“Leonardo, tra le sue prerogative, ha quella di essere un grande pittore. Tanto che le sue opere erano contese e anche attese, perché lui non le concludeva e non le consegnava.
La sua capacità è stata di innovare all’interno di una grande tradizione: … formato nella bottega di Andrea Verrocchio, padrone … di un disegno estremamente versatile e sicuro, ….
E però innovatore nella misura in cui ha percepito, e questo l’ha percepito se non da scienziato almeno da grande indagatore della natura, che l’aria ha uno spessore e un colore. L’aria non è un vuoto, dunque nei suoi dipinti entra questa che chiamiamo prospettiva aerea, questa forma rappresentativa che dà conto dello spessore dell’aria, che sfuma i contorni, che li ammorbidisce, che dà dei colori non stesure secche, ma vesti della forma estremamente sensibili, colori stesi con infinite velature, in modo da raggiungere anche quegli effetti di indistinto che Leonardo collegava con gli spessori aerei.
Se guardiamo le sue lontananze, i suoi paesaggi, sono dei paesaggi azzurrini che impercettibilmente si diluiscono nellorizzonte. Solo Leonardo ha creato questo criterio rappresentativo. Solo Leonardo ha fatto percepire le nuvole, il vento, le falde di nebbia, con questa attenzione alla natura che tecnicamente non è quella dello scienziato, ma certo almeno quella del grande naturalista, capace di osservare fenomeni che gli altri nemmeno immaginano: le bolle dell’acqua, le conchiglie sepolte negli strati geologici alluvionali. Questo vede Leonardo. E in questo è diverso da tutti gli altri artisti.”
Alessandro Agostinelli in “Da Vinci su tre ruote”
