"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Perché il lavoro è dignità; come l’insegnamento, come lo studio.

Nell’Italia dei nostri padri la ricchezza era ancora legata al lavoro. Lavoro spesso svolto in condizioni durissime: sfruttamento, mezzadri in balia del padrone, ragazzini e donne al nono mese di gravidanza chine sui campi; e poi ciminiere in città, reparti verniciatura, acciaierie in riva al mare. Ma comunque era il lavoro – in campagna, in fabbrica, nei servizi – a produrre la ricchezza. Ora i soldi si fanno con altri soldi. Il lavoro sembra non valere più nulla. Viene esportato, in Paesi dove costa molto meno; sostituito dalle macchine intelligenti; reso inutile dalla Rete; affidato a immigrati disposti a faticare molto in cambio di poco, magari in nero. (…) L’economia mondiale era adagiata su una montagna di carta destinata a franare alla prima emergenza. Il coronavirus è stato un’emergenza al di là di qualsiasi previsione. E ora che si tratta di ripartire, dovremmo ritrovare non solo lo spirito, ma anche il metodo con cui le nostre madri e i nostri padri ricostruirono l’Italia dalle macerie della seconda guerra mondiale: il lavoro. Perché il lavoro è dignità; come l’insegnamento, come lo studio. Sono queste le uniche leve che possono innalzarci al livello di quella grandezza, di quell’eterno genio italiano che è il vero centro della poesia di Dante.

Aldo Cazzullo in “A riveder le stelle”

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