"Ingegnere per vocazione, fotografo per passione"
 

“Il mio paesaggio” di Italo Calvino

Il mio paesaggio era qualcosa di gelosamente mio .., un paesaggio che nessuno aveva mai scritto davvero. (Tranne Montale, – sebbene egli fosse dell’altra Riviera, …) Io ero della Riviera di Ponente; dal paesaggio della mia città – San Remo – cancellavo polemicamente tutto il litorale turistico – lungomare con palmizi, casinò, alberghi, ville – quasi vergognandomene; cominciavo dai vicoli della Città vecchia, risalivo per i torrenti, scansavo i geometrici campi dei garofani, preferivo le «fasce» di vigna e d’oliveto coi vecchi muri a secco sconnessi, m’inoltravo per le mulattiere sopra i dossi gerbidi, fin su dove cominciano i boschi di pini, poi i castagni, e così ero passato dal mare – sempre visto dall’alto, una striscia tra due quinte di verde – alle valli tortuose delle Prealpi liguri. Avevo un paesaggio. Ma per poterlo rappresentare occorreva che esso diventasse secondario rispetto a qualcos’altro: a delle persone, a delle storie.

Italo Calvino nella sua presentazione di “Il sentiero dei nidi di ragno”

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