"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

Se i luoghi potessero parlare

”Se i luoghi potessero parlare, ne avrebbero di storie da raccontare. Ogni luogo è il nodo di un ipertesto vivente che parla a chi lo sa ascoltare. In modi diversi le città europee raccontano una storia comune che nasce da cinque ispirazioni fondamentali:

che la natura è di tutti,

che i cittadini condividono un diritto alla salute,

che lo spazio educa,

che lo spazio pubblico ci fa cittadini,

che il welfare (il benessere individuale e collettivo) è la forma spaziale della giustizia urbana.”

Elena Granata in “La città è di tutti”

L’Urbe (di qua e di là dal Tevere)

”Qualche mese dopo traslocò al centro di Roma, in una delle zone più chic: via Gregoriana, un palazzo vicino a Trinità dei Monti. Dall’altezza di quelle finestre si godeva un panorama che mandava in visibilio gli ospiti americani: l’intera Urbe di qua e di là dal Tevere e le cime di tutti i suoi monumenti cominciando con la torre del Quirinale e la bandiera del Presidente della Repubblica, continuando col fastigio bianchissimo e stonato dell’Altare della Patria, poi la un po’ meno stonata cupola quadrangolare della Sinagoga, poi innumerevoli campanili e altre cupole fino a San Pietro e, più su, lungo il dosso di Monte Mario, l’Osservatorio Astronomico.”

Mario Soldati in “El Paseo de Gracia”

Così erano arrivati i lupi

”Così erano arrivati i lupi. Si erano moltiplicati grazie all’errore di sottovalutarli, crederli bestie feroci ma primitive, confonderli con i pastori tedeschi, animali domabili, sfruttabili a propria convenienza. Non si sarebbero avvicinati alle case se il paese non fosse stato così affamato. Adesso non erano più soltanto i piccoli borghesi, gli invalidi, i lumpen e il sottobosco criminale a farsi irretire dalle camicie brune. A ogni fabbrica, magazzino, cantiere, altoforno che chiudeva o riduceva produzione e organico, la massa del proletariato si sfaldava. La fame era una cattiva consigliera, e la disperazione anche peggiore. La fame e la disperazione lavoravano per i fascisti e i loro sostenitori neanche più tanto occulti. Le signore dell’alta società già gareggiavano su chi riusciva a rimpinzare Hitler, alla faccia degli operai mandati sul lastrico dai loro consorti.”

Helena Janeczek in “La ragazza con la Leica”

Un mondo fatto di righe orizzontali

“Appartengo a quella parte dell’umanità – una minoranza su scala planetaria ma credo una maggioranza tra il mio pubblico – che passa gran parte delle sue ore di veglia in un mondo speciale, un mondo fatto di righe orizzontali dove le parole si susseguono una per volta, dove ogni frase e ogni capoverso occupano il loro posto stabilito: un mondo che può essere molto ricco, magari ancor più ricco di quello non scritto, ma che comunque richiede un aggiustamento speciale per situarsi al suo interno. Quando mi stacco dal mondo scritto per ritrovare il mio posto nell’altro, in quello che usiamo chiamare il mondo, fatto di tre dimensioni, cinque sensi, popolato da miliardi di nostri simili, questo equivale per me ogni volta a ripetere il trauma della nascita, a dar forma di realtà intellegibile a un insieme di sensazioni confuse, a scegliere una strategia, per affrontare l’inaspettato senza essere distrutto.”

Italo Calvino in “Mondo scritto e non scritto” ripreso come introduzione a “Sotto il sole giaguaro”

Un mondo sempre più ipocritamente religioso

“… un mondo sempre più ipocritamente religioso nel quale si invocano ogni giorno gli dei per giustificare guerre sante ed egemonie economico-militari.”

Manuel Vasquez Montalban parlando di “Millennio” in un’intervista a El País

Imparare le “Basi” per poi costruire le altezze

”per il signor Palomar impararsi un po’ di nomenclatura resta sempre la prima misura da prendere se vuole fermare un momento le cose che scorrono davanti ai suoi occhi.”

Italo Calvino in “Palomar”