”I miei interlocutori piú validi sono i vecchi, perché sanno.
I vecchi sono narratori e attori straordinari. Accettano sempre il dialogo, hanno fame di parlare.Quando li incontro per caso mi parlano del vento e della pioggia, della campagna che va a perdere, della miseria antica che era uguaglianza. Con la nostalgia dei vent’anni mi dicono:
«Nella miseria la gente era allegra, cantava. Una fetta di polenta, una manciata di castagne, e venivamo su come querce, il lavoro non spaventava».
(…)
Non interrompo mai l’interlocutore, e dimostro interesse anche quando esce dal seminato, quando salta di palo in frasca, quando mi ripete cose già dette. Non pretendo né sintesi, né risposte nette.
Ascolto per imparare, ascolto tutto, anche le cose che non rientrano nei confini della mia ricerca.”
Nuto Revelli in “Il mondo dei vinti”
