"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Grazie detenuti di San Vittore

Ieri sera, nella conferenza-spettacolo “Se questo è un uomo” tenutasi al teatro sociale di Mori, è stato letto questo passo tratto dal libro di Emanuela Zuccalà Sopravvissuta ad Auschwitz. Liliana Segre fra le ultime testimoni della Shoah.

Il brano mi aveva già emozionato durante la lettura del libro, ma ieri sera, complice la splendida interpretazione degli attori della compagnia teatrale Gustavo Modena di Mori, ha ulteriormente commosso me e, credo, gran parte dei presenti (che hanno reso omaggio sia al brano che alla sua interpretazione con un lungo applauso); la lettura ha rappresentato un momento di svolta dell’intero spettacolo perché da quel momento il coinvolgimento del pubblico è stato totale e ancor più convinto.

Ecco il brano:

“Uscimmo da San Vittore: un lungo corteo di uomini donne, bambini, perfino vecchi malati in barella.
Tutti dovevamo partire per la colpa di essere nati; tutti dovevamo essere puniti e lasciare il carcere che, seppure luogo dolente, stava ancora nella nostra città, non lontano dalle nostre case.
E attraversammo un reparto di detenuti comuni che furono straordinari: non posso non dirlo.
Lo devo ai detenuti di San Vittore.
Erano uomini, uomini che provavano pietà per altri uomini.
In tempi difficili come quelli, il sentimento della pietà verso un proprio simile, colpevole solo di essere nato, un dono:

un dono per chi prova pietà, perché è fortunato è ricco;
e un dono ancora più importante per chi riceve questa testimonianza di amore fraterno.
E così furono i detenuti di San Vittore: sporchi, affacciati fuori dalle loro celle su quella balconata, che con benedizioni, con addii, con arrivederci, ci buttavano giù una piccola cosa qualunque, un’arancia, un paio di guanti una sciarpa di lana, un pezzetto di cioccolato.
Era un oro liquido che scendeva su di noi: era la pietà.

Ci gridavano: “Vi vogliamo bene, fatevi coraggio. Non avete fatto niente di male“.
Furono straordinari i detenuti di San Vittore: non li ho mai dimenticati.

Non c’è volta in cui non abbia parlato agli studenti di quegli uomini che potevano essere ladri e assassini, ma prima di tutto erano uomini. In seguito, ci volle così tanto tempo prima che incontrassimo altri uomini, perché conoscemmo soltanto mostri.
I detenuti di San Vittore furono capaci di pietà, ricchi nella loro povertà assoluta di detenuti in tempo di guerra.
Fu un viatico umano indimenticabile.

Grazie, detenuti di San Vittore.
Grazie, dopo sessant’anni
“.