"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

L’inferno dei viventi…

“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme.

Due modi ci sono per non soffrirne.

Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più.

Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.”

da “Le città invisibili” – Italo Calvino –

Le pietre dell’arco

“Marco Polo descrive un ponte, pietra per pietra.
– Ma qual’è la pietra che sostiene il ponte – chiede Kublai Kan.
– il ponte non è sostenuto da questa o quella pietra, – risponde Marco Polo, – ma dalla linea dell’arco che esse formano.
Kublai Kan rimane silenzioso, riflettendo. Poi soggiunge:
– Perché mi parli delle pietre? È solo dell’arco che mi importa.
Polo risponde: – Senza pietre non c’è arco.”

da “Le città invisibili” – Italo Calvino –

L’Italia è una e una sola.

“L’Italia è una e una sola.
Un unico plurale fatto di metropoli, città medie, borghi, villaggi e infiniti paesaggi.
Per comodità possiamo lavorare per parte, ma questo non può trasformarsi in una trappola dove alcuni, sotto sotto, imparano a disinteressarsi degli altri e altri attendono il proprio turno per diventare come i primi o trasferirsi là dove sono i primi.
Siamo tutto dentro un ecosistema”

Estratto da “Quell’area interna chiamata Italia” di Paolo Pilleri e Rossella Moscardelli

Misurare lo spazio per metterlo in relazione col passato

Italo Calvino, in “Le città invisibili”, afferma che “Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno di un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua, il fiore dell’ibisco la fine dell’inverno.
Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono.”

Giusto. Tutto giusto a meno che…

A meno che non si voglia misurare lo spazio mettendolo in relazione con gli avvenimenti del passato.

A quel punto tutto diventa visibile perché come dice Calvino in un altro passo del libro “la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.”

Con la mia fotografia cerco (sperando di riuscirci) di fare questo e, in un suo modo particolare, il lavoro che presenterò sabato 6 ottobre a Ronzo-Chienis (Gardumo 17.18) (vedi evento fb: https://www.facebook.com/events/2346903478865877/) ha seguito questo tipo di approccio.

Raramente l’occhio si ferma su una cosa…

“Raramente l’occhio si ferma su una cosa, ed è quando l’ha riconosciuta per il segno di un’altra cosa: un’impronta sulla sabbia indica il passaggio della tigre, un pantano annuncia una vena d’acqua, il fiore dell’ibisco la fine dell’inverno. Tutto il resto è muto e intercambiabile; alberi e pietre sono soltanto ciò che sono.”

Italo Calvino “Le città invisibili”