“… in ogni angolo, c’è uno scuro confessionale, pronto soccorso per i bisognosi della coscienza, nel quale ci si può liberare dei propri peccati.
In uno di questi confessionali sedeva un giovane monaco dall’espressione grave; il viso della signora che si stava confessando mi era in parte nascosto dal suo velo bianco, in parte dallo sportello del confessionale stesso.
Potevo vedere solo una mano che mi tenne letteralmente stretto a sé.
Non potevo smettere di osservarla; le venature blu e lo splendore elegante delle dita bianche mi erano cosí mirabilmente familiari, che tutte le capacità fantastiche della mia anima si posero in movimento per immaginate un viso che andasse d’accordo con quella mano.
Era una mano bella, non come quelle delle ragazze giovani, che sono metà agnello e metà rosa, senza idee, mani vegeto-animali, ma una mano molto piú spirituale, con quel qualcosa di storicamente attraente che hanno le mani delle persone belle che hanno molto sofferto o molto studiato.
Quella mano aveva anche una certa commovente innocenza, e sembrava che non avesse bisogno di confessarsi insieme con la sua padrona, né voglia di ascoltarne la confessione, e quasi che stesse ad aspettare fuori che tutto fosse finito.”
Heinrich Heine in “Impressioni di viaggio – ITALIA”
