"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Contemplazione

Importante articolo di Luca Chistè dedicato ad Ansel Adams e al “sistema zonale” per le riprese fotografiche.

Prima ancora di arrivare alla “tecnica” (comunque fondamentale nelle riprese di qualità) mi ha colpito il passaggio in cui l’autore ricorda che:

«Adams era un fotografo, ma prima ancora di questo era, in assoluto, un “contemplatore”. Egli amava ammirare gli spazi della natura e, nel contemplarli, con calma, silenzio ed infinito tempo a disposizione (almeno in alcune fasi della sua esistenza), aveva modo di osservare anche le più tenui tonalità che le diverse luminanze introducevano sulla scena di cui egli voleva, fotograficamente, impadronirsi.»

https://www.cuneofotografia.it/pdf/RPSistemaZonale.pdf

Nomi e caratteri

“E mentre a spagnoli e “mediterranei” è associata una certa enfasi, tradotta nell’evidente amplificazione onomastica (…); agli inglesi viceversa è attribuita un’elegante sobrietà.

Come si vede nell’episodio dell’incontro dei due corteggiatori di Violante, uno napoletano, l’altro inglese, entrambi oggetto dell’attenzione flirtante dell’amata di Cosimo.

Attirati nello stesso luogo e alla stessa ora, si presentano con modi signorili e imbarazzati; l’uno sciorinando con prodigalità nomi e casato: «- E una questione d’onore […] e ne faccia fede il mio casato: Salvatore di San Cataldo di Santa Maria Capua Vetere, della Marina delle Due Sicilie!»; l’altro chiudendo stenograficamente la cerimoniosa operazione mondana in pochissime sillabe: «Sir Osbert Castlefight, terzo del nome!».

L’artificio della «nominazione sesquipedale» (Porcelli, 2005, p. 97), contrapposto alla brevitas dell’anglosassone, esprime una differenza di mondi e di caratteri in pochi, efficaci gesti verbali, come può fare solo un grande scrittore.”

Sergio Bozzola in “Nomi di persona” uno dei saggi del libro “Le parole di Calvino”

Concerto di Santo Stefano 2025 con l’Orchestra “I Filarmonici” di Trento (Chiesa Parrocchiale di Mori)

Concerto di Santo Stefano promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Mori.

Programma Musicale della serata:

  • Ludwig van Beethoven – Ouverture dal Coriolano
  • Franz Schubert – Sinfonia n. 8 “Incompiuta”
  • Ludwig van Beethoven – II tempo della Settima Sinfonia
  • Pietro Mascagni – Intermezzo da Cavalleria Rusticana
  • Georges Bizet – Interludio (Entr’acte) prima dell’atto III da Carmen
  • Richard Strauss – Morgen! Op. 27 n. 4
  • Franz Xaver Gruber – Stille Nacht

Riabitare significa ricostruire comunità

“I paesi non si rigenerano con gli slogan, con proposte estemporanee che seducono per fascinazione.

Non basta ristrutturare qualche casa per invertire dinamiche di infragilimento umano e di rarefazione dei servizi di prossimità spesso oltre la soglia dell’irrimediabilità. (…)

Riabitare significa ricostruire comunità, creare le condizioni essenziali per consentire di rimanere a chi vuol restare, per favorire il ritorno di chi vuole tornare, per accogliere chi ha maturato la scelta della vita da paese. Ristrutturare e recuperare immobili è solo un tassello della rigenerazione.

A volte, in pochi casi, diventa possibile, ma occorre distinguere la nascita di una nuova comunità da quella di un villaggio turistico aperto solo d’estate.

Senza un’offerta adeguata di servizi di cittadinanza essenziali – la scuola, la farmacia, i trasporti locali, la connessione a Internet, un presidio sanitario di prossimità – il ritorno in vita di qualche casa non sarà sufficiente per consentire un’esistenza dignitosa ai residenti e per contrastare il declino.”

Vito Teti in “La restanza”

Ascoltarli è fare scuola

“Nessun convegno, nessun incontro riuscirà mai a raccontare l’anima di un luogo come un drappello di anziani invitati a ricordare davanti alla scia di memoria lasciata da una lontana fotografia.

Ascoltarli è fare scuola: di urbanistica, di buon senso, di religione e di poesia.”

Emiliano Cribari in “Autoritratto della nostalgia”

Muri

“Ci sono muri poveri, muri secchi e asciutti, costruiti adagio, senza calce, senza modificare le pietre della terra o del mare, muri poveri che stanno su per miracolo, per difendere quel poco che c’è da difendere nella melanconia della povertà e poi ci sono muri ricchi, muri scolpiti, muri organizzati, muri di granito e muri disegnati, muri pesanti, muri spessi, muri grossi, muri spaventosi, muri che proteggono l’oro, le armi, le prigioni, le antiche famiglie, i re antichi e i re di oggi.”

Ettore Sottsass in “Di chi sono le case vuote?”