Via le auto dal centro, Moena è rinata

da L’Adige del 22 luglio 2009 (pagina 51)

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Caro Direttore, sono un affezionato turista che da circa quarant’anni frequenta con regolarità Moena. Quest’anno, risalendo la Valle di Fiemme per giungere al solito luogo deputato al soggiorno estivo, ho trovato la sorpresa della nuova strada ultimata, con conseguente modifica della viabilità locale. Ammetto che l’impatto, per chi da anni era solito attraversare Moena alla guida della propria auto, è stato un filo disorientante, ma è bastato poco per metterne a fuoco l’utilità: paese più vivibile, piazze tornate godibili, spazi finalmente restituiti al passeggio dei pedoni, aria più pulita. Già, perché da una ricerca datata ottobre 2005 era emerso che l’inquinamento di Moena nei pressi della strada principale era paragonabile a quello di Milano, con buona pace dei milanesi che fuggivano dalla città in cerca di salubrità. Per non parlare delle interminabili code nel centro cittadino, capaci di spazientire anche il più serafico dei villeggianti. Che si dovesse trovare una soluzione a queste criticità era, per un paese tra i più belli delle Dolomiti, abbastanza scontato. Peraltro di circonvallazione se ne parlava già nei primissimi anni della mia frequentazione. I vantaggi, a mio avviso, sono già visibili, e lo diverranno ancor di più nel mese di agosto, quando, come ogni stagione, i turisti ricominceranno ad affollare l’ameno borgo e a passeggiare tra le vie del centro. D’altronde alcune cassandre, quando anni fa si sperimentarono le prime chiusure dei centri storici alle auto, profetizzavano sciagure per le attività economiche interessate dalla regolamentazione del traffico. In realtà accadde esattamente l’opposto.

Luciano Locatelli Pizzighettone (Cremona)

Grazie alla chiusura del traffico di passaggio, Moena è rinata. Di colpo il paese è tornato a riprendere il suo volto autentico di splendida (fatata?) località dolomitica. Niente più code interminabili di auto, che avvelenano con i gas di scarico i passanti e gli indifesi villeggianti, scappati dalla città in cerca di aria pulita. Basta traffico, rumori, smog, rischio di investimenti, atmosfera caotica da città (con tanto di semafori e di vigili), invece che da amena località di villeggiatura. Eppure si è andati avanti così per anni, credendo che questo fosse ciò che i turisti volevano. Perché bloccare il traffico, creare zone pedonali interdette alle auto, liberare i centri storici dal transito veicolare sembrava andare contro la modernità e il progresso. E invece è proprio il contrario. C’è un assoluto bisogno, specie nei mesi estivi quando nelle località di villeggiatura la popolazione si moltiplica, di deviare il traffico delle auto fuori dai centri urbani e costringere la gente ad andare a piedi. Saranno gli ex automobilisti i primi a ringraziare, dopo magari qualche mugugno iniziale, per aver ritrovato il gusto di camminare nelle piazze e nelle strade, di aver riscoperto i paesi nella loro autenticità, di aver recuperato una dimensione umana, i rapporti con le persone, la lentezza dei movimenti e degli spostamenti. Chiudere i centri storici alle auto è ormai un passaggio obbligato. Gli stessi negozianti, timorosi di perdere clienti, si stanno ricredendo. Senza le auto, la gente frequenta di più le piazze e le vie, ed è più facile che si fermi ad acquistare, a bere una bibita al bar, a curiosare fra le vetrine. Dirottare le auto fuori dai paesi è un atto di civiltà, prima che di avvedutezza e lungimiranza. E anche di amore per la propria terra, per la propria storia, per la propria architettura e urbanistica, che finalmente vengono valorizzate e gustate, e non solo consumate di sfuggita come un qualunque prodotto usa e getta.

p.giovanetti@ladige.it

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