"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

LIBRI E INNAMORAMENTO

“La giornata [oggi] è iniziata benissimo”. (cit)

Ho infatti iniziato a “percorrere” il libro di Emiliano Cribari “I diari del libraio errante” e ho fatto immediatamente incontro con un passaggio che me lo ha fatto amare subito.

Si tratta del seguente pensiero (che solo successivamente ho visto essere stato riportato anche sulla quarta di copertina in quanto il desiderio di lettura mi aveva, di fatto, spinto ad iniziare l’avventura evitando ulteriori distrazioni):

“Trovare un libro, riconoscere un libro, è come innamorarsi. Pelle sopra carta, carta che ha il profumo del tempo e del silenzio. Un vento di pagine accarezza le dita, incanta gli occhi. È come possedere un impalpabile senso di stupore, come dire mi manchi alla polvere, ai ricordi. All’attesa di conoscere un’altra dimensione.”

Grazie Emiliano!

Bisogna fotografare quello che si pensa

C’è poco da fare: scattare è una questione di pensiero. Bisogna fotografare quello che si pensa, non quello che si vede. Si scatta con la mente, non con le dita. Le immagini sono un’emanazione del fotografo, traducono in un linguaggio universalmente comprensibile la sua interpretazione del mondo.

Franco Fontana

Fotografia, storia e memoria

Credo che la fotografia, con il suo potere di fissazione del reale, permetta di evocare la storia, di usare la memoria come strumento attivo e sensibile per rimettere in circolo energie trattenute o nascoste dietro le forme dell’apparenza. E se la fotografia alla fine non può certo cambiare il destino della città e non può tanto meno influenzare in modo determinante le scelte progettuali e politiche, ciò che sempre importa è la possibilità di poter creare una nuova sensibilità. Una nuova sensibilità per poter interpretare il mondo conformato, caotico e indecifrabile che ci sta dinnanzi”

Gabriele Basilico in “Architetture, città, visioni. Riflessioni sulla fotografia.”

Fotografia e caos quotidiano

Credo che la fotografia consenta, entro certi limiti, di riordinare il caos che sta davanti ai nostri occhi, che è un aspetto comune e ripetitivo del paesaggio urbano contemporaneo.

Gabriele Basilico in “Architetture, città, visioni”

Villette geometrili

Da queste parti l’altra volta m’era venuta l’idea d’un silenzio residenziale, un silenzio tutto diverso da quello degli spazi aperti. E anche le case non sembrano case, piuttosto dimostrazioni di un’idea di casa, da opporre all’orizzonte pesantissimo pieno di camion e maiali. Sono attratto da queste casette incantate per qualcosa che non so spiegare, una sospensione, un dismemorarsi di tutto che mi viene in gola.

Gianni Celati in “Verso la foce”

Messaggio di Marco Brioni

“Se descrivi bene il tuo paese, parlerai al mondo intero”. Un sincero ringraziamento a Guido Benedetti per quest’opera fatta di passione, ricerca e studio.