"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

MA | RE di Roberto Pireddu

Congratulazioni, per questo bel progetto, a Roberto Pireddu che lo ha ben raccontato nell’iniziativa Visions 19 di myphotoportal. Riporto un estratto dalla presentazione del progetto sul sito dell’autore e il link della puntata di Visions 19:

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https://www.myphotoportal.com/it/journal/Visions_19_Roberto_Pireddu-2101/

LA CITTA’ DI DOMANI a cura di Alberto Faustini

Non vedo l’ora di “leggere” con attenzione il libro. In questo momento particolare, qualsiasi contributo che aiuti a pensare la città di domani, in funzione anche ma non solo delle mutate esigenze di chi vi abita, è il benvenuto. Congratulazioni agli autori.

… e lo spazio da cosa morta e inanimata diventa viva

“Nella luce tagliente, nelle condizioni atmosferiche ideali in cui da allora normalmente fotografo, il calore del sole sulle spalle mi fa sentire tutt’uno con lo spazio in cui sto lavorando, e lo spazio da cosa morta e inanimata diventa viva: le ombre che da una casa cadono verso un edificio, le ombre che ridisegnano il terreno, le ombre che ridefiniscono facciate, modulano costantemente le distanze, avvicinano un corpo a un altro oppure separano, cambiano i prospetti.”

Gabriele Basilico in colloquio con Giovanni Chiaromonte

La città scritta

“La parola sui muri è una parola imposta dalla volontà di qualcuno, si situi egli in alto o in basso, imposta allo sguardo di tutti gli altri che non possono fare a meno di vederla o recepirla. ?? ?????̀ ?̀ ?????? ???????????? ?? ????????, ?̀ ?????? ????????, ma altro è se questo discorso devi interpretarlo tu, tradurlo tu in pensieri e in parole, altro se queste parole ti sono imposte senza via di scampo. Sia essa epigrafe di celebrazione dell’autorità o insulto dissacratorio, si tratta sempre di parole che ti piombano addosso in un momento che tu non hai scelto: e questa è aggressione, è arbitrio, è violenza.”

Italo Calvino in “Collezione di sabbia”

La città pensata: la misura degli spazi

“Attorno al Mille l’Europa conosce uno sviluppo urbano come non l’aveva avuto dall’antichità.
La città medievale che ha preso forma nei quattro secoli precedenti presenta profonde differenze da quella antica, di cui molto spesso ha ereditato il sito, il nome e anche le pietre: sono scomparse le strutture legate alla vita sociale del passato (templi, foro, terme, teatri, circo, stadio); anche l’ordine geometrico basato sui due grandi assi perpendicolari non è più riconoscibile, sommerso da dedali di strade strette e tortuose; le chiese, principali punti di riferimento della città cristiana, sono distribuite irregolarmente, in luoghi che hanno un rapporto con la vita dei santi, i miracoli, i martirii, le reliquie.
È la rete delle chiese a dar forma alla città, – e non viceversa – con la gerarchia che si stabilisce tra loro: la cattedrale, la sede vescovile, sarà il centro sia religioso che sociale; ma la città ha tanti centri quante parrocchie, più i conventi dei vari ordini; i percorsi delle processioni determineranno l’importanza delle varie arterie.
(…)
Le linee rette che il piano orizzontale ha perduto sono recuperate dalla nuova dimensione verticale: si profila la città dei campanili (a partire dal secolo VII) in cui i rintocchi dall’alto scandiscono le ore e confermano alla Chiesa «il dominio sul tempo e sullo spazio» e poi la città delle torri che sorgono accanto al palazzo comunale e alle dimore dei signori, appena s’afferma (dal XIIII secolo in poi) un potere civile accanto a quello religioso.

È la funzione della città che è cambiata: non più militare e amministrativa come ai tempi dell’Impero romano, ma di produzione e scambi e consumi.
Il mercato diventa il nuovo centro propulsore, e il potere urbano è sempre più in mano alla classe tipica della città: i borghesi.”

Italo Calvino in “Collezione di sabbia”