"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

A proposito di incidenti stradali

“Smettiamo di affibbiare la colpa dei nostri incidenti sempre agli altri e sforziamoci di guidare tenendo conto che:

1) non siamo su una bicicletta ma su un veicolo del peso di circa 1 tonnellata;

2) gli altri guidatori possono sbagliare;

3) le strade non possono essere sempre larghe, in piano e diritte ma che, alcune volte sono presenti anche le curve.

Forse, così facendo, riusciremmo a limitare, oltre agli incidenti causati direttamente da noi, anche quelli degli altri!

Le librerie muoiono in totale silenzio: addio cultura trentina

di PINO LOPERFIDO (da L’Adige di sabato 19 settembre 2009)

« Guardi, sono veramente demoralizzata. Mi arrendo. Chiudo». Questo il commento di una storica libraia di Riva del Garda che dopo anni di onorato servizio è costretta a chiudere i battenti dalla pressione della concorrenza. Stesso destino per la libreria per ragazzi «Il pesciolino d’oro» di Via Roggia Grande a Trento, a soli 24 mesi dall’apertura.

Anche il Trentino, insomma, paga lo scotto della crisi dei consumi, del caro affitti, ma soprattutto dell’avvento dei grandi magazzini del libro, megastore, supermercati e quant’altro. Un vero e proprio valzer degli addii che sta attraversando la nostra Penisola. Le piccole librerie indipendenti stanno chiudendo e, se non chiudono, vengono acquisite dalle grandi catene e riconvertite in megastore, appunto.

Il mercato è diventato estremamente aggressivo. Questi «grandi magazzini del libro» possono permettersi sconti incredibili, e i piccoli in questo sistema malato non possono competere.

Tuttavia non vogliamo cedere alla tentazione di un luogo comune abbastanza diffuso, secondo il quale le piccole librerie sono posti magici e romantici e i megastore sono volgari, orribili. Luoghi vitali; limitati, ma portati avanti con sapienza artigianale e passione i primi, impersonali e accoglienti come un duty free dell’aeroporto di Singapore i secondi.

La verità si colloca certamente nel mezzo. Quasi nel mezzo. Difficile e pericoloso, dunque, generalizzare. Ognuno è comunque libero di preferire la completezza dell’offerta alla competenza e all’esperienza del libraio, i vantaggi di una allettante tessera-punti alla condivisione di una passione, l’aria condizionata alla fascinosa polvere, Faletti e Larsson a Buzzati e Pavese.

Il problema, per quanto riguarda la realtà trentina e per tutte le altre isole culturali regionali, è un altro. La scomparsa delle nostre librerie storiche ha una conseguenza devastante: il rischio di portare all’estinzione della cultura locale. O meglio, di privarla del veicolo essenziale affinché essa venga trasmessa alla gente: le librerie.

I grandi megastore ospitano malvolentieri i libri locali. I distributori devono sovente fare il diavolo a quattro per convincerli a tenere in vetrina un Gorfer, un Rogger o un Faganello. Stendiamo un velo pietoso sulla competenza di certi commessi, che spesso rispondono alle richieste dei clienti con l’aria di chi non ha ancora capito esattamente cosa diavolo si vende lì dentro. Convincerli a cercar di convincere i responsabili a tenere un libro trentino tra i grattacieli di Camilleri e Brown è un’attività avvilente. Pare insomma di domandare la luna. Facciamo i nostri migliori auguri a tutti i librai che combattono ogni giorno, con tenacia la loro battaglia (compresi certi piccoli franchising che si prendono a cuore i prodotti locali), ma non è difficile prevedere che presto non vi sarà più spazio per una diffusione della cultura trentina. Il libro è il veicolo culturale per eccellenza. È attraverso le pagine di un romanzo o di un saggio storico che si trasmette ai posteri l’identità di un popolo.

