“Con-dividere” o “dividere”

Molte volte, immersi e sommersi dalle “cose” della nostra cosiddetta “civiltà moderna”, ci dimentichiamo, o comunque allontaniamo il pensiero, di chi sta meno bene di noi e continuiamo con il nostro solito tran-tran.

Poi, improvvisamente, un raggio di luce rende visibile ai nostri occhi la realtà quotidiana di milioni di persone al mondo (molto spesso lontane ma, in alcuni casi, vicine – forse troppo vicine) e ci si interroga sul senso di giustizia che dovrebbe essere in tutti noi.

Ci si rende conto così dell’importanza di aiutare gli altri anche con il più piccolo segno; dell’importanza, in altre parole, dell’ “inclusione” rispetto all’ “esclusione”, del con-dividere piuttosto che del dividere.

Purtroppo, grazie a questa presa di coscienza, si capisce anche quanto prevalga comunemente, invece, la voglia di sopraffare l’altro anziché la voglia di con-dividere con lui le proprie capacità e le proprie esperienze e ottenere un risultato migliore con un beneficio per entrambi.

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