“Servono anche a questo le fotografie: a raccontare come tutto è cambiato, soprattutto ciò che apparentemente è rimasto uguale.”
Emiliano Cribari in “Autoritario della nostalgia”

Quando leggo un libro è mia abitudine sottolineare a matita i passi che mi hanno colpito in quel particolare momento; ciò succede spesso anche durante una eventuale ri-lettura.
Ecco raccolti in questa sezione tutte le mie principali sottolineature.
“Servono anche a questo le fotografie: a raccontare come tutto è cambiato, soprattutto ciò che apparentemente è rimasto uguale.”
Emiliano Cribari in “Autoritario della nostalgia”

“Da tempo l’ospedale del capoluogo era diventato un unico reparto geriatrico, nel quale finivano i vecchi che non potevano permettersi di essere trasferiti negli ospedali della città o nelle case di riposo.
Quando non c’era qualcuno che urlava di demenza, c’era una calma particolare, un silenzio che faceva pensare al peggio, con un sottofondo ritmato dai bip dei sistemi di monitoraggio delle pulsazioni.”
Elisa Veronesi in “Atlante Appenninico”

“I paesi non si rigenerano con gli slogan, con proposte estemporanee che seducono per fascinazione.
Non basta ristrutturare qualche casa per invertire dinamiche di infragilimento umano e di rarefazione dei servizi di prossimità spesso oltre la soglia dell’irrimediabilità. (…)
Riabitare significa ricostruire comunità, creare le condizioni essenziali per consentire di rimanere a chi vuol restare, per favorire il ritorno di chi vuole tornare, per accogliere chi ha maturato la scelta della vita da paese. Ristrutturare e recuperare immobili è solo un tassello della rigenerazione.
A volte, in pochi casi, diventa possibile, ma occorre distinguere la nascita di una nuova comunità da quella di un villaggio turistico aperto solo d’estate.
Senza un’offerta adeguata di servizi di cittadinanza essenziali – la scuola, la farmacia, i trasporti locali, la connessione a Internet, un presidio sanitario di prossimità – il ritorno in vita di qualche casa non sarà sufficiente per consentire un’esistenza dignitosa ai residenti e per contrastare il declino.”
Vito Teti in “La restanza”

“Nessun convegno, nessun incontro riuscirà mai a raccontare l’anima di un luogo come un drappello di anziani invitati a ricordare davanti alla scia di memoria lasciata da una lontana fotografia.
Ascoltarli è fare scuola: di urbanistica, di buon senso, di religione e di poesia.”
Emiliano Cribari in “Autoritratto della nostalgia”

Durante un furioso scroscio d’acqua …
“Gridai al gondoliere di cercare velocemente un riparo, cosicché rapidissimamente tornammo indietro lungo il medesimo canale, fino a raggiungere il ponte più vicino.
Facemmo sosta, nella oscurità più completa, sotto l’arcata del ponte, bassa nonostante l’accentuata volta. L’ampiezza del ponte corrispondeva esattamente alla lunghezza della gondola, dove me ne stavo comodamente seduto al centro, accanto a me il gondoliere che tratteneva l’imbarcazione contro il muro; di qua e di là il rovescio temporalesco.
Trascorsero così alcuni minuti di tranquillità, poi arrivò una seconda gondola in cerca di riparo e si piazzò accanto alla nostra; poco dopo se ne aggiunse una terza anch’essa in rapida fuga. Le tre gondole occupavano completamente quel piccolo spazio coperto dalla volta del ponte.
Era impossibile vedersi in quell’oscurità, tuttavia di lì a poco, da singole esclamazioni e battute sulla nostra buffa situazione, nacque una conversazione collettiva. Le tre gondole sembravano sospese sotto il ponticello come uccelli in volo; da una gondola all’altra, nell’oscurità, fluttuavano parole e risposte confidenziali – un quarto d’ora di chiacchiere immerso in una strana atmosfera fiabesca, piena di mistero e di letizia al contempo, che ho conservato nella memoria come un breve canto familiare accompagnato dalla pioggia.”
Herman Hesse in “Vedere l’Italia”

“La fotografia insegna che basta cambiare punto di vista affinché “tutto” possa essere bello: basta girare intorno al soggetto, abbassarsi, rialzarsi…
È una lezione di vita. La fotografia di cui mi nutro insegna soprattutto a non giudicare; ad aspettare e sperare.”
Emiliano Cribari in “Autoritratto della nostalgia”
