“Che disagio.”

Vi segnalo, riportandone nel seguito alcuni passi, l’articolo “La grande riforma – I Burocrati e il Palazzo” apparso sul quotidiano Trentino il 24 febbraio a firma di Giorgio Paolino.

“Lavori. Lavori una vita convinto di aver fatto con rigore il tuo dovere, allevato per decenni a quella forma di suprema obbedienza, che non è mediocrità, ma senso profondo di rispetto per chi rappresenta le istituzioni, forte di quel senso di appartenenza che rende passione, e onore, e orgoglio sentirsi, in funzioni e ruoli diversi, al servizio della comunità trentina e ora, dopo anni di servizio vissuti come una fede, quando credi che finalmente i tuoi meriti siano stati riconosciuti o addirittura sei, con merito, alle soglie della pensione, ti ritrovi da una parte col rischio di essere appallottolato come un moccichino e dall’altra leggi di sentenze da cui le parole rotolano su tutti schiantandosi come macigni sul servizio reso da un collega.

(…)

Che disagio dunque nel non riuscire a capire né saper leggere i segni di questi giorni e dei mesi passati, ove s’è confuso decisionismo con decisioni avventate. Non scorgere un chiaro modello interpretativo di riferimento, un progetto in base al quale costruire un disegno che abbia e dia all’esterno immagini di complessiva coerenza. Si avverte piuttosto un clima di sfibramento, di autoreferenzialità poggiata più su una organizzazione piramidale che invece di rafforzare sgretola il più generale senso di appartenenza, a partire dai vertici.

(…)

Così si creano spinte demotivanti che non aiutano a maturare quei giovani funzionari sui quali, in forma di nuova classe dirigente, dovrebbe fondarsi l’autonomia di domani, col rischio che essi si convincano invece che è bene salire in tempo sulle giuste bighe e che bene è non disturbare (vuoi mai ci fosse un D.quater!) onde evitare di restare al passo o, peggio, essere oggetto di silenziose ritorsioni.

(…)”

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