"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Verità e Responsabilità condivisa.

Nei giorni scorsi ho riletto due passaggi, riguardanti “lo stare insieme” in una comunità, che mi hanno riportato alla mente i contenuti del libro “L’economia giusta” di Edmondo Berselli con le sue attualissime conclusioni su come affrontare l’attuale crisi economica che nel 2010 era solo agli inizi.

La prima frase è tratta dalla prefazione al libro “Communitas. Uguali e diversi nella società liquida” una conversazione di Zygmunt Bauman con Carlo Bordoni: “Solo rendendoci conto che la responsabilità è strettamente personale, che non può essere delegata ad altri e quindi va assunta con piena consapevolezza, è possibile sperare in una società degna di definirsi civile”.

La seconda frase è invece contenuta nell’enciclica “Pacem in terris” di Papa Giovanni XXIII: “La convivenza fra gli esseri umani è … ordinata, feconda e rispondente alla loro dignità di persone, quando si fonda sulla verità”.

La situazione economica attuale, che vede sempre più persone in difficoltà e le Comunità che non riescono a reagire in modo risolutivo, deve essere affrontata infatti con una gran dose di responsabilità da parte di tutti (e in particolare da parti di chi ha l’onere di governarci) per capire che l’unica via di uscita seria è quella di dire – e di dirci – la Verità.

Molti dei nostri amministratori non hanno infatti ancora capito (oppure “ignorano” in quanto non sufficientemente informati e aggiornati) che la situazione finanziaria non è sicuramente florida e che è necessario rivedere molte priorità di intervento (rinviando, in qualche caso, di qualche anno anche interventi già programmati) dando il via libera, prioritariamente, a tutti i lavori necessari per mantenere in efficienza le opere esistenti.

Solo dicendo la Verità è possibile che tutti i membri di una Comunità si rendano conto della situazione attuale reale e, attraverso un’assunzione condivisa di responsabilità, reagiscano di conseguenza prevedendo, non solo a livello personale ma anche a livello collettivo, quanto già scritto da Edmondo Berselli nelle ultime righe del suo ultimo capo-lavoro: “Dovremo adattarci ad avere meno risorse. Meno soldi in tasca. Essere più poveri. Ecco la parola maledetta: povertà. Ma dovremo farci l’abitudine. Se il mondo occidentale andrà più piano, anche noi dovremo rallentare. Proviamoci, con un po’ di storia alle spalle, con un po’ d’intelligenza e d’umanità davanti”.

Il libro dunque, nonostante il tema affrontato tutt’altro che solare, si conclude con una affermazione positiva che ricorda a tutti noi  che:

1. è l’ora di una seria programmazione degli interventi da realizzarsi sulla base di una verifica approfondita delle esigenze dei Cittadini e della Comunità;

2. sono finiti i tempi del “zacché” (cioè quelli in cui a completamento di un’opera necessaria se ne realizzava un’altra che proprio così necessaria non era);

3. gli interventi programmati sulla base di importanti esigenze collettive devono essere risolutivi delle problematiche affrontate e non soltanto una soluzione di piccolo cabotaggio del tipo “meglio che niente”;

4. piuttosto di realizzare interventi di basso profilo, e quindi non risolutivi, è preferibile rinviare l’opera in attesa di tempi migliori o ricercare soluzioni alternative per raggiungere, non il miglior risultato possibile, ma “il miglior risultato”.

Poiché anch’io, come Edmondo Berselli, sono convinto che i Cittadini siano sufficientemente intelligenti per comprendere l’importanza dei sopracitati 4 punti, e quindi la necessità di ridurre le proprie richieste per garantire un futuro migliore ai nostri figli, ritengo indispensabile – oltre che eticamente e moralmente corretto – che i nostri rappresentanti politici e amministrativi si assumano le proprie Responsabilità dicendo la Verità ai propri concittadini.

Soltanto con la piena consapevolezza di tutti sarà possibile affrontare l’attuale momento di crisi con una Responsabilità condivisa che ci permetta di percorrere tutte le strade possibili, anche le più temporanee (ricordiamo che persino il congresso USA, su richiesta del Presidente Obama, ha aumentato temporaneamente la percentuale massima di indebitamento della propria nazione; ciò permetterebbe alle pubbliche amministrazioni p.e. il pagamento delle imprese creditrici) o legate al passato (mediante una rivisitazione della cooperazione – basata da sempre sulla condivisione di Responsabilità), e quindi avere maggiori probabilità di riuscita nel difficile compito di uscire tutti insieme da questi giorni difficili.