A fronte di quanto detto, suscita una certa curiosità il silenzio della Provincia autonoma di Trento. Impegnata su fronti molteplici dell’economia a sostenere, foraggiare e incoraggiare le attività più diverse, pare davvero strano che ancora nulla di concreto si sia pensato di fare per arginare la scomparsa delle piccole librerie. Pare fin troppo ovvio quanto bisogno ci sia di una legge che regolamenti il mercato, un po’ come avviene in Francia. E la nostra natura di provincia autonoma ci permetterebbe anche di non dover attendere la burocrazia romana prima di fare qualcosa di concreto. Quindi… Sovvenzioni particolari a chi decide di aprire una libreria (soprattutto) di libri trentini, sgravi fiscali, contributi a fondo perduto per il pagamento degli affitti, obbligo per i megastore di destinare un minimo di esposizione ai libri locali, curare la distribuzione regionale ed extra regionale dell’editoria trentina.

Le strade per aiutare le piccole librerie indipendenti sono tante e tutte percorribili. Per intanto ci auguriamo che possa sorgere un dibattito e che la Provincia, ovvero l’assessorato alla Cultura possa fornirci delle rassicurazioni. I libri che parlano di noi e della nostra storia siamo noi stessi che aspiriamo all’eternità.

Ancora sui controlli della velocità

da L’Adige di sabato 19 settembre 2009

Basta guerra agli autovelox Servono per la sicurezza di Margherita Tomasi

Egregio direttore, mi chiamo Margherita e le scrivo perché sono stufa di trovare sui giornali le lettere di gente egoista, prepotente e incosciente. Ci sono persone che assurdamente lamentano mancanza di segnalazioni di autovelox, di vigili e poliziotti che si nascondono, ecc. ecc. E nessuno spezza una lancia a favore di queste persone che ogni giorno rischiano la vita per uno stipendio da fame, e per dare un po’ di sicurezza alla gente normale. Perché io non considero «normali» le persone che pretendono di correre a loro piacimento in galleria, su strade ad alto rischio di incidenti, di parcheggiare dove vogliono. E pretendono pure di essere avvisati con cartelli sulle strade dove e quando ci sono le postazioni di controllo! Riguardo agli autovelox, non vedo dove sta il problema: se si rispettano i limiti, che importanza ha che ci siano o no? Questa gente vorrebbe fare il comodo suo, senza rispettare niente e nessuno. Se poi qualcuno attraversa la strada sulle strisce pedonali e viene investito da qualcuno di questi «signori», ovviamente è colpa sua! Come se una persona che viene uccisa da un proiettile sparato da un fucile, avesse la colpa di essersi trovata sulla traiettoria del proiettile… Lo sparatore assassino, naturalmente è innocente! Un’ultima cosa: quando qualcuno di questi furbetti che tanto denigrano le forze dell’ordine provoca un incidente e ferisce o ammazza qualcuno, è sempre il primo a lamentarsi e a dire che «quando serve, non si trova mai un vigile…». Come se un vigile potesse arginare la sua follia.

