
L’urlo del bersagliere come monito contro tutte le guerre

“La qualità della vita, nello stereotipo oggi trasmesso attraverso moltissimi canali, siano essi quelli “ufficiali” dei convegni stessi di urbanistica, sia i canali social o televisivi (si veda su tutti la pubblicità delle vacanze in montagna), è quanto di meno adatto alla ripresa economica e demografica dei territori di montagna. Viene dipinta una realtà virtuale a volte idilliaca, adatta ad essere sfruttata ma non vissuta. In particolare, spesso è trasmessa una visione banalizzata della montagna come luogo di solo svago o dove consumare prodotti “tipici, che male rappresenta una realtà composta di elementi e di luoghi estremamente diversi tra loro.”
Maurizio Tomazzoni in “Il governo del territorio montano nello spazio europeo” a cura di Gianluca Cepollaro, Bruno Zanon
“Quelle tre o quattro regole ottico-meccaniche e fisico-chimiche che governano la fotografia classica non sono complicate e non hanno bisogno di tecnologie avanzate né di alcun automatismo.
Il vero rompicapo della fotografia, mi ripeto, è lo sguardo perché coinvolge la visione e il pensiero del fotografo di fronte alla realtà osservata, alla rappresentazione e all’irriproducibilità. L’unica regola aurea di un fotografo è il senso di responsabilità nei confronti del mondo che si presenta agli occhi in forma di figure e paesaggi che rimangono nel tempo e nello spazio.”
Salvatore Piermarini in “Il perduto incanto”
“Ecco, io credo che gli architetti non conoscano bene le città. Lo dico perché, quando si cammina da qualche parte nella città, si osserva tutto ma gli edifici non hanno molta importanza. Per i passanti la cosa più importante sono invece le vetrine dei negozi. Credo che sia terribilmente difficile costruire un’immagine positiva della città. Personalmente, mi interessano molto le foto aeree: è come disporre di una planimetria su cui lavorare. Ma i piani alti degli edifici, come li vedo qui fotografati, nessuno li nota in una città. In questa fotografia, ad esempio, c’è un edificio sul quale c’è una piccola cupola, ma nessuno l’ha mai vista salvo le persone che vi abitano.”
Yona Friedman in un conversazione con Gabriele Basilico a proposito del libro “Scattered city”
“La fotografia professionale di architettura tende, direi quasi per vocazione, alla valorizzazione estetica dell’opera, a sottolinearne la bellezza così come a nasconderne i difetti. L’interpretazione che ne dà il fotografo si risolve in una ricomposizione dello spazio e della forma che, con la complicità della luce, può anche restituirne un’immagine diversa.
A fronte di questa naturale inclinazione, vorrei specificare il ruolo diverso, per certi versi complementare, che esprime la fotografia di paesaggio urbano, il cui percorso ho intrapreso da diversi anni e che è diventato per me familiare. L’attenzione dedicata più al contesto, allo spazio, che alla forma dell’opera architettonica, mi hanno abituato a una distanza critica, a uno sguardo che mira a una lettura più equilibrata e ‘veritiera’, cioè equidistante, dove l’opera architettonica di qualità riconosciuta e l’edilizia corrente possono convivere e avere sul piano visivo la stessa dignità.
Si tratta di cogliere il paesaggio urbano, e quindi l’architettura che ne fa parte, in modo più naturale, lontano dall’enfasi e dalla seduzione di un’interpretazione troppo formale, lasciando alle esigenze narrative dei dettagli il compito di un linguaggio più specifico, e liberando l’immagine dell’architettura da una costruzione estetica forzata, verso una convivenza libera con il contesto.
In questa rappresentazione delle forme, non ‘gerarchica’, in cui è valido il principio della sospensione di giudizio, credo vada inquadrato il mio lavoro di fotografo più in generale.
Gabriele Basilico in “Cassi Ramelli. L’eclettismo della ragione” – catalogo della mostra [2005]
“fotografare è più una disciplina che un mestiere e se diventa un mestiere va esercitato con molta disciplina.”
Salvatore Piermarini in “Il perduto incanto”