Il Presente è un dono

da Kung fu Panda:

Ci preoccupiamo troppo per ciò che era e per ciò che sarà.

Ieri è storia, domani è un mistero, oggi è un dono; per questo si chiama “Presente”.

Panda

Al male non bisogna mai dare principio.

da: “Il tempo è un dio breve“ di Mariapia Veladiano

“Al male non bisogna mai dare principio.

Quando lo si è svegliato vive di vita propria, si moltiplica in proporzione dei buoni sforzi che si fanno per fermarlo, è una tenia che rinasce da ogni suo frammento.”

“Come sbloccare il paese immobile” di Ilvo Diamanti – Festival dell’Economia 2008

“Nel nostro paese il rapporto tra generazioni non prevede il ricambio, ma la cooptazione generalizzata.”

“Un paese vecchio è meno dinamico e dunque più chiuso, immobile, rispetto a un paese giovane.”

“La nostra non è una società stratificata, ma segmentata, fatta di forti particolarismi. Non esistono più culture e valori dominanti: la società attuale è composta di minoranze dominanti, di una pluralità di gruppi, ciascuno dei quali è in grado di imporre se stesso.”

“La crisi della politica, oggi, è in questa incapacità di ridurre la frammentazione sociale, ma anche di dare una prospettiva, un’idea di futuro.”

“In questa «democrazia del pubblico», dove contano moltissimo l’opinione pubblica e i sondaggi, la politica non decide. Insegue.”

“Uno dei primi obiettivi sui quali investire è, quindi, la trasformazione del capitale sociale in senso civico; in capitale sociale che rafforzi il bene comune. I sistemi di fiducia locale, di gruppo e familiari dovrebbero riuscire a tradursi in fiducia sistemica. Oggi, invece, il fondamento dell’autodifesa risiede nella fiducia a livello di piccolo gruppo che, tuttavia, non si trasferisce al sistema e nelle istituzioni. La reciprocità, cioè, stenta a diventare solidarietà.”

“Il nostro paese non ama l’apertura, non ama la concorrenza, e nemmeno il conflitto. Ma senza apertura e senza conflitto non può formarsi una classe dirigente.”

“Questo paese resterà immobile fino a quando chi governa non saprà resistere alle resistenze dei tassisti e dei localisti, fino a che i sindaci non si opporranno ai loro leader nazionali di partito, fino a che i figli non si ribelleranno ai genitori. Solo allora questo paese potrà diventare più aperto, più giovane, più mobile. Il problema è: quando capiterà? Quanto lontano è, da oggi, «allora»?”

Ilvo Diamanti al Festival dell’Economia 2008

Equilibri

«La portata di un ponte si misura dalla forza del suo pilone più debole.

La qualità umana di una società dovrebbe misurarsi sulla qualità della vita dei suoi membri più deboli, e poiché l’essenza della morale è la responsabilità che ci si assume per l’umanità degli altri, quello è anche il metro del livello etico di una società.

Propongo di considerare questo il solo metro di misura che il welfare state possa sopportare, ma anche il solo di cui abbia veramente bisogno»

(Z. Bauman, La società individualizzata, il Mulino, 2002, p. 104).

La Societa Individualizzata

… la fantasia, ovvero la libertà.

Ritengo giusto pubblicare e portare all’attenzione anche di chi ieri non c’era un breve passo tratto da “UNO PSICOLOGO NEI LAGER. DIRE DI SI ALLA VITA NONOSTANTE TUTTO” di VIKTOR EMIL FRANKL letto nella conferenza-spettacolo di ieri sera al teatro sociale di Mori:

“Coricarsi su un fianco nudi, per farsi caldo l’un l’altro. Lasciarsi andare alle cose quasi a vivere una vita altrui. Inventarsi immaginarie conferenze, fingersi relatore mentre si scava la fossa per un cadavere nel fango e sotto la pioggia. Guardare senza vedere e concedersi l’unico spazio che le SS non potevano penetrare: la fantasia, ovvero la libertà.”