GARDUMO 77.78 | 17.18 – Il paesaggio che resiste. La Val di Gresta, 40 anni dopo (di Marco Pontoni)

Come cambia il paesaggio rurale quando lo sviluppo incalza? Come cambia ad esempio quello della “valle degli orti” trentina per eccellenza, la val di Gresta? Se lo  era chiesto il geografo triestino Alessandro Cucagna, glorioso esempio di studioso e cattedratico “mitteleuropeo”, classe 1917, che nel l977-78 visitò a più riprese il Trentino meridionale ed in particolare i territori delle sette comunità che appartenevano all’antica pieve di Gardumo. “Questo paesaggio agrario – scrisse nei suoi appunti – così ricco di contrasti, è lo specchio fedele di un gruppo umano che in parte è rimasto contadino (…) e in parte gravita sulle industrie di Mori o della cintura roveretana, cioè è costituito da operai che fanno i contadini part time”. A 40 anni di distanza Guido Benedetti continua a tornare in quei luoghi armato della sua macchina fotografica e della sua passione per il territorio. Dal suo percorso è nata anche una mostra e poi il libro Gardumo 77.78 – 17.18

Benedetti, la prima cosa che colpisce della sua ricerca fotografica è che non è mai oleografica. Nelle sue foto ci sono sia il bel bosco che la casa o il viadotto. Insomma, il paesaggio umanizzato. Qual è la “filosofia” che sta dietro i suoi scatti?

Il protagonista dei miei lavori è sempre il territorio in cui vivo, che racconto cercando di cogliere alcuni frammenti della realtà quotidiana. Cerco di valorizzare all’interno del fotogramma, con inquadrature e tagli particolari, quello che in realtà si offre allo sguardo di tutti ma a cui, normalmente, non si presta particolare attenzione.

Com’è iniziata la sua ricerca in val di Gresta?

L’idea era quella di esplorare questo territorio così particolare facendomi accompagnare da alcuni documenti del geografo Alessandro Cucagna. La riscoperta dei suoi scritti mi ha portato a cercare di trasformare in fotografie le emozioni che via via prendevano piede in me nel corso della lettura. Visto, poi, che il suo diario risaliva a circa a 40 anni fa, ho pianificato il mio lavoro seguendo sia il percorso fisico che quello temporale di Cucagna rispettando, per quanto possibile, anche le date delle sue uscite sul territorio.

Chi era Alessandro Cucagna, a cui ha dedicato un libro?

Alessandro Cucagna è stato un grande geografo triestino, che divenne anche direttore dell’Istituto di Geografia dell’università di Trieste. Nel 1972, per ragioni familiari, rivolse la propria attenzione al Trentino, in particolare alla Vallagarina, alla valle di Gresta e alle valli del Leno. Se all’inizio Cucagna era, per me, il “professore” dal quale imparare un metodo per studiare un territorio, attraverso fonti scritte e iconografiche ma anche sviluppando un rapporto diretto con gli abitanti incontrati nei molti sopralluoghi, poi “Alessandro”, scomparso nel 1987, è diventato l’amico con il quale, oltre a condividere la passione per la cartografia storica, ho deciso di dare vita al libro che ritengo quindi essere frutto di un lavoro “a 4 mani”.

La domanda è d’obbligo: quanto è cambiato il paesaggio della valle di Gresta negli ultimi 40 anni?

Il territorio della valle di Gresta in realtà in questi 40 anni non ha subito cambiamenti radicali, rimanendo ai margini dei cambiamenti che hanno invece toccato altre località del Trentino. Ciò rappresenta sicuramente un fattore positivo perché, oggi, con una sensibilità ecologica molto più diffusa rispetto al passato, è possibile puntare ad uno sviluppo della valle equilibrato e ambientalmente sostenibile, limitando gli effetti negativi che altre località stanno scontando.

Estratto da Trentino Mese di maggio 2021

Originale su https://www.tm-online.it/il-paesaggio-che-resiste-la-val-di-gresta-40-anni-dopo/.

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Autore:

Marco Pontoni

Bolzanino di nascita, trentino d’adozione, cittadino del mondo per vocazione. Liceo classico, laurea in Scienze politiche, giornalista dai primi anni 90. Amori dichiarati: letteratura, viaggi, la vita interiore. Ha pubblicato il romanzo “Music Box” e la raccolta di racconti “Vengo via con te”, ha vinto il Frontiere Grenzen ed è stato finalista al premio Calvino. Ma il meglio deve ancora venire.

“Crepa interna” di Salvatore Picciuto

Gran bel lavoro di Salvatore Picciuto che raggiunge, oltre la mente, anche il cuore.

Condivido in toto quanto già scritto da Mario Capriotti: si tratta di “un’esperienza di lettura coinvolgente ed emozionante, multisensoriale, una visione e una interpretazione sul tema dello spopolamento e dell’emigrazione dal sud del nostro paese raccontata dall’autore con una sensibilità fotografica semplice, intima ma allo stesso tempo caratterizzata da atmosfere surreali e ricche di forti legami tra l’uomo e la terra che per forza di cose si è costretti ad abbandonare.”

Oltre alla qualità delle immagini sono da segnalare, infatti, sia il lavoro complessivo in quanto tale che le testimonianze parte integrante del lavoro stesso.

Eccone alcune:

“Zone isolate senza essere un’isola. Senza mare, senza barche. E soprattuto senza vie di comunicazione; le arterie, piccole e grandi, quelle che uniscono, che creano ponti, che permettono di raggiungere luoghi e persone, idee e culture, sono da sempre una pecca di molte zone dell’Italia e una di queste è il Fortore.”

“Me ne andai prima di partire”

Salvatore Picciuto a proposito dei suoi lavori racconta: “La fotografia che mi interessa è quella che riproduce o meglio cerca di riprodurre qualcosa che “è stato”. Non importa che si tratti di una rappresentazione posta in essere o semplicemente di un qualcosa di analogo alla realtà, l’importante è che quanto fotografato “sia stato”, “sia esistito” fosse anche per una frazione di secondo. Non fotografo per sorprendere, ma per documentare”.

Potete visionare il lavoro sul sito di Salvatore Picciuto: https://www.salvatorepicciuto.it/crepa_interna-r11900

Del silenzio e altri sguardi

Lavoro fotografico di pregio, realizzato da Pio Peruzzini e Gaetano Paraggio, nel quale i due autori registrano le trasformazioni avvenute nei comuni campani del cosiddetto “cratere” a 40 anni dal terremoto che li colpì.
Il libro, accompagnato da una bella presentazione del lavoro dal titolo “L’occhio e la memoria” del professor Massimo Bignardi, raccoglie le immagini scattate dai due autori, che hanno seguito ciascuno un proprio percorso di ricerca, nell’arco di un paio d’anni.
Tali immagini rappresentano un (nuovo) territorio in cui “si è innovato e si è conservato in alcuni casi, si è conservato innovando in altri” (dalla presentazione di Rosetta D’Amelio – Presidente del Consiglio Regionale della Campania).
Congratulazioni agli autori per l’impegno e la passione che hanno dedicato alla ricerca e per il risultato ottenuto.

Per maggiori informazioni sulla pagina facebook dedicata.

“Del silenzio e altri sguardi” di Pio Peruzzini e Gaetano Paraggio