"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

La forza documentativa della fotografia

“L’importante è che la foto possieda una forza documentativa, e che la documentatività della Fotografia verta non già sull’oggetto, ma sul tempo.”

Roland Barthes in “La camera chiara: Nota sulla fotografia”

La città di Verona e il “suo” fiume Adige

“La città è un tappeto di tetti gialli. È irta di campanili di cotto rosso e di torri di pietra bianca. Il fitto quadrangolo del nucleo romano è simile a un cofanetto riposto nel grembo del fiume. La traccia “orizzontale” del muro civico è tesa a racchiudere la base del meandro tra Castel Vecchio e il ponte Aleardi.

Più oltre, verso la ferrovia che scavalca l’Adige con il dignitoso ponte ottocentesco, si scorge la cerchia scaligera che i veneziani rimodernarono su progetto del Sanmicheli e che gli austriaci munirono di bastioni.

(…)

Undici ponti uniscono le due sponde. Una volta erano tre. Lo annota Montaigne confermando le cronache locali. Sono i ponti gli attori primari della genesi e dello sviluppo della città: dalla rocca scaligera alle fiere, alle stagioni d’arte dell’arena e del teatro romano.

In tal senso Verona è una delle realistiche conseguenze di un sito geografico. Il suo seme sembra essere collegato al castelliere e al guado del fiume. La simbiosi Verona-Adige è una vibrazione di fatti fisici, biologici, spirituali.”

Aldo Gorfer in “L’Adige: una storia d’acqua “

Contemplazione

Importante articolo di Luca Chistè dedicato ad Ansel Adams e al “sistema zonale” per le riprese fotografiche.

Prima ancora di arrivare alla “tecnica” (comunque fondamentale nelle riprese di qualità) mi ha colpito il passaggio in cui l’autore ricorda che:

«Adams era un fotografo, ma prima ancora di questo era, in assoluto, un “contemplatore”. Egli amava ammirare gli spazi della natura e, nel contemplarli, con calma, silenzio ed infinito tempo a disposizione (almeno in alcune fasi della sua esistenza), aveva modo di osservare anche le più tenui tonalità che le diverse luminanze introducevano sulla scena di cui egli voleva, fotograficamente, impadronirsi.»

https://www.cuneofotografia.it/pdf/RPSistemaZonale.pdf

Nomi e caratteri

“E mentre a spagnoli e “mediterranei” è associata una certa enfasi, tradotta nell’evidente amplificazione onomastica (…); agli inglesi viceversa è attribuita un’elegante sobrietà.

Come si vede nell’episodio dell’incontro dei due corteggiatori di Violante, uno napoletano, l’altro inglese, entrambi oggetto dell’attenzione flirtante dell’amata di Cosimo.

Attirati nello stesso luogo e alla stessa ora, si presentano con modi signorili e imbarazzati; l’uno sciorinando con prodigalità nomi e casato: «- E una questione d’onore […] e ne faccia fede il mio casato: Salvatore di San Cataldo di Santa Maria Capua Vetere, della Marina delle Due Sicilie!»; l’altro chiudendo stenograficamente la cerimoniosa operazione mondana in pochissime sillabe: «Sir Osbert Castlefight, terzo del nome!».

L’artificio della «nominazione sesquipedale» (Porcelli, 2005, p. 97), contrapposto alla brevitas dell’anglosassone, esprime una differenza di mondi e di caratteri in pochi, efficaci gesti verbali, come può fare solo un grande scrittore.”

Sergio Bozzola in “Nomi di persona” uno dei saggi del libro “Le parole di Calvino”

Po vs Danubio

“I tedesco-parlanti lo vivono ancora, il grande fiume centroeuropeo, [il Danubio] lo navigano, ci pedalano di fianco, hanno tanti bei paesini che vi si affacciano, lo attraversano in canoa, prendono i battelli che permettono di passare da una riva all’altra con tanto di bici al seguito.

Noi il nostro grande fiume lo evitiamo e le attività lavorative che vi si svolgevano un tempo hanno ormai cambiato faccia: una volta c’erano frotte di contadini che andavano lungo il Po a coltivare i campi resi fertili dalle sue acque, terrazzieri che scavavano la terra, boscaioli che tagliavano gli alberi nelle golene e, nel tempo libero, gente che cercava di procurarsi da mangiare per la famiglia gettando la lenza in acqua oppure lasciava la bicicletta appoggiata agli alberi vicino alla riva per andare a farsi un tuffo, mentre gli innamorati si nascondevano dietro ai cespugli per starsene da soli.”

Francesca Cosi  in “FLUMEN: viaggio sul Po” con fotografie di Alessandra Repossi

Argini e panorami

“La natura di confine incarnata dall’argine rimane per così dire implicita nelle fotografie; nel senso che di frequente la struttura arginale fisicamente non appare, ma le immagini che ne derivano sono possibili soltanto grazie alla sua presenza.

La panoramicità dell’immagine (pochi metri di sopraelevazione in pianura fanno guadagnare visibilità inedite) non sarebbe attingibile senza la postazione rialzata.

La necessità idraulica di difendersi dalla forza delle acque attraverso la costruzione di possenti barriere arginali si fa dunque opportunità estetica di contemplazione del paesaggio circostante, in un’affascinante commistione fra il concreto utilitarismo di una civiltà profondamente contadina, terragna, e la parentesi di contemplazione in un momento di gratuità percettiva.”

Davide Papotti nella sua introduzione al libro “FLUMEN: viaggio sul Po” con fotografie di Alessandra Repossi