Alessandro Cucagna

A cavallo tra il 1977 e il 1978, il geografo triestino Alessandro Cucagna percorse la Valle di Gresta e annotò, su un taccuino rosso, i propri appunti.
Guido Benedetti, tra il 2017 e il 2018, ha ripercorso a sua volta la valle registrando con la sua macchina fotografica l’evoluzione di quel territorio a quarant’anni di distanza.
Il lavoro di ricerca, che ha prodotto circa 2000 fotografie, è stato condensato nelle quaranta immagini del libro alle quali sono stati affiancati i testi e le osservazioni che Alessandro Cucagna aveva riportato nel proprio taccuino quarant’anni prima.

Scrivi a gardumo@guidobenedetti.it per acquistare una copia del libro.

alcuni estratti dalle presentazioni al libro:

“Il paesaggio è abitato dalla sua storia e viene riconsegnato allo sguardo dell’osservatore nella forma del ricordo e della sua trasformazione per vederlo, sentirlo e in qualche modo, viverlo da vicino, attraverso immagini che sono rappresentazione di luoghi, ricordi, suggestioni, rimasti impressi dal  racconto d’un tempo  trasportato al presente.”
Stefano Bisoffi

“Benedetti, con le sue fotografie, ci porta a rivedere oggi ciò che ieri abbiamo visto e vissuto, immagini di un passato appena trascorso, e consegna alla storia le immagini di una Valle, di un territorio e di una Comunità quale prezioso documento da tramandare alle future generazioni.”
Piera Benedetti

“Queste fotografie assurgono quindi a tessere di quello che è il grande mosaico della storia della comunità della Val di Gresta perché oltre a documentare la  bellezza e la ricchezza naturalistica del territorio sono anche e soprattutto la testimonianza di quel forte e ancora molto persistente legame che unisce la comunità grestana alla propria terra.”
Stefano Barozzi e Filippo Mura

“La sue fotografie, a confronto con le testimonianze del geografo triestino, ci raccontano un territorio che non è mutato di molto rispetto alla fine degli anni settanta e che non ha subìto la forza distruttiva del turismo di massa. Un territorio che ha saputo in definitiva conservare la propria identità ed è proprio questo che, oggi, costituisce una ricchezza per tutta la Val di Gresta.”
Gianmario Baldi

“Questa operazione fotografica, di matrice sostanzialmente descrittivo-narrativa, trova puntuale identità in una duplice prospettiva: da un lato, quella di accogliere la proposta di Cucagna e di interpretarla in chiave personale; dall’altro, quella di riaffermare l’importanza di una fotografia utile a comprendere, anche a distanza di tempo, quali siano le dinamiche che connotano un territorio, decisamente peculiare, come quello della Valle di Gresta. (…) Per questa ragione, aldilà della coerenza estetico/formale delle fotografie, anch’essa comunque rilevante, la testimonianza visiva di Guido Benedetti, in questa prospettiva, assume una valenza storico/culturale di evidente significatività e contemporaneità.”
Luca Chistè

LOST IN TRENTINO – Mart Rovereto

fonte: sito internet Mart Rovereto

La giuria del concorso fotografico LOST IN TRENTINO (composta dal direttore del Mart Cristiana Collu, dal direttore del quotidiano Trentino Alberto Faustini, dal critico e photoeditor Giovanna Calvenzi, dal fotografo Walter Niedermayr e dal fotografo Dino Panato) ha selezionato la fotografia “Persi nel tempo e nello spazio” che sarà esposta, assieme ad altre 19, al Mart, alle Platee nel foyer dell’Archivio, dal prossimo 12 luglio al 31 agosto 2014.

Prima della data di inaugurazione della mostra (fissata per venerdì 11 luglio alle ore 17.00) la fotografia è visibile sul mio profilo flickr, sul sito del Mart e sul sito del quotidiano trentino dove è anche possibile vedere le altre fotografie partecipanti al concorso.