“Ogni città mi rivela un aspetto diverso di me stessa e ci sono città che possono aprirmi gli occhi, altre che possono chiudermeli.”
Anna D’Elia in “Fotografia come terapia: attraverso le immagini di Luigi Ghirri”

Quando leggo un libro è mia abitudine sottolineare a matita i passi che mi hanno colpito in quel particolare momento; ciò succede spesso anche durante una eventuale ri-lettura.
Ecco raccolti in questa sezione tutte le mie principali sottolineature.
“Ogni città mi rivela un aspetto diverso di me stessa e ci sono città che possono aprirmi gli occhi, altre che possono chiudermeli.”
Anna D’Elia in “Fotografia come terapia: attraverso le immagini di Luigi Ghirri”

Nuovo ingresso in biblioteca. Il volume è impreziosito dalle “Immagini” di Gabriele Basilico.

Il fâneur si muove per la città senza una mappa né un piano. Deve sentirsi libero e solo, a disposizione dell’imponderabile. […] Esiste un’energia misteriosa nel caso, una corrispondenza segreta che unisce gli elementi del mondo esterno e l’interiorità dell’uomo che cammina.
Federico Castigliano in “Flâneur, l’arte di vagabondare a Parigi”

Per chi sa leggere il testo poetico della città, ogni luogo è infinitamente ricco, la banalità non esiste.
Federico Castigliano in “Flâneur, l’arte di vagabondare a Parigi”

Marcovaldo [..] aveva fatto amicizia con un soriano […].
Questo soriano aveva in comune con Marcovaldo l’abitudine della passeggiata di primo dopopranzo: ne nacque naturalmente un’amicizia.
Seguendo l’amico soriano, Marcovaldo aveva preso a guardare i posti come attraverso i tondi occhi d’un micio e anche se erano i soliti dintorni della sua ditta li vedeva in una luce diversa, scenari di storie gattesche, con collegamenti praticabili solo da zampe felpate e leggere.
“Il giardino dei gatti ostinati” in “Marcovaldo ovvero le stagioni in città” di Italo Calvino

… tutte le cose richiedono d’essere guardate in un certo modo, secondo i movimenti e le angolature che ci portano a vederle meglio.
La ricerca di Ghirri consiste soprattutto in questo tentativo di aderire al modo di visione previsto dalla cosa fotografata, rinunciando il più possibile a un suo proprio punto di vista.
Gianni Celati