Si ai grandi magazzini in centro

da L’Adige del 4 settembre 2009

La provincia favorisce i Comuni con centri commerciali in città

L’assessore provinciale al commercio, Alessandro Olivi, immagina per le città trentine un modello Rinascente di Milano: ovvero un grande magazzino di vasta superficie e varietà di offerta commerciale, collocato in pieno centro storico – a Milano è accanto al Duomo – invece che in periferia. Su questo modello ieri la giunta provinciale ha approvato una delibera su proposta dell’assessore Olivi che favorisce – assegnando ulteriori aree commerciali integrate – i Comuni che prevedono di inserire nei centri storici grandi superfici di vendita, ovvero quelle superiori agli 800 metri quadrati che per legge sono assegnate con i contingenti, ovvero in numero limitato. «È un provvedimento – ha spiegato ieri l’assessore Olivi nel corso della conferenza stampa seguita alla seduta di giunta, – coerente con l’obiettivo della valorizzazione anche commerciale dei centri storici. Da una parte, infatti, oltre alla necessaria presenza della diffusa rete delle piccole aziende e dei piccoli spazi, viene incentivata la collocazione nei centri storici e nelle zone adiacenti, di contingenti commerciali di più grande superficie, in modo da armonizzare l’offerta e rendere più attrattiva la dimensione urbana. Il che, dall’altra, è anche la risposta a chi indica nella presenza di grandi spazi commerciali esterni ai centri storici una delle ragioni della minore attrattiva dei centri storici stessi». La delibera approvata ieri dalla giunta provinciale integra una precedente delibera del 2001 e riguarda in particolare le cosiddette grandi superfici, quelle oltre gli 800 metri quadrati. «Si intende favorire – si legge nella delibera – il potenziamento del ruolo attrattivo del centro storico e delle zone adiacenti costituenti il centro urbano, rendendo possibile da parte dei Comuni la previsione, in questi ambiti, dell’insediamento delle grandi superfici di vendita, attualmente assegnati con i contingenti. Unicamente per i Comuni infatti che con il rispettivo piano regolatore generale intendono collocare queste superfici nei centri storici, la Provincia rende adesso possibile prevedere ulteriori aree commerciali integrate, esterne all’ambito urbano, dove sarà possibile peraltro il solo trasferimento delle licenze già esistenti e con l’esclusione di quelle insediate all’interno dei centri storici». In questo modo, oltre a cercare così di rianimare i centri storici affiancando alla presenza dei negozietti quella, più di richiamo, di un grande centro commerciale, la Provincia vuole offrire la possibilità di sviluppo anche di alcune aree posizionate all’esterno del centro urbano che possono così assumere una importante vocazione commerciale, integrata con una serie di altre attività complementari (artigianali di servizio, pubblici esercizi, studi professionali). «Per fare un esempio concreto, questa delibera – precisa Olivi – potrà avere subito concreta applicazione ad esempio a Cles, dove sono state individuate dal comune due aree commerciali con grandi superfici, una in centro storico e l’altra in periferia. Prima di questa delibera non avrebbero potuto averne due».

Mori-Tierno: collegamento viario pericoloso. È indispensabile un collegamento ciclabile fra Tierno e Mori

Durante una normale ricerca in internet di materiale sulle piste ciclabili mi sono imbattuto in questa condivisibile segnalazione di Sabrina Comincioli sulla pericolosità del tratto di strada comunale tra Mori e la frazione di Tierno.

La segnalazione è riportata sulla bacheca on-line del Comune di Mori.

(vedi http://www.comune.mori.tn.it/context.jsp?ID_LINK=196&area=3)

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Per i ciclisti bisogna trovare una soluzione alternativa a via Battisti

Rimane attuale, anzi è sempre più grave il problema di un collegamento ciclabile fra la zona di Tierno e i due centri scolastici della borgata. Lo sviluppo urbanistico di Mori ha portato nella zona di Tierno centinaia di nuovi nuclei famigliari con l’aumento del traffico locale.

A farne le spese, in termini di sicurezza, sono tutti quei ragazzi che ogni giorno si recano a scuola con la bicicletta e che si trovano e percorrere via Battisti nelle ore di punta. Via Battisti purtroppo è diventata una via di comunicazione strategica per collegare la frazione di Tierno alla scuola di Mori, ai servizi comunali e alle strutture sportive.

Il transito contemporaneo, nei due sensi di marcia, di autoveicoli non lascia scampo ad una bicicletta e purtroppo in prossimità delle due semicurve vi è un costante pericolo, aggravato dall’eccessiva velocità con cui transitano la maggior parte dei veicoli a motore.

Della pericolosità di quella strada se ne sono accorti anche i ragazzi che molte volte preferiscono transitare con la bicicletta sul marciapiede; creando però un’ulteriore situazione di pericolo. Di questo problema, penso, se ne siano accorti anche i nostri amministratori e speriamo che lo risolvano prima che qualche ragazzo si faccia seriamente male.

Via le auto dal centro, Moena è rinata

da L’Adige del 22 luglio 2009 (pagina 51)

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Caro Direttore, sono un affezionato turista che da circa quarant’anni frequenta con regolarità Moena. Quest’anno, risalendo la Valle di Fiemme per giungere al solito luogo deputato al soggiorno estivo, ho trovato la sorpresa della nuova strada ultimata, con conseguente modifica della viabilità locale. Ammetto che l’impatto, per chi da anni era solito attraversare Moena alla guida della propria auto, è stato un filo disorientante, ma è bastato poco per metterne a fuoco l’utilità: paese più vivibile, piazze tornate godibili, spazi finalmente restituiti al passeggio dei pedoni, aria più pulita. Già, perché da una ricerca datata ottobre 2005 era emerso che l’inquinamento di Moena nei pressi della strada principale era paragonabile a quello di Milano, con buona pace dei milanesi che fuggivano dalla città in cerca di salubrità. Per non parlare delle interminabili code nel centro cittadino, capaci di spazientire anche il più serafico dei villeggianti. Che si dovesse trovare una soluzione a queste criticità era, per un paese tra i più belli delle Dolomiti, abbastanza scontato. Peraltro di circonvallazione se ne parlava già nei primissimi anni della mia frequentazione. I vantaggi, a mio avviso, sono già visibili, e lo diverranno ancor di più nel mese di agosto, quando, come ogni stagione, i turisti ricominceranno ad affollare l’ameno borgo e a passeggiare tra le vie del centro. D’altronde alcune cassandre, quando anni fa si sperimentarono le prime chiusure dei centri storici alle auto, profetizzavano sciagure per le attività economiche interessate dalla regolamentazione del traffico. In realtà accadde esattamente l’opposto.

Luciano Locatelli Pizzighettone (Cremona)

Grazie alla chiusura del traffico di passaggio, Moena è rinata. Di colpo il paese è tornato a riprendere il suo volto autentico di splendida (fatata?) località dolomitica. Niente più code interminabili di auto, che avvelenano con i gas di scarico i passanti e gli indifesi villeggianti, scappati dalla città in cerca di aria pulita. Basta traffico, rumori, smog, rischio di investimenti, atmosfera caotica da città (con tanto di semafori e di vigili), invece che da amena località di villeggiatura. Eppure si è andati avanti così per anni, credendo che questo fosse ciò che i turisti volevano. Perché bloccare il traffico, creare zone pedonali interdette alle auto, liberare i centri storici dal transito veicolare sembrava andare contro la modernità e il progresso. E invece è proprio il contrario. C’è un assoluto bisogno, specie nei mesi estivi quando nelle località di villeggiatura la popolazione si moltiplica, di deviare il traffico delle auto fuori dai centri urbani e costringere la gente ad andare a piedi. Saranno gli ex automobilisti i primi a ringraziare, dopo magari qualche mugugno iniziale, per aver ritrovato il gusto di camminare nelle piazze e nelle strade, di aver riscoperto i paesi nella loro autenticità, di aver recuperato una dimensione umana, i rapporti con le persone, la lentezza dei movimenti e degli spostamenti. Chiudere i centri storici alle auto è ormai un passaggio obbligato. Gli stessi negozianti, timorosi di perdere clienti, si stanno ricredendo. Senza le auto, la gente frequenta di più le piazze e le vie, ed è più facile che si fermi ad acquistare, a bere una bibita al bar, a curiosare fra le vetrine. Dirottare le auto fuori dai paesi è un atto di civiltà, prima che di avvedutezza e lungimiranza. E anche di amore per la propria terra, per la propria storia, per la propria architettura e urbanistica, che finalmente vengono valorizzate e gustate, e non solo consumate di sfuggita come un qualunque prodotto usa e getta.

p.giovanetti@ladige